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Il Consorzio Antiche Botteghe. Piazza Mercato.
Posted by: grandenapoli in Blog, Curiosità, Da non perdere, Tradizioni on luglio 20th, 2010

Il Consorzio Antiche Botteghe (www.anitchebotteghe.it) di Piazza Mercato è un ambizioso progetto che nel dicembre 2006 ha riunito gli imprenditori della storica zona commerciale del mercato a Napoli. Un quartiere che dall’inizio del secolo ha rappresentato il luogo degli scambi commerciali che coinvolgeva tutto il sud Italia e che oggi appare dimenticato ma sempre vitale e voglioso di ritornare ai vecchi fasti. Le aziende che fanno parte del Consorzio Antiche Botteghe sono tra le più antiche di Napoli. Ex artigiani, fabbricanti e commercianti tramandano di generazione in generazione la professionalità e le antiche competenze.
Tra i risultati raggiunti nel 2010 è importante segnalare la partecipazione di una delegazione di 8 aziende alla Fiera della Casa in uno stand che ha voluto ricreare la Piazza in uno dei padiglioni della Fiera. Tra i partecipanti aziende storiche come Federico Tolino (www.federicotolino.com) per i tendaggi e le passamanerie, Pellone Ricami (www.paginegialle.it/pellonericami) per la biancheria e Viesse Home per i corredi (www.viessehome.com).
Tendaggi Napoli
Tende Napoli
Passamanerie Napoli
www.federicotolino.com
Il wifi a Napoli si chiama WIMO.
Posted by: grandenapoli in Blog on luglio 14th, 2010

Il WiFi sbarca a Napoli con un’idea tutta napoletana che promette la libera connettività in mobilità.
Si tratta di un progetto ambizioso che consente agli utenti di collegarsi gratuitamente ad internet con il proprio smartphone in modalità wireless utilizzando la connessione ADSL resa disponibile da uno sponsor pubblico o privato (pub, bar, librerie, università).
La copertura WiFi del tessuto metropolitano è già realtà in molte città europee e Napoli non poteva essere da meno, nonostante le leggi particolarmente restrittive che hanno fortemente rallentato lo sviluppo di tali tecnologie in Italia.
A differenza di altri sistemi, Wimo consente agli utenti di accedere con le stesse credenziali personali da qualunque punto di accesso della sua rete, distribuita sull’intero territorio nazionale.
Siamo lieti di quest’iniziativa poiché anche noi siamo animati dalla convinzione che la diffusione dell’accesso alla rete rappresenti un motore di sviluppo culturale, sociale ed economico. Garantire la possibilità di accesso ad Internet in contesti collettivi, consente di compiere un passo in avanti verso la condivisione dell’informazione e della conoscenza.
Snorkeling a Posillipo.
Posted by: grandenapoli in Blog, Da non perdere, Turismo on aprile 27th, 2010

Posillipo scioglie i dolori nel mare, medicamentosa, cullava i dispiaceri romani, leniva i tormentati pensieri epicurei. Pacifico ossimoro alla frenetica e voluttuosa Baia, era collegata, per utilità delle ville aristocratiche, da settecentosettanta metri di buio e umido traforo, intervallato solo per tre volte da enormi aperture di pietra. Dai finestroni, a picco sul mare, si distingue una rocciosa lingua di terra che, perpendicolare, si allunga dalla costa. Una forma di cavallo da cui nascono la baia di Badessa e quella di Trentaremi, dirupo da cui si lanciavano le donne disperate. Di fronte Nitida:la villa di Bruto, i complotti nel ’44, il Quoque tu, il riformatorio per minorenni. Omero racconta che Ulisse attraccò da queste parti su suggerimento di Circe. Nel libro delle evocazioni dei morti gli indica la via per discendere dagli Inferi. Il I secolo riempì la costa di sfarzose abitazioni, da Miseno a Punta Campanella, con piccoli porti, peschiere e ingressi privati al mare. Pausilipon (tregua dal dolore) era l’immensa villa di Publio Vedio Pollione, libero sostenitore di Augusto, che dava il nome alla collina. Un’area di circa nove ettari occupata da edifici, porticati,giardini: una residenza arricchita da impianti termali, ninfei e numerosi altri complessi non ancora identificati. Nel vallone della Gaiola, sono chiaramente visibili i resti del monumentale teatro, un’architettura che assecondava il naturale pendio del colle e conteneva oltre duemila spettatori, una grande vasca rettangolare in basso per l’orchestra e gli strabilianti giochi d’acqua. Poco distante si impiantò il piccolo odeon coperto. Dai frammenti della pavimentazione ancora visibili, si capisce che l’intera struttura era rivestita da marmi policromi. Verrone racconta che il cavaliere romano amava particolarmente allevare murene, una passione che lo rese temibile, soprattutto quando era solito nutrirle con le carcasse dei nemici. Sott’acqua si distinguono chiaramente i resti delle peschiere che le ospitavano, divise in scomparti. Polline amava tenerle divise per colore, come farebbe un pittore con la tavolozza.
A Posillipo, tanto è visitabile sopra, ma tanto è nascosto anche sotto. Il bradisismo vulcanico ha inghiottito la terra, lasciando sott’acqua l’intera città antica. Uno specchio di costa oggi compreso nell’area marina protetta del Parco Sommerso della Gaiola; un itinerario visitabile in barca a vela, passeggiando tra i ritrovamenti, o facendo snorkeling tra i percorsi geoarcheologici sommersi. Il CSI è il gruppo di biologi ricercatori (www.gaiola.org – tel. 081 5754465 / 081 5709949), che guida i viaggiatori attraverso insenature sconosciute del golfo, educando il turista allo sguardo responsabile dello studioso.
Articolo preso da “101 cose da fare a Napoli”.
Il Maschio di Napoli.
Posted by: grandenapoli in Blog, Da non perdere, Turismo on aprile 8th, 2010

Dalle nostre parti è in uso la pratica dell’ “andarsi a fare un caffè a Napoli”, intendendo con questo che si parte dalla provincia di Taranto, dove abitiamo, si arriva in circa tre ore sulla costiera amalfitana, ci si fa un caffè, un giro in zona e via, si torna a casa in giornata.
Abbiamo preso quella direzione, trovandoci a Napoli dopo tre ore di chiacchiere e risate, volate in un batter d’occhio.
“Guarda Napoli e poi muori” diceva una vecchia canzone, “Napule è mille culure“, “Napule è addore ‘e mare” cantava Pino Daniele.
Per descrivere al meglio questa città e la gente che la abita ci vorrebbero soltanto parole poetiche.
Io sicuramente non ne sono capace, ma voglio descrivervi quello che ci ha colpito maggiormente in questa nostra uscita, a parte il Vulcano che si staglia sulle mille case, il golfo che abbraccia la città donandole uno sfondo magicamente azzurro, la gente colorata e “pittoresca” che popola animatamente le vie, la “tazzulella e cafè” che non si può perdere una volta in città… Read the rest of this entry »
Flash Mob Napoli “60 sec contro la camorra”
Posted by: grandenapoli in Blog, Curiosità, Video on dicembre 15th, 2009

Napoli, 8 dicembre 2009, Piazza del Gesù.
Mille imprevisti mille emozioni!
Avevamo organizzato tutto alla perfezione, calcolando i minimi particolari, ma poi: la messa del Cardinale Sepe, per celebrare la solennità dell’Immacolata Concezione non finisce all’ora prevista, le 2 trombe non funzionano, cominciava a piovere, diciamo che peggio di così non poteva andare… Che facciamo? Proviamo?
Dal terzo piano del palazzo principale di piazza del Gesù alle 13:22, dopo un leggero suono di tromba, vediamo i primi corpi buttarsi a terra come sparati da cecchini, in pochi secondi la piazza era coperta da corpi… 13:23 ancora un suono di tromba, il risveglio con un applauso liberatorio e spontaneo.
Come scrive flashmobnapoli.spaces.live.com: quanti ne eravamo non lo so; in questi casi non è il numero che conta, ma l’importante è aver smosso qualcosa nella coscienza, nell’animo e nello spirito dei napoletani. 60 secondi hanno lasciato il segno! L’azione ha riscosso molto successo tanto da comparire nei siti delle più famose testate giornalistiche (come Il Mattino, RaiNews24 e TGcom), dell’agenzia di stampa per eccellenza (ANSA) e in un servizio del TG2 nazionale e del TG3 locale.
Un grazie particolare, per la riuscita di questo flash mob, va a : Miriam Casale di cocaonline.it, Michele Langella di radioondapazza.it e Arci Napoli
Gli organizzatori: Sergio Noviello, Alessandro Tolino, Francesco Paone, Claudia Foglia, Elisabetta Campo e Claudio Cerchietto.
Le catacombe di San Gennaro, un tesoro di fede e storia.
Posted by: grandenapoli in Blog, Da non perdere, Storia, Tradizioni, Turismo, Video on settembre 22nd, 2009

Le antiche aree cimiteriali devono il loro nome al fatto che vi furono custodite le reliquie del santo e le spoglie dei primi vescovi della città. Due le basiliche che compongono il primo livello.
Le catacombe di San Gennaro sono antiche aree cimiteriali sotterranee che risalgono al II secolo e rappresentano il più importante monumento del Cristianesimo a Napoli. Devono il loro nome al fatto che ne V secolo per volere dell’allora vescovi di Napoli, vi vennero trasferite le reliquie di San Gennaro. All’interno di queste catacombe si trovano le sepolture dei primi vescovi della città. La struttura consiste in due piani:il piano superiore è composto da due ambienti, una cupola decorata da affreschi e due basiliche, chiamate dei Vescovi e Basilica Maior; il piano inferiore era un antico sepolcro gentilizio dotato di un fonte battesimale risalente all’VIII secolo.
L’ingresso alle catacombe è collocato attualmente nei pressi della Chiesa dell’Incoronata a Capodimonte ed è dotato di una scala che conduce direttamente al livello del secondo piano; qui vi è visibile il più antico ritratto conosciuto del santo Gennaro, risalente al V secolo, che raffigura il martire tra una bambina e una donna e con il capo sormontato dalla scritta Sancto Martyri Januario. Nel successivo ambulacro ci sono due affreschi che raffigurano la Defunta Bitalia orante e i Ss. Pietro e Paolo, pur essi del V secolo, come pure allo stesso periodo sono databili gli altri due affreschi posti in uno dei cubicoli, San Paolo e il defunto Lorenzo e San Pietro con una figura reggente una corona. Superata un’area cimiteriale scavata nel tufo, i resto di una struttura basilicale del VI secolo recano residui delle raffigurazioni su di una volta a botte dei primi 14 vescovi napoletani. Nella cosiddetta Cripta dei Vescovi, vi sono dei pregevoli mosaici del V secolo con raffigurazioni di vescovi, uno di essi forse raffigura Quodtvultdeus, vescovo di Cartagine, cacciato dal re vandalo Genserico, giunto fortunosamente per mare a Napoli e sepolto nelle catacombe. Al piano inferiore si può entrare nella basilica ipogea di Sant’Agrippino, con un altare dietro il quale erano stipate in un’urna le reliquie del santo ed era posta la cattedra episcopale, mentre alle pareti sono presenti dipinti del IX secolo. L’ambiente forse più interessante di tutto il complesso catacombale è il vestibolo della catacomba inferiore, ottenuto sull’originario ipogeo gentilizio e di cui restano quattro interi sarcofagi scavati nel tufo; il soffitto è decorato con pitture di derivazione dallo stile pompeiano del II secolo mentre al centro dell’ambiente vi è il battistero del 762. Nel cosiddetto Cubicolo di San Gennaro dove fu deposto il santo patrono, presenta pareti a tre strati di intonaco sovrapposti, sul più recente dei quali sono raffigurati San Gennaro e San Procuro, diacono di Pozzuoli. Il sito, in Via Capodimonte 13, è aperto al pubblico e la visita, permessa a partire da due visitatori, è sempre guidata dal personale addetto.
Le catacombe si trovano a Napoli in via Capodimonte 13, tel. 081.7443714
Il miracolo di San Gennaro. Fede, mistero e tradizione.
Posted by: grandenapoli in Blog, Curiosità, Da non perdere, Storia, Tradizioni on settembre 21st, 2009

Il patrono protettore di Napoli è ormai un punto fermo nel panorama partenopeo. Il suo vero nome era Ianuario. Discendeva infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria, sacra al bifronte dio Giano. Il nome Gennaro, che era in realtà il suo cognome, deriva dalla trasformazione napoletana di Ianuario. Il suo nome di battesimo, stando a fonti non ufficiali, fu Procolo.
Trovò il martirio per ordine del giudice anticristiano Dragonzio quando nella prima metà del III secolo, in piena persecuzione cristiana da parte di Diocleziano, San Gennaro vescovo di Benevento si recò a Pozzuoli per fare visita ai fedeli.
Il suo sangue oggi è custodito in due piccoli balsamari vitrei e di aspetto diverso databili ai primi decenni del IV secolo. Sono tre le date in cui si aspetta il ricorrente prodigio: la vigilia della prima domenica di maggio (prima translazione), il 16 dicembre (anniversario dell’eruzione vesuviana del 1631) e il 19 settembre (data del martirio). I tempi della liquefazione del sangue variano. L’attesa può durare qualche secondo, ore o giorni. Per i fedeli questo non conta, pregano perché ciò avvenga. Si sa, i napoletani sono superstiziosi e se il miracolo dovesse ritardare o non avvenire, credono porti male. Se si anticipa, invece, è festa. E come non dargli ragione se si torna indietro al 1980. In quell’anno, per i fedeli, il ritardo del miracolo annunciò il catastrofico terremoto del 23 novembre. Ma, tra fuoriprogramma e liquefazioni mancate, non sempre la reliquia più cara ai napoletani si comporta secondo attese. Il 17 dicembre 2006 infatti il Santo lasciò con un nulla di fatto la trepidante folla che attendeva la liquefazione di turno. Conclusa la messa, in quell’occasione, non si potè fare altro che riporre l’ampolla al suo posto tra la delusione dei fedeli che attendevano il tanto acclamato miracolo. Rispetto a questo caso, però, non ci sono ipotesi ufficiali sulle conseguenze. Andarono diversamente le cose nel maggio 2004 quando il miracolo si fece aspettare per un giorno. Nel febbraio 2005 invece il miracolo avvenne ben due mesi d’anticipo rispetto alla data prevista, che era la prima domenica di maggio. Probabilmente quella volta il Santo apprezzò la presenza di un folto gruppo di Comunione e Liberazione per la messa.
Il miracolo di San Gennaro ha le radici lontane. La prima notizia certa sulla liquefazione risale al 17 agosto 1389, per la festa dell’Assunta il partito filoavignonese indisse grandi festeggiamenti cittadini per accogliere un’ambasceria proveniente da Avignone, nel corso dei quali vi fu anche l’esposizione pubblica della reliquia del sangue di San Gennaro. La cronaca racconta che il sangue si era liquefatto come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo dando l’impressione che il miracolo stesse avvenendo per la prima volta. Da allora il culto si andò intensificando sempre più portandosi con sé credenze popolari e superstizioni. Ogni anno si aspetta il miracolo di San Gennaro e Napoli in pompa magna si prepara a festeggiarlo con fuochi d’artificio sparati appositamente per l’occasione.
La paranza
Posted by: grandenapoli in Blog, Cucina Napoletana on settembre 4th, 2009

La frittura di paranza è una frittura di pesce di piccolo taglio, molto diffusa nella cucina napoletana, ma anche in altre parti d’Italia.
Il termine paranza deriva dalla voce meridionale paro, paio, e sta ad indicare due barche che procedono in coppia per pescare a strascico. Oggi, sempre più spesso, si tende ad identificare con tale termine un unico e determinato esemplare d’imbarcazione, invece che due. Nel gergo marinaro la distinzione è stata sempre netta: si chiamava “barca”, quella adibita per la pesca in coppia e “battello” una diversa imbarcazione a vela di forme e dimensioni più contenute rispetto alla prima, che era invece adoperata per metodi di pesca solitaria. Paranzona e paranzella erano le varianti, rispettivamente più grande e più piccola della paranza-tipo le cui misure erano all’incirca lunghezza sui 10 metri o poco più, larghezza da m.3.30 a 3.50, un’altezza di costruzione di m.1.50-1,60. La prua, l’insieme di strutture della parte anteriore dello scafo di un’imbarcazione, di queste barche erano piene e di forma arrotondata, la prora maggiormente bombata, la carena piatta per agevolarne l’alaggio sulle nostre spiagge, strutturalmente molto robuste. Le paranze avevano un albero solo e montavano vele quadrangolari, dette al terzo. Altre caratteristiche distintive erano due grossi occhi ai lati dell’asta di prua, a scopo ornamentale, e la “toppa”, una specie di testa situata alla sommità del dritto di prua. La paranza, oggi, è prevalentemente intesa ed accreditata dappertutto come specifica tipologia d’imbarcazione, più che come metodologia di pesca. Anche nella cultura marinaresca napoletana esiste questo tipo di barca, sia come tipologia di imbarcazione sia come definizione dialettale, infatti nel dialetto napoletano la Paranza sta ad indicare una compagnia di persone legate da amicizia o da legami lavorativi. Oggi sono a motore, con un equipaggio formato di solito da due persone e praticano la pesca con le reti a strascico. Proprio questa tecnica permette di pescare pesci di piccola taglia ma nel contempo molto buoni.
Da qui deriverebbe il famoso piatto detto di Paranza o Fritto di Paranza, tipico della tradizione culinaria napoletana che sarebbe il pescato del giorno delle suddette imbarcazioni da cui appunto prende il nome.
È di solito fatta con merluzzetti, triglie, sogliolette (fricassuari, in napoletano), ma possono esservi anche altre varietà di pesce di piccolo taglio, come alici, mazzoni, retunni o vope.
INGREDIENTI (dosi per 4 persone):
•1 kg. di piccoli pesci (triglie, nasellini, soglioline e acciughe etc.)
•200 g. di farina
•Un limone
•Sale fino q.b.
•Olio q.b.
Pulire, lavare ed asciugare i pesciolini.
Passarli nella farina scrollandone quella in eccesso e friggerli in una padella antiaderente con abbondante olio caldo per 5-6 minuti (a seconda della grandezza) voltandoli delicatamente a meta’ cottura: la farina deve prendere un bel colore dorato e diventare croccante; raccoglierli con un mestolo forato e adagiarli su carta da cucina assorbente. Mantenere la preparazione man mano nel forno preriscaldato e lasciato aperto per tenerla calda fino al momento di servirla, quindi salarla e guarnirla con spicchi di limone.
Articolo scritto dall’Arch. Mario Chirico
Il ritorno dei 99 POSSE
Posted by: grandenapoli in Blog, Musica, Video on agosto 11th, 2009

Sabato 12 settembre 2009 PIAZZA MERCATO di Napoli, il ritorno… il concerto dei 99 posse.
A sette anni di distanza dall’ultima esibizione dal vivo torna la 99 Posse.
La band napoletana sarà in tour a settembre nelle principali città italiane, presentando un brano inedito che affiancherà il repertorio tradizionale.
La formazione vede Luca Zulù Persico alla voce, Massimo Jrm Jovine al basso, Marco Messina alle macchine, Sascha Ricci alle tastiere, accompagnati da Claudio Klark Kent Marino alla batteria, Gennaro de Rosa alle percussioni e Peppe Siracusa alla chitarra
Dal 5 gennaio del 2002, quando la 99 Posse tenne il suo ultimo concerto a Napoli, molte cose sono cambiate. Il gruppo ritrova un’Italia in piena emergenza democratica ed economica, un Paese in declino nel quale si sperimentano inedite politiche repressive che alimentano nel corpo sociale sempre più frequenti episodi di razzismo e intolleranza.
I severi richiami dell’Onu sui respingimenti di massa, le ronde che rievocano la polizia di partito, l’assenza di misure di sostegno per precari, disoccupati, immigrati e lavoratori a basso reddito, le leggi razziali, le offese di esponenti politici della Lega ai cittadini napoletani, rendono bene l’idea del lager a cielo aperto nel quale le destre padane e nazionali vogliono trasformare l’Italia.
In questa situazione la voce di una band che si è sempre schierata dalla parte dei più deboli e dei meno garantiti vuole tornare a essere un punto di riferimento per tutti quelli che non si stancano di sognare e lottare per un mondo diverso e migliore. Per i vecchi fans, per i tanti giovani e giovanissimi che non hanno mai visto i 99 Posse dal vivo, ma che continuano a garantire al gruppo un seguito da culto, come testimoniano le decine di pagine e le migliaia di adesioni alle stesse sui più popolari social networks.
Anche la scena musicale è stata interessata da enormi cambiamenti in questi anni. La crisi della discografia, legata soprattutto all’incapacità delle etichette di elaborare nuovi modelli di business in linea con i mutamenti tecnologici; l’esplosione dei programmi televisivi che illudono migliaia di giovani artisti e garantiscono, nel migliore dei casi, una notorietà usa e getta, sono i segni più evidenti dei mutamenti avvenuti e in corso d’opera.
Di conseguenza per i gruppi cosiddetti indipendenti, quelli che privilegiano tematiche sociali e politiche nella propria produzione musicale, è diventato molto più difficile emergere e arrivare al grande pubblico. Per questo il ritorno della 99 Posse assume i caratteri di una scommessa, di un azzardo che si auspica proficuo, quello di un gruppo che canterà canzoni scomode senza giri di parole, testando anche i livelli di tolleranza nell’Italia dei nostri giorni, per riprendersi il posto che merita nella scena musicale nazionale.
Articolo preso da novenove.it
