Archive for the ‘Musica’ Category

La liutera napoletana: un pò di storia, tradizione e curiosità.

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Napoli è ben nota nel mondo per la antica tradizione di costruire eccellenti e ricercati strumenti a plettro o a pizzico come liuti, mandole, mandolini, mandoloncelli, chitarre, lire, etc. Strumenti a plettro e a pizzico delle famiglie Fabricatore, Filano, Vinaccia, Calace, così come quelli di tanti altri liutai napoletani, sono entrati nei musei di storia della musica in tutto il mondo e sono ricercati da professionisti e collezionisti sia per la raffinata e impeccabile fattura che per le straordinarie qualità sonore. E’ ben noto che dopo il ‘700, Napoli è stata culla di una lunga e costantemente viva tradizione liutaria nei secoli.

E’ ancora a Napoli che ai primi del ‘900 vengono per al prima volta realizzate e commercializzate le corde in acciaio per strumenti ad arco ad opera di Vincenzo Gagliano. L’accezione comune che la liuteria ad arco napoletana discenda direttamente da quella cremonese, essendo il capostipite della famiglia Gagliano, Alessandro, andato a bottega a Cremona dal “sommo” Stradivari, è “vera” ma imprecisa.

Infatti l’arte di costruire strumenti ad arco era già da tempo patrimonio di questa città e che il ritorno a Napoli di Alessandro Gagliano, avvenuto intorno al 1695, diede solo un nuovo e forte impulso alla nobile professione. I figli di Alessandro, Nicola, ed in particolare Gennaro, vengono comunemente considerati i veri antesignani della liuteria campana. Essi, insieme ai Ventapane, pur rifacendosi ai principi costruttivi cremonesi, furono capaci di imprimere agli strumenti caratteristiche di tale personalità ed originalità da essere considerati come di scuola indipendente.

L’influenza che queste due famiglie ebbero su chi continuò a lavorare il legno per produrre strumenti ad arco è evidente ma l’originalità (basti pensare ai vari Della Corte, Garani, Iorio, Obbo, Loveri, della famiglia Fabricatore, di Raffaele Trapani, di Verzella, del grande Postiglione e dei suoi discepoli, Desiato, Pistucci, Altavilla, Contino, etc.) è la caratteristica peculiare della scuola Napoletana frutto dell’indole del popolo campano.

E’ questo che crea infatti la differenza tra arte ed artigianato.
Mentre molti liutai di altre scuole si son rifatti, a volte pedissequamente, ai grandi maestri del ‘700 copiando con estrema precisione e fedeltà i loro strumenti, i liutai napoletani, nessuno escluso, sono
stati sempre capaci di introdurre nei loro modelli uno o più elementi personali ed originali. I liutai napoletani, anche se meno raffinati nell’esecuzione, hanno comunque sempre interpretato, più che copiato. Attribuire con certezza uno strumento ad un determinato autore è sempre stata prerogativa di esperti liutologi. L’etichette apposte all’interno dello strumento non e mai stata garanzia di autenticita, infatti queste, secondo una pratica diffusa in tutto il mondo liutario in ogni epoca, spesso sono state sostituite con dei falsi o con etichette di liutai con più alte quotazioni.

Tratto da: www.ernestodeangelis.net

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Ston’Are. In concerto Raiz degli Almamegretta.

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GIOVEDI 24 GIUGNO | RAIZ + Radincanto

La buona musica dal vivo passa per Ston’Are. Un nuovo appuntamento voluto dall’Arenile Realod, Bluestone e Mutiny Republic. Ogni giovedì set acustici dei migliori artisti italiani e band di livello internazionale. Secondo appuntamento con Raiz. Un esclusivo live acustico che riprende un progetto, Musica Immaginaria Mediterranea, che nasce dall’incontro tra Raiz e il gruppo barese Radicanto. La voce storica degli Almamegretta, estrae dalla valigia che lo accompagna nel suo viaggio, gli strumenti della tradizione, per raccontare un pentagramma di mediterraneo, poesia e immaginazione. La musica senza passaporto e l’immagine di una Napoli di sangue e speranza, di tradizione e dolore, di canto e passione. Un ritorno alla melodia e alla parola che prescinde dal tempo del reggae.

Napoli
via Coroglio 14/b
Arenile Realod
Info Line 081 0199156


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Il video di “No Woman” (Jovine).

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Il 23 febbraio, al Kinky di Vico della Quercia, la presentazione del nuovo, attesissimo, video di Valerio Jovine. Dopo Sto in Love e Il Mondo è Fuori è giunto quindi il momento di No Woman, il terzo singolo, tratto da “Il mondo è fuori”, l’ultimo album dell’artista napoletano che ha riscosso già numerosi successi tra pubblico e critica.


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UCLUB style!

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Uclub è un progetto tutto napoletano che unisce diverse figure specializzate nell’ambito dell’intrattenimento e nasce dall’idea di un gruppo di amici uniti dalla passione per la musica.

Uclub nasce ufficialmente nel gennaio 2010. Nei mesi precedenti all’uscita del gruppo si è spesso testato la validità dei componenti di Uclub tramite serate infrasettimanali in alcuni clubs napoletani. Le sinergie e la grande intesa nata tra i membri di Uclub hanno dato grande vitalità allo start up del progetto. In questo periodo di “rodaggio” svariati artisti ci hanno seguito ed hanno suonato nelle nostre serate per il solo gusto di appoggiare un piano ambizioso.

Uclub si propone di supportare gli artisti emergenti in un contesto territoriale frammentato come quello napoletano al fine di proporre la musica cooldancelectro (deep, soul&funk, minimal) tenendo fede a due variabili imprescindibili:
1. Musica di qualità (non commerciale ovvero di ricerca, prodotta da artisti emergenti)
2. Pubblico di qualità

Questo obiettivo trova espressione tramite one night a cadenza mensile nei clubs di capienza non superiore a 400 persone.

Il logo che rappresenta Uclub è il “cubo di Rubik“, non poteva essere altrimenti perchè la realtà Uclub è sfaccettata, intercambiabile, è un gioco, è colorata. Uclub siamo noi e voi, tutti diversi come la musica le passioni, le persone.

Curiosità: Il cubo di Rubik è il giocattolo più venduto della storia, con circa 300 milioni di pezzi venduti. Il suo inventore è di orgine ungherese.

Pagina FAN di facebook

www.uclub.it


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Jovine - Il Mondo è Fuori

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Finalmente è uscito il nuovo album di Jovine, Il Mondo è Fuori.

“Il Mondo è Fuori”, album ” Reggae” condiviso con molti dei loro amici musicisti, da Zulu’ e JRM ( 99 Posse) in ” Tu chi sei?”, a Tony Esposito nel primo singolo ” Sto in Love” , “No Woman ” con Mr Cico, voce degli Aretuska, presente pure in ” Guarda la Paranza” insieme a due percussionisti d’eccezione alla voce, Ciccio Merolla e da Bahia Itaiata de Salsa e i due fratelli Reddog e BoomBuzz,voci dei FunkyPusherz e di Torreggae Sound, Miase voce di PignataroMassive su “1000 Se”, il duetto con uno dei più forti Rapper Italiani, direttamente da San Gaetano Speaker Cenzou ospite su ” Passann pe’lla’”, da Roma i CorVeleno su “Ideale”, e “Contrabbandieri Dammore” insieme a Don Skal e Jah Sazzah rispettivamente tastiere e batteria degli Aretuska.

1) Il Mondo è Fuori
2) Sto in Love feat. Tony Esposito
3) Tu chi sei? feat. Zulu’ e Jrm
4) Guarda ” La Paranza” feat. Cico, Reddog e BoomBuzz, Ciccio Merolla, Itaiata de Salsa
5) No Woman feat. Cico
6) Sient feat. Boom Buzz
7) Passann pe’lla’ feat. Speaker Cenzou….
8) 1000 Se feat. Miase pignataro Massive
9) Freeyourself
10) Ideale feat. Cor Veleno
11) Prima di….
12) Com’è dolce questa Sera
13) Contrabbandieri Dammore feat Don Skal e Jah Sazzah( Aretuska)

Per acquistare on-line l’album, vai su www.jovineshop.it

E ora godiamoci il video…


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Napoli Contemporanea raccontata dalla voce di Edoardo Bennato

 

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Napoli, da sempre, è teatro e set cinematografico, ad ogni angolo, vicolo o piazza.
Fucina di talenti, metropoli che ha generato personaggi straordinari nel capo della musica, teatro e dell’arte in genere.

Artisti come Eduardo, Totò e Troisi non sarebbero mai stati così immensi se non fossero stati figli di questa terra partenopea, che è un po’ Sud America e un po’ New York, ma comunque unica la mondo.

Una città che ha ispirato e continua ad ispirare ogni giorno artisti di tutti i campi,basti pensare a grandi registi come Vittorio De Sica e Francesco Rosi, ai tanti musicisti che l’hanno raccontata ai poeti.
Questa città che si odia e si ama nello stesso tempo, è senz’altro la capitale del Sud e odereidire del mediterraneo e quindi è la più appropriata per rappresentarli.

Anche l’interland e la periferia hanno le loro peculiarità, le loro pulsioni e le loro prerogative, sia per quanto la bellezza naturale cia per le diverse espressioni di arte antica e contemporanea.

Ho provato a raccontare Napoli dal punto di vista della contemporaneità, della modernità e innovazione, dei fermenti d’arte. Per questo mi sono soffermato sui Musei come il MADRE, l’Hermann Nitsch, sul Plart, il primo museo della plastica che c’è in Italia, ma anche su lacune nuove stazioni dell’arte della metropolitana come quella di Giugliano, l’ultima ad essere stata inaugurata. Ho provato, insomma, a mostrare una Napoli diversa. Una Napoli da scoprire.
Articolo di Edoardo Bennato


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Il ritorno dei 99 POSSE

 

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Sabato 12 settembre 2009 PIAZZA MERCATO di Napoli, il ritorno… il concerto dei 99 posse.

A sette anni di distanza dall’ultima esibizione dal vivo torna la 99 Posse.
La band napoletana sarà in tour a settembre nelle principali città italiane, presentando un brano inedito che affiancherà il repertorio tradizionale.

La formazione vede Luca Zulù Persico alla voce, Massimo Jrm Jovine al basso, Marco Messina alle macchine, Sascha Ricci alle tastiere, accompagnati da Claudio Klark Kent Marino alla batteria, Gennaro de Rosa alle percussioni e Peppe Siracusa alla chitarra

Dal 5 gennaio del 2002, quando la 99 Posse tenne il suo ultimo concerto a Napoli, molte cose sono cambiate. Il gruppo ritrova un’Italia in piena emergenza democratica ed economica, un Paese in declino nel quale si sperimentano inedite politiche repressive che alimentano nel corpo sociale sempre più frequenti episodi di razzismo e intolleranza.

I severi richiami dell’Onu sui respingimenti di massa, le ronde che rievocano la polizia di partito, l’assenza di misure di sostegno per precari, disoccupati, immigrati e lavoratori a basso reddito, le leggi razziali, le offese di esponenti politici della Lega ai cittadini napoletani, rendono bene l’idea del lager a cielo aperto nel quale le destre padane e nazionali vogliono trasformare l’Italia.

In questa situazione la voce di una band che si è sempre schierata dalla parte dei più deboli e dei meno garantiti vuole tornare a essere un punto di riferimento per tutti quelli che non si stancano di sognare e lottare per un mondo diverso e migliore. Per i vecchi fans, per i tanti giovani e giovanissimi che non hanno mai visto i 99 Posse dal vivo, ma che continuano a garantire al gruppo un seguito da culto, come testimoniano le decine di pagine e le migliaia di adesioni alle stesse sui più popolari social networks.

Anche la scena musicale è stata interessata da enormi cambiamenti in questi anni. La crisi della discografia, legata soprattutto all’incapacità delle etichette di elaborare nuovi modelli di business in linea con i mutamenti tecnologici; l’esplosione dei programmi televisivi che illudono migliaia di giovani artisti e garantiscono, nel migliore dei casi, una notorietà usa e getta, sono i segni più evidenti dei mutamenti avvenuti e in corso d’opera.

Di conseguenza per i gruppi cosiddetti indipendenti, quelli che privilegiano tematiche sociali e politiche nella propria produzione musicale, è diventato molto più difficile emergere e arrivare al grande pubblico. Per questo il ritorno della 99 Posse assume i caratteri di una scommessa, di un azzardo che si auspica proficuo, quello di un gruppo che canterà canzoni scomode senza giri di parole, testando anche i livelli di tolleranza nell’Italia dei nostri giorni, per riprendersi il posto che merita nella scena musicale nazionale.

Articolo preso da novenove.it


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Tu vuo fa’ l’ Americano

 

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Scritta nel 1956 in collaborazione con Nisa (Nicola Salerno), destinato a diventare il suo paroliere di sempre, “Tu vuo’ fa’ l’americano” è la versione napoletana del mito degli Usa, il ritratto ironico di un giovane che si atteggia a yankee, comico e brillante, dal ritmo travolgente, tra swing e jazz made in Italy. Il successo della canzone è immediato e resterà nella storia. Il direttore della Ricordi Rapetti aveva commissionato a Carosone e Nisa dei pezzi per una gara radiofonica e, appena letto il testo di “Tu vuò fa l’americano”, il musicista si mise al pianoforte e cominciò a suonare. “La canzone nacque in un quarto d’ora, di getto, una vera bomba, eravamo tutti come impazziti - ha affermato Carosone - Capimmo immediatamente che sarebbe stato un grandissimo successo”. Come previsto, il brano girò il mondo; nel film “La baia di Napoli” di Melville Shavelson del 1960 Sofia Loren canta “Tu vuo’ fa’ l’americano” in coppia con Clarke Gable. La canzone, interpretata da Fiorello, figura nella colonna sonora del film “Il talento di Mister Ripley” di Anthony Minghella del 1999.

Puorte’ o’ cazone cu’ ‘nu stemma arreto,
‘na cuppulella cu ‘a visiera aizata.
Passe scampanianno pè Tuleto
comme a’ nu guappo pe’ te fa guardà!
Tu vuò fa l’americano!
“mmericano! mmericano!”
Siente a me, chi t’ho fa fa?
Tu vuoi vivere alla moda
ma si bive “Wisky and soda”
po’ te siente ‘e disturbà.
Tu abballe ‘o “Rocco Roll”
tu giochi al “basebal”
ma ‘e solde pe’ Camel
chi te li dà?..
La borsetta di mammà!
Tu vuò fa l’americano
“mmericano! mmericano!”
ma si’ nato in Italy!
Siente a mme, nun ce stà niente a ffa
Okay, napolità!
Tu vuò fa l’american!
Tu vuò fa l’american!
Comme te po’ capì che te vò bene
si tu le parle ‘mmiezzo americano?
Quando se fa l’amore sott’a luna
comme te vene ‘capa e di “I love you!?”


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Jovine ” Sto in Love ” feat. Tony Esposito
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Grande JOVINE… prima di tutto sono dei grandi musicisti, poi sono dei grandi amici, insieme abbiamo sempre riempito lo storico concerto dell’Arci Napoli del 25 aprile a Piazza del Gesù Nuovo a Napoli.

Sto in love” , il nuovo video e singolo di Jovine con Tony Esposito (storico Percussionista di Pino Daniele) girato a Ibiza ( Spagna), che precede l’uscita dell’album “Il Mondo è Fuori“.


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Munastero ‘e Santa Chiara… (versi di Galdieri - musica di Barberis)

 

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Ma che bella la musica napoletana…. Scritta nel 1945, “Munasterio ‘e Santa Chiara” fu proposta da Giacomo Rondinella nella rivista di Galdieri, autore del testo, “Imputato alziamoci” con Totò, Anna Magnani, Alberto Sordi e Peppino De Filippo. Il brano canta il desiderio di tornare a Napoli dopo la guerra e, allo stesso tempo, la paura di trovare solo distruzione (alle macerie dell’antica chiesa di Santa Chiara allude il titolo), sulla melodia lenta composta da Alberto Barberis. La devastazione lasciata dai bombardamenti non è solo quella delle strade, dei palazzi, ma è anche quella dei costumi, del “core”, motivo centrale della canzone napoletana, di cui Galdieri testimonia qui la fine. “Munasterio ‘e Santa Chiara” ottenne un immediato successo in Italia ed all’estero, divenendo un classico del repertorio dei più grandi interpreti della canzone napoletana. Roberto Murolo incluse il brano nel suo lavoro “Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea”, dodici trentaré giri incisi tra il 1963 e il 1965.

 


 

 

Munastero ‘e Santa Chiara…

IDimane ?… Ma vurria partì stasera !
Luntano no… nun ce resito cchiù !
Dice che c’è rimasto sulo ‘o mare,
che ‘o stesso ‘e primma… chillu mare blu !

Munastero ‘e Santa Chiara…
tengo ‘o core scuro scuro…
ma pecché, pecché ogne sera
penzo a Napule comm’era, penzo a Napule comm’è ?

Funtanella ‘e Capemonte…
chistu core mme se schianta
quano sento ‘e dì d’ ‘a ggente
ca s’è fatto malamente, ’stu paese… ma pecché ?

No… nun è overo ! No… nun ce crero
E moro pe’ ’sta smania ‘e turnà a Napule…
ma ch’aggia fa… mme fa paura ‘e ce turnà !
 

IIPaura ? … Si… Se fosse tutto overo ?
Se ‘a ggente avesse ditto ‘a verità ?
Tutt’ ‘a ricchezza ‘e Napule… era… ‘o core !
Dice… ch’a perzo pure chillu llà !

Munastero ‘e Santa Chiara…
‘nchiuse dint’a quatto mura,
quanta femmene sincere
si perdevano n’ammore, se spusavano a Gesù.

Funtanella ‘e Capemonte…
mò si perdono n’amante
gia ne teneno ‘ati cciento…
ca ‘na femmena nnucente - dice ‘a ggente - nun c’è cchiù.

No… nun è overo ! No… nun ce crero
E moro pe’ ’sta smania ‘e turnà a Napule…
ma chaggia fa… mme fa paura ‘e ce turnà !

Munastero ‘e Santa Chiara…
tengo ‘o core scuro scuro…
ma pecché, pecché ogne sera
penzo a Napule comm’era,
penzo a Napule comm’è ?


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