Archive for the ‘Turismo’ Category

Per chi resta a Napoli ad agosto.

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Sempre più napoletani nel mese di agosto rimangono a Napoli e la città si organizza per loro e per i tanti turisti che arrivano offrendo possibilità di svaghi e intrattenimenti.

Il programma estivo, infine, vede anche la collaborazione dell’assessorato allo Sviluppo, che ha effettuato uno screening degli esercizi commerciali e di ristorazione che resteranno aperti ad agosto, e in particolare la settimana di ferragosto; in quel periodo, verrà realizzata - in collaborazione con la Camera di Commercio - la terza edizione dell’iniziativa “Welcome Ferragosto” un servizio di visite guidate, animazione e informazioni turistiche che da venerdì 13 a mercoledì 18 agosto accoglierà i turisti e i napoletani offrendo un vademecum su come vivere al meglio la città in quei giorni.

Per ulteriori info: http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12822

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Guardare il mare dal Castel dell’Ovo.

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Porto greco prima, castrum romano poi, per la villa paradisiaca di Lucullo. Rumore di piatti e pentole, tripudio di profumi. Estasi di pranzi riccamente apparecchiati. Ci si affaccia da Castel dell’Ovo e si vede il mare. Da un balcone i tavoli dei ristoranti e bistrot del borgo. Di notte, alla luce dei piccoli lampioni e di qualche insegna, sembra perfino recuperare l’antico fascino: vechi amici, pescatori di totani e telline, narratori che riportano di donne, di carte, di lunghe bevute a ridosso del mare. Ancora una volta, come i bohèmien, gli avventurieri anarchici di fine Ottocento.

Il mare nostrum si apparecchia a tavola:pesci di ogni razza e misura, teoria di vongole, ostriche, ricci, cozze, cannolicchi, tartufi, datteri, telline, cacciole e mammarelle… bianco e gelato Greco di tufo o morbido e rosso Lacrima Christi. Ci si concede assaggi di cibi afrodisiaci in un’atmosfera esaltante e ricca di provocazioni, a filo di quel mare che, da sempre,sollecita e nutre tutti gli ardori dell’amore. Dal suo fondo arriva la danza nuziale più intensa che si possa immaginare, il canto epitalamico, la tarantella che batte tempi erotici: doppi sensi, rivalità, traversie da superare,accoppiamenti.Un intero ciclo di storie è dedicato al Guarracino che ieva pe’ mare, degno del più coraggioso Lancillotto, el più avventuroso dei Percival, che si contende l’amore per una sardella.

Dai fondali lussureggianti del golfo di Napoli , un minuzioso elenco di tutti i pesci oggi scomparsi, una danza filologica di specie marine estinte, madrine di un rito d’accoppiamento che passa dall’acqua alla tavola. La musica è una delle più belle e semplici tarantelle napoletane fatta per essere ripetuta innumerevoli volte, fino allo sfinimento dei danzatori. Una ballata voluttuosa che riproduce nelle figure il primo sguardo d’amore, il rifiuto verecondo, il consenso, la gelosia, la pace e i teneri sdegni, e le placide e tranquille ripulse, che tutto si risolve in slanci energetici e baccanti. Nella descrizione che fece Emmanuele Bidera, scrittore napoletano dell’Ottocento:”La contraddanza francese, il walzer tedesco, il bolero o il fandango spagnolo stanno innanzi alla tarantella come i barbari monumenti del Medioevo innanzi al Partenone venite a vedere la tarantella e confesserete che il popolo napoletano vi ha conservato quel bel ideale greco in questa “Psiche e Amore” ch’io ho veduto ballare quest’oggi…”.

Intorno a noi la montagna di tufo benedice quest’erotica perdizione. Nel ventre custodisce un uovo, fertile innesto del Virgilio Mago, che garantisce ogni protezione alla sua città.

Articolo tratto dal libro “101 cose da vedere a Napoli”.

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Fare il giro dell’obelisco di piazza del Gesù.

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Che questa piazza trasudi pensieri lo si sente già arrivandoci. Salendo da sotto, per via Calata Trinità Maggiore, ci si troverà davanti l’imponente obelisco dell’Immacolatella, appoggiato su uno sfondo di nero bugnato. Piccole punte di diamante che vengono fuori dalla facciata: una storia conosciuta e una storia nascosta, una raccontata sulle pagine dei libri, l’altra custodita sulla fronte di marmo del palazzo puntuto. Basta fissarla per qualche istante questa facciata del Gesù che Novello da San Lucano realizzò nel 1470, e come per magia lascerà emergere segni su segni, graffiti incomprensibili. Qualcuno racconta massoneria, qualcun altro dice essoterismo. Pare comunque che la città sia interamente tatuata di queste antiche rune. Qui è la sua anima indecifrabile e misterica, quella che affascina e tormenta fino a perdersi, quella bifronte che terrorizza e lascia senza fiato. A ogni lato illuminato ne corrisponde uno nero e la Madonna sull’obelisco a mezzo giro fatto diventa una figura di morte con falce e cappuccio, l’immagine s’imprime nella memoria.
Come un flusso sanguigno qualcosa di incomprensibile si muove tra questi vicoli. Troppo sangue che bolle, troppo ventre che rigurgita. Impossibile da ignorare. Memento mori, Napoli ne è piena: segni e simboli ricordano che la vita è caduca o solo che lontano da questa città il mondo muore? Il pieno e il vuoto,  il dentro e il fuori, la contraddizione con cui è intessuto ogni nervo. Vorrebbe forse ricordarci che non esiste un Paradiso senza diavoli, che la legge della natura è uguale o contraria? Due forze che si equilibrano, o che alterne cedono l’un l’altra. Spaccanapoli è il respiro che manca altrove. Un po’ roco, scuro, che a tratti tossisce, ma che non perde mai il soffio vitale. Impresso sul retro delle diecimila lire dell’86, il bugnato ha fatto il giro d’Italia portandosi dietro la strana storia di maledizione legata ai Sanseverino. Pipernieri, alchimisti, tagliapietre napoletani con sapienze esoteriche, avrebbero per errore invertito le posizioni delle pietre cariandole di energia negativa e condannando la famiglia ad un tragico destino. Da Antonello, capo della congiura dei baroni, a quel Ferrante marito di Isabella, con la quale condivise una giovinezza colta e felice, allievi del Tasso e dell’Aretino, destinati a una fine infelice perché convinti oppositori dell’Inquisizione spagnola e per questo nemici del più noto dei vicerè spagnoli, Don Pedro da Toledo. E poco importa se le pietre da collocare si debbano comunque segnare i qualche modo e se le punte sono marmi  e no piramidi capovolte: questa storia di mistero ben si lega a questa piazza e l’idea che il palazzo sia diventato nel 1584 una splendida chiesa barocca, con gesuiti tormentati, prima cacciati e poi rientrati, è solo un dettaglio in più. Tutto oltre questa facciata, come dice il Pontano, “altiera e rara” tanto che “difficilmente occhio vi giunge”.

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Snorkeling a Posillipo.

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Posillipo scioglie i dolori nel mare, medicamentosa, cullava i dispiaceri romani, leniva i tormentati pensieri epicurei. Pacifico ossimoro alla frenetica e voluttuosa Baia, era collegata, per utilità delle ville aristocratiche, da settecentosettanta metri di buio e umido traforo, intervallato solo per tre volte da enormi aperture di pietra. Dai finestroni, a picco sul mare, si distingue una rocciosa lingua di terra che, perpendicolare, si allunga dalla costa. Una forma di cavallo da cui nascono la baia di Badessa e quella di Trentaremi, dirupo da cui si lanciavano le donne disperate. Di fronte Nitida:la villa di Bruto, i complotti nel ’44, il Quoque tu, il riformatorio per minorenni. Omero racconta che Ulisse attraccò da queste parti su suggerimento di Circe. Nel libro delle evocazioni dei morti gli indica la via per discendere dagli Inferi. Il I secolo riempì la costa di sfarzose abitazioni, da Miseno a Punta Campanella, con piccoli porti, peschiere e ingressi privati al mare. Pausilipon (tregua dal dolore) era l’immensa villa di Publio Vedio Pollione, libero sostenitore di Augusto, che dava il nome alla collina. Un’area di circa nove ettari occupata da edifici, porticati,giardini: una residenza arricchita da impianti termali, ninfei e numerosi altri complessi non ancora identificati. Nel vallone della Gaiola, sono chiaramente visibili i resti del monumentale teatro, un’architettura che assecondava il naturale pendio del colle e conteneva oltre duemila spettatori, una grande vasca rettangolare in basso per l’orchestra e gli strabilianti giochi d’acqua. Poco distante si impiantò il piccolo odeon coperto. Dai frammenti della pavimentazione ancora visibili, si capisce che l’intera struttura era rivestita da marmi policromi. Verrone racconta che il cavaliere romano amava particolarmente allevare murene, una passione che lo rese temibile, soprattutto quando era solito nutrirle con le carcasse dei nemici. Sott’acqua si distinguono chiaramente i resti delle peschiere che le ospitavano, divise in scomparti. Polline amava tenerle divise per colore, come farebbe un pittore con la tavolozza.

A Posillipo, tanto è visitabile sopra, ma tanto è nascosto anche sotto. Il bradisismo vulcanico ha inghiottito la terra, lasciando sott’acqua l’intera città antica. Uno specchio di costa oggi compreso nell’area marina protetta del Parco Sommerso della Gaiola; un itinerario visitabile in barca a vela, passeggiando tra i ritrovamenti, o facendo snorkeling tra i percorsi geoarcheologici sommersi. Il CSI è il gruppo di biologi ricercatori (www.gaiola.org – tel. 081 5754465 / 081 5709949), che guida i viaggiatori attraverso insenature sconosciute del golfo, educando il turista allo sguardo responsabile dello studioso.

Articolo preso da “101 cose da fare a Napoli”.

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Napoli sott e n’gopp.

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Spesso si sente parlare di un’altra Napoli, dove l’altra potrebbe essere quella che è lì alla luce del giorno ma nessuno conosce, come il quartiere Sanità-Vergini, oppure quella che non si vede, la Napoli “sotterranea”.
L’associazione culturale Insolitaguida, continuando a perseguire lo scopo di far conoscere una Napoli fuori dagli schemi, propone per le domeniche ( 11 e 25 Aprile ore 11:00) una passeggiata narrata su due livelli che, come si evince dal titolo “Napoli, sott e n’gopp”, porterà alla scoperta di due Napoli: quella “solare” e quella “nascosta alla luce del sole”.

Il percorso farà riscoprire uno dei rioni partenopei più ricchi di storia ed arte: il rione Sanità- Vergini, utilizzato nel corso degli anni come sede per la costruzione di necropoli, ipogei e catacombe.
Dal punto di partenza, porta San Gennaro, ci inoltreremo nel pittoresco e tradizionale quartiere della Sanità, ove si avrà modo di mirare un patrimonio architettonico a molti sconosciuti arricchito da aneddoti di personaggi legati a questo quartiere; non dimentichiamoci che il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, è nato proprio quì. Durante il percorso, inoltre, si avrà modo di visitare la chiesa dei Padri della Missione, realizzata da Luigi Vanvitelli, dove tra affreschi trecenteschi è esposto un quadro tanto misterioso quanto bello.

E dopo la parte alla luce del sole l’itinerario continua nelle viscere di Napoli con la visita a spettacolari ipogei funerari arrivando fino a 12 metri di profondità. Si tratta dell’unico scorcio della necropoli greca di Neapolis fruibile ad oggi; un luogo dove si entra in  contatto diretto con la raffinatezza delle architetture rupestri delle tombe a camera, eloquente testimonianza del livello culturale ellenistico.

Prima di scendere però sarà proiettato un filmato che permetterà di meglio comprendere ed apprezzare lo scavo. Successivamente, i visitatori saranno introdotti all’Ipogeo dei Togati dove, potranno ammirare un particolare altorilievo, intagliato nel banco tufaceo, databile tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C..
Per prendere parte alla passeggiata (contributo di partecipazione 6 euro, previste agevolazioni per studenti, over 65 e CRAL convenzionati) è necessario prenotare chiamando il numero 338 9652288 oppure visitando il sito www.insolitaguida.it, ove è possibile consultare il calendario di tutte le iniziative organizzate. Alle date previste se ne aggiungeranno altre su richiesta di gruppi di almeno 10 persone.


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Il Maschio di Napoli.
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Il giorno del nostro primo anniversario di nozze mia moglie ed io ci siamo messi in auto senza una meta precisa, con l’unico desiderio di sfruttare al massimo quel po’ di tempo che la mia licenza e il suo giorno di ferie ci concedevano, visto che viviamo a più di 600 km di distanza durante tutta la settimana.

Dalle nostre parti è in uso la pratica dell’ “andarsi a fare un caffè a Napoli”, intendendo con questo che si parte dalla provincia di Taranto, dove abitiamo, si arriva in circa tre ore sulla costiera amalfitana, ci si fa un caffè, un giro in zona e via, si torna a casa in giornata.

Abbiamo preso quella direzione, trovandoci a Napoli dopo tre ore di chiacchiere e risate, volate in un batter d’occhio.

Guarda Napoli e poi muori” diceva una vecchia canzone, “Napule è mille culure“, “Napule è addore ‘e mare” cantava Pino Daniele.
Per descrivere al meglio questa città e la gente che la abita ci vorrebbero soltanto parole poetiche.
Io sicuramente non ne sono capace, ma voglio descrivervi quello che ci ha colpito maggiormente in questa nostra uscita, a parte il Vulcano che si staglia sulle mille case, il golfo che abbraccia la città donandole uno sfondo magicamente azzurro, la gente colorata e “pittoresca” che popola animatamente le vie, la “tazzulella e cafè” che non si può perdere una volta in città… Read the rest of this entry »

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UCLUB style!

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Uclub è un progetto tutto napoletano che unisce diverse figure specializzate nell’ambito dell’intrattenimento e nasce dall’idea di un gruppo di amici uniti dalla passione per la musica.

Uclub nasce ufficialmente nel gennaio 2010. Nei mesi precedenti all’uscita del gruppo si è spesso testato la validità dei componenti di Uclub tramite serate infrasettimanali in alcuni clubs napoletani. Le sinergie e la grande intesa nata tra i membri di Uclub hanno dato grande vitalità allo start up del progetto. In questo periodo di “rodaggio” svariati artisti ci hanno seguito ed hanno suonato nelle nostre serate per il solo gusto di appoggiare un piano ambizioso.

Uclub si propone di supportare gli artisti emergenti in un contesto territoriale frammentato come quello napoletano al fine di proporre la musica cooldancelectro (deep, soul&funk, minimal) tenendo fede a due variabili imprescindibili:
1. Musica di qualità (non commerciale ovvero di ricerca, prodotta da artisti emergenti)
2. Pubblico di qualità

Questo obiettivo trova espressione tramite one night a cadenza mensile nei clubs di capienza non superiore a 400 persone.

Il logo che rappresenta Uclub è il “cubo di Rubik“, non poteva essere altrimenti perchè la realtà Uclub è sfaccettata, intercambiabile, è un gioco, è colorata. Uclub siamo noi e voi, tutti diversi come la musica le passioni, le persone.

Curiosità: Il cubo di Rubik è il giocattolo più venduto della storia, con circa 300 milioni di pezzi venduti. Il suo inventore è di orgine ungherese.

Pagina FAN di facebook

www.uclub.it


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LOVE FLASH MOB - NAPOLI 14 FEBBRAIO 2010

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Un LOVE FLASH MOB in 5 città italiane: NapoliRomaPalermo, Bari e Milano, un mega bacio collettivo di 2 minuti, questa è l’idea nata dagli organizzatori dei Flash Mob Italiani delle rispettive città.

Quale giorno migliore per questo Love Flash Mob se non quello del 14 febbraio, giorno dell’amore, giorno di San Valentino, giorno dedicato a tutti gli innamorati!

In occasione di questo San Valentino 2010, Napoli onorerà questa ricorrenza scendendo in una sua “piazza”  che poi sarà svelata qualche giorno prima, alle ore 17:30, orario uguale per tutte le altre città. Ad un segnale tutti si baceranno per 2 lunghi minuti dando uno spettacolo unico e irripetibile.

Un modo semplice ed originale per festeggiare il giorno dell’amore, che unisce sia chi è innamorato sia chi ha voglia di innamorarsi e trovare la sua anima gemella.

Per tutte le info e per essere aggiornato su questa iniziativa iscriviti sul gruppo:

http://www.facebook.com/?ref=home#/group.php?gid=225215601177&ref=ts

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Le tradizioni del Natale Napoletano

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25:  Natale!


Chi è che non si è soffermato almeno una volta davanti al panorama mozzafiato della nostra enigmatica città? Silenziosa ed irraggiungibile come una donna addormentata, ai piedi di quello che è il simbolo per eccellenza di Napoli, il Vesuvio. Eppure negli ultimi anni è apparsa tutt’altro che assopita, ricca di cultura, suoni e colori davvero unici, nonostante momenti critici e ordinari, infatti quello che ci lasciamo alle spalle è un anno in cui non sono mancate ventate di aria  nuova, e ciò  che ci auguriamo e che ci facciano compagnia anche per i prossimi 365 giorni…

Insomma il nostro è un popolo intelligente, caparbio ed orgoglioso e soprattutto fiero delle proprie tradizioni, che continuano a radicarsi attraverso un eterno passaparola nell’animo di ogni napoletano, dal nuovo arrivato, all’anziano che con commozione come si dice a Napoli “vede un altro Natale”.

E sono proprio le tradizioni a muovere i turisti, che ogni anno popolano la città sfidando la  sua cattiva reputazione, pur di farsi travolgere almeno una volta dalla magica atmosfera di San Gregorio Armeno e il suo presepe, istantanea di una Luce speciale in arrivo nel mondo. E allora come poteva il cuore generoso dei napoletani  non fare del presepe un inno alla creatività e all’inventiva degli artigiani di San Gregorio. Quest’anno poi si sono davvero superati, al fianco infatti di esempi di sublime bellezza artistica , ci si ferma divertiti a guardare Berlusconi con la testa fasciata, o a scrutare senza paparazzi, la coppia più gettonata del gossip Clooney- Canalis. Nonostante il traffico e la folla senza uguali, una camminata per i vicoli del centro a Natale  non può mancare. Ma quello per cui finanziamenti e debiti non spaventano i più tradizionali, è una tavola trabordante di cibo“ per la Vigilia de lo Santo Natale ce vonne Vruoccoli zuffritti co l’alice salate, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle, o pure zuffritti co l’alice salate, anguille fritte, ragoste vollute co la sauza de zuco de limone, e uoglio e pure na cassuola de calamarielli”.  Allora ecco pesce acquistato durante “a nuttata”, che fanno le pescherie tra il 23 ed il 24 dicembre, e lì vongole, baccalà, capitone e cozze non hanno rivali, dolci tipici come Roccocò e Susamielli o come  gli immancabili Struffoli, che anche se di ottima produzione, non riescono a superare quelli fatti dalle proprie nonne. E poi minestra maritata, gallina in brodo, insalata di rinforzo e ancora, ancora e ancora. E poi anche se la stanchezza comincia a farsi sentire ecco comparire sulle tavole ceci e fagioli per l’immancabile tombolata. Un panaro e 90 numeri vi catapultano in tradizioni popolari antichissime e attraverso i nomi associati ad ogni numero, anche scurrilli, ci si trova immersi in un clima tipicamente da vicolo, dove i numeri gridati da un femminiello, diventavano protagonisti di una storia intessuta fino all’ultima votata rò panariello. Insomma, c’è una memoria in cui il sacro e il profano si confondono, che si fa spazio in un momento propizio come il Natale, per travolgere  la nostra stressante quotidianità  senza chiedere permesso, per poter riscattare tutte quelle  tradizioni che ci rendono  un po’ più umani e vicini e che rendono onore ad un proverbio, che racchiude tutta la filosofia dei napoletani e che dice: Meglio murì sazio che campà djuno”!

Miriam Casale

Per tutti voi che non siete mai stati a Napoli a Natale, godetevi questo video…

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Complesso monumentale San Lorenzo Maggiore

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La nostra città stupisce sempre… girando per il centro storico, mi sono imbattuto nello spettacolare Complesso monumentale San Lorenzo Maggiore, sopra San Gregorio Armeno.

VISITE  SPETTACOLO
Partiranno, da ottobre, le visite guidate al Complesso (aera archeologica e museo dell’opera). Assoluta novità di quest’anno saranno le visite spettacolo: attori in costume riproporranno scene e ambientazioni della antica città di Neapolis. Il Complesso ha così voluto sviluppare un’offerta culturale basata, anche, su fruizioni di tipo esperenziali. I visitatori saranno, quindi, accolti e guidati nell’antico mercato romano, rivivranno, grazie agli attori in costume, i colori, gli odori, i gesti, le pratiche e le tradizioni della Antica Roma.

MUSEO
Il Museo dell’Opera di San Lorenzo Maggiore allestito negli ambienti cinquecenteschi, si sviluppa intorno alla torre civica. Esso offre uno straordinario spaccato della storia di Napoli che abbraccia un arco temporale ampio 25 secoli, a partire dal periodo greco romano fino al ‘700/’800. Nel suo ordinamento scientifico e nel percorso della visita sono riflesse le stratificazioni storiche, presenti all’interno del Complesso. Il visitatore passa dalle testimonianze di epoca greca a quelle di epoca romana, repubblicana ed imperiale, dall’epoca-tardo antica a quella paleocristiana e poi bizantina, dall’alto medioevo e dalle civiltà Normanna e Sveva, a quella angioina e aragonese. Passando da un livello all’altro del museo, si risale idealmente nel tempo sino alle ultime sale che ospitano i pastori sette-ottocenteschi della prestigiosa collezione del convento. Una caratteristica peculiare, consiste nel fatto che le opere sono presentate nel contesto stesso di origine, allo scopo di favorire la corretta e completa comprensione di quanto esposto, ricomponendo fisicamente gli spazi in cui erano collocati e ricercando le stesse condizioni originarie di luce, le viste prospettiche e le finalità per cui erano state prodotte. Tale esigenza è tanto più avvertita quanto il contenitore museale è esso stesso uno spazio denso di storia.

SALE – Sala capitolare
Tra due quadrifore in tufo, attraverso un portale del XIV secolo, si accede ad un suggestivo ambiente con volte riccamente affrescate: è la sala Capitolare. Essa prende il nome dal Capitolo, ovvero una riunione di frati che qui si svolgeva, per conferire gli incarichi.
La sala capitolare è stata realizzata all’epoca della dominazione sveva (1234-1266). Le preziose decorazioni di questa sala sono attribuite a Luigi Rodriguez e furono realizzate nel 1608. esse raffigurano, con stile decorativo a grottesca, i frati dell’ordine dei Minori Conventuali che si sono distinti per particolari meriti religiosi e culturali. L’albero genealogico della gloria Francescano raffigura frati missionari e letterati oltre a coloro che sono divenuti cardinali, papi e santi.

SALA SISTO V
In fondo al chiostro, nell’angolo a destra, si può ammirare il chiostrino di epoca sveva, attraverso il quale si accede alla maestosa sala Sisto V, in passato sede del refettorio dei frati. Le volte sono interamente affrescate e creano un’atmosfera austera e intensa. Gli affreschi sono stati realizzati da Luigi Rodriguez e risalgono i primi anni del XVII secolo. Gli affreschi della volte rappresentano Le Sette Virtù Reali, circondate da Quattro Virtù Minori; ciò stava a significare che era meritevole di governare il regno solo chi faceva sue queste virtù. Più in basso vi sono affreschi che rappresentano le province del regno. La sala Sisto V nel 1442 divenne sede del Parlamento napoletano; essa fu teatro di eventi storici importantissimi, ne citeremo uno fra i tanti: Alfonso D’Aragona riconobbe qui il figlio Ferrante come proprio successore.

SCAVI
Il complesso archeologico oggi visitabile, risale all’età imperiale, mentre restano solo poche tracce riferibili al tempo della città greca. La visita comincia dal chiostro, al centro del quale si trova un pozzo sormontato dalla statua di San Lorenzo, di Cosimo Fanzago. Il chiostro fu ricostruito nel 1771, sull’area occupata da una struttura del XIV secolo. All’interno del chiostro che oggi visitiamo, sulla sinistra, possiamo osservare i resti di una tholos (struttura circolare) scendendo di circa 8 mt, il percorso archeologico sotterraneo si sviluppa su di una stradina (cardine), dove si possono osservare vari ambienti:
l’erario, dove vi era custodito il tesoro pubblico della città, dopo l’erario seguono nove botteghe di due ambienti ciascuno. In queste botteghe si possono osservare elementi delle attività commerciali ed artigianali svolte nel mercato, come ad esempio un forno, vasche per la tintura dei tessuti, ecc.
Alla fine del cardine, sulla destra, si giunge al criptoportico (mercato coperto), suddiviso in piccoli ambienti, ciascuno dei quali reca banconi in muratura, utilizzati per l’esposizione di merci. L’ultimo ambiente del portico comunica con un nuovo settore dell’area archeologica. Si entra in un grande ambiente a volta, in cui è visibile una movimentale opera idraulica risalente alla sistemazione tardo-ellenistica del mercato che serviva a incalanare il flusso delle acque in una situazione di forte pendenza. Accanto all’area della vasca si trova un complesso costituito da 3 grandi vani a volta comunicanti, con pavimento a mosaico ed una vasca-fontana, l’impluvium, nella stanza centrale. Nel raffinato complesso si può probabilmente riconoscere una schola, ossia un edificio destinato alle riunioni di associazioni religiose o commerciali. In tutto questo settore si osservano rifacimenti di paramenti murari di età tardo antica e medioevale.

www.sanlorenzomaggiorenapoli.it

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