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Jovine - Il Mondo è Fuori

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Finalmente è uscito il nuovo album di Jovine, Il Mondo è Fuori.

“Il Mondo è Fuori”, album ” Reggae” condiviso con molti dei loro amici musicisti, da Zulu’ e JRM ( 99 Posse) in ” Tu chi sei?”, a Tony Esposito nel primo singolo ” Sto in Love” , “No Woman ” con Mr Cico, voce degli Aretuska, presente pure in ” Guarda la Paranza” insieme a due percussionisti d’eccezione alla voce, Ciccio Merolla e da Bahia Itaiata de Salsa e i due fratelli Reddog e BoomBuzz,voci dei FunkyPusherz e di Torreggae Sound, Miase voce di PignataroMassive su “1000 Se”, il duetto con uno dei più forti Rapper Italiani, direttamente da San Gaetano Speaker Cenzou ospite su ” Passann pe’lla’”, da Roma i CorVeleno su “Ideale”, e “Contrabbandieri Dammore” insieme a Don Skal e Jah Sazzah rispettivamente tastiere e batteria degli Aretuska.

1) Il Mondo è Fuori
2) Sto in Love feat. Tony Esposito
3) Tu chi sei? feat. Zulu’ e Jrm
4) Guarda ” La Paranza” feat. Cico, Reddog e BoomBuzz, Ciccio Merolla, Itaiata de Salsa
5) No Woman feat. Cico
6) Sient feat. Boom Buzz
7) Passann pe’lla’ feat. Speaker Cenzou….
8) 1000 Se feat. Miase pignataro Massive
9) Freeyourself
10) Ideale feat. Cor Veleno
11) Prima di….
12) Com’è dolce questa Sera
13) Contrabbandieri Dammore feat Don Skal e Jah Sazzah( Aretuska)

Per acquistare on-line l’album, vai su www.jovineshop.it

E ora godiamoci il video…


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Jovine ” Sto in Love ” feat. Tony Esposito
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Grande JOVINE… prima di tutto sono dei grandi musicisti, poi sono dei grandi amici, insieme abbiamo sempre riempito lo storico concerto dell’Arci Napoli del 25 aprile a Piazza del Gesù Nuovo a Napoli.

Sto in love” , il nuovo video e singolo di Jovine con Tony Esposito (storico Percussionista di Pino Daniele) girato a Ibiza ( Spagna), che precede l’uscita dell’album “Il Mondo è Fuori“.


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Napoli: la musica è cambiata!

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Napoli e la musica. Una tradizione che pesa come un macigno e stereotipi duri da morire. Da una parte una Storia secolare, riconosciuta in tutto il mondo, legata nel bene e nel male ad un’immagine oleografica di una città che non esiste più, dall’altra parte una contemporaneità che sembra fatta di fenomeni neomelodici (che pure costituiscono una realtà in qualche modo underground unica del suo genere) o poco altro.

Eppure non è così: Napoli ha sfornato negli ultimi anni una serie considerevole di band, talvolta-soprattutto nel recente passato- legate in qualche modo (per l’uso della lingua, o per il recupero di certe sonorità) alla tradizione, più spesso interessate a percorsi quanto mai distanti dalla cultura cittadina e alla storia musicale della città. La scena cosiddetta “alternativa” partenopea conosce negli anni 90 un periodo fiorente, con decine di gruppi che spuntano fuori, spesso traendo linfa vitale dal terreno fertile dei centri sociali. Formazioni come 99 Posse, Bisca, Almamegretta, 24 Grana, Balaperdida, Jovine portano in giro per la penisola (e non solo) il loro neapolitan sound, contaminando rock, dub, hip hop, e sviluppando in tutto e per tutto una nuova forma di canzone in napoletano. Quell’esperienza va avanti, con alterne fortune, cambi di formazione, presunte “snaturalizzazioni”, dischi memorabili e dischi meno memorabili, fino al decennio successivo.

Gli “anni zero” non producono fenomeni tanto clamorosi, ma non sono meno interessanti, anzi! La diffusione di internet come strumento di conoscenza e di allargamento degli orizzonti cultural-musicali, oltre che come preziosissima cassa di risonanza per una promozione delle propria musica a costo zero, oltre al progressivo abbassamento dei costi di produzione discografica, provocano una vera e propria esplosione di creatività:nasce una moltitudine di band, eterogenea per genere e approccio, con picchi di qualità davvero notevoli. La città non vive un periodo particolarmente felice, sommersa di rifiuti e attanagliata da violenza criminale e apatia dell’amministrazione locale, ed è naturale che in questo “clima” si sviluppino forme artistiche che da sempre trasformano situazioni a disagio e “resistenza urbana” in spinta creativa: è logico quindi che, in questo scenario,sia la scena hip hop a farsi notare. La rabbia delle periferie diventa flusso di rime e beat nelle canzoni di formazioni come Co’Sang (il cui disco d’esordio, “Chi more pè Mme” diventa un caso nazionale) che – come scrive Roberto Saviano su XL Repubblica – cantano “del sangue vivo che avrebbe ancora voluto scorrere e che spesso si trova a chiazzare l’asfalto”, e Fuossera, che raccontano (cito il loro myspace) con “parole nude e crude, la verità di una realtà difficile senza mezzi termini”. Nel 2005 una compilation intitolata “Napolizim (A Fresh Collection of Neaploitan Rap)”, ideata dalla Polemics Recordings di Alberto “POLO” Cretara “fotografa” la scena rap cittadina: vi si trovano brani d’artisti ben consolidati a livello locale e nazionale, come La Famiglia (la formazione in cui Polo milita, considerata un vero e proprio punto di riferimento) Speaker Cenzou, 13 Bastardi e “giovani promesse” come Domasan (progetto nato proprio da una “costola” dei 13 Bastardi), Clementino, Capeccapa (anche loro dalla famigerata periferia nord della città) e la bravissima Alea.

Nel frattempo, in ambito elettronico, le produzioni si distinguono per un livello qualitativo notevole, che consente agli artisti partenopei di travalicare senza problemi i confini regionali e nazionali.
Dall’esperienza dei Retina.it (il duo pompeiano con diverse release alle spalle sulla prestigiosa Hefty Records di Chicago) e dell’ex 99 Posse Marco Messina nascono sia una sorta di “super gruppo”, i Resina, che un’etichetta specializzata in musica elettronica di ricerca, la Mousike Lab. In territori musicali affini si muove anche la DSP Records, attorno alla quale ruotano artisti come Terrae e Mass. Da segnalare anche i talentuosi Frame, attivissimi nell’ambito della composizione di colonne sonore, Climnoizer, ed Emanuele Errante, autore di raffinatissima musica ambient. L’elettronica napoletana rimanda agli anni d’oro del big beat con Madox e i più recenti Silicon Dust, riprende le sonorità del drum’- n’ bass con Polina, e ricorda atmosfere “bristoliane”, o semplicemente incontra la forma canzone nei lavori di band come Black Era, Sleeping Cell, Noon, ma è l’ex voce dei 99 Posse, Meg, a combinare nella maniera più riuscita (anche in termini di risonanza a livello nazionale) musica elettronica ed immediatezza pop. Ad infiammare i dancefloor di tutto il mondo invece ci pensano i Dj come Danilo Vigorito e Marco Carola.

Parallelamente, a livello sicuramente più underground, sembra muoversi qualcosa anche i ambito rock. Nasce al centro storico un club che si afferma velocemente come un vero e proprio punto di riferimento: lo Slovenly Rock’n’ Roll Bar (collegato alla statunitense Slovenly records). Poco più di un sottoscala, come del resto tutti i locali del centro, ma con un’identità unica e la capacità di proporre una marea di concerti, di artisti nazionali ed internazionali. Ma in questa sede è soprattutto l’apporto alla “scena” napoletana, che ci tengo a sottolineare. Sul palco dello Slovenly nascono e muoiono progetti musicali, si creano super-gruppi, e quelli più giovani si “fanno le ossa” rapportandosi con la prima volta col pubblico. A smuovere le fondamenta del palazzo Vico San Geronimo ci pensano band come Total Baracus Duo, The Sbirros, Supervixen, Sperms, Brainers, Nista, Goonies, Valderrama 5, Gentlemen’s Agreement e tantissime altre. Come tutte le cose belle, lo Slovenly è destinato a finire presto. Lasciando un vuoto notevole. Resta invece per fortuna un altro “avamposto” della musica live partenopea, il Mamamu. Un club piccolissimo, dove però sono passati moltissimi artisti italiani (e non), ma soprattutto attorno al quale si è costruita l’eterogenea scena –non-scena indipendente cittadina. Dalla sperimentazione noise dei Mesmerico, Weltraum e Ne Travaillez Jamais all’indie rock di band come gli Epo (due dischi all’attivo, accompagnati da splendidi videoclip e ottimi riscontri di critica), Songs for Ulan, Lox-Fi, Verbaud e Stella Diana, sono decine le band passate da queste parti.

Sonorità simili allietano le serate del Doria 83, dove soprattutto nell’ultimo anno si sono moltiplicati gli ospiti di rilievo in calendario, del rinnovato (nella gestione) Sudterranea e del “nuovo arrivato” Cellar Theory (dove trovano spazio anche le sonorità più gotiche)
La canzone d’autore incontra influenze jazz e flok al Kestè, dove può capitare di ascoltare dal vivo Libera Velo o gli Insula Dulcamara.

Nella sala tre del multi club Duel:Beat di Agnano, invece, da due anni Freakout organizza una rassegna intitolata “iSABATO” che da spazio soprattutto alle band campane con particolare attenzione per quello con un disco in uscita: Le Strisce, The Collettivo, Foja, Clinica Margot, The One’s, The Wisers, Pipers, Missiva, Il Gruppo, Funky Pushetrz sono sono alcuni gruppi ospitati nell’ultima stagione. Band dai background e dagli stili assolutamente eterogenei, accomunate dalla stessa volontà di emergere e di confrontarsi col pubblico (accorso davvero numeroso, quest’anno, a conferma del fatto che ad un mercato del disco in crisi si contrappone un desiderio crescente di musica live).

La lista degli artisti degni di nota dell’attuale scenario cittadino è lunghissima, ed è quasi impossibile sviscerarla interamente in questa sede: si passa dalla sperimentazione avanguardistica degli Illàchime Quartet (che nel loro disco collaborano con musicisti del calibro Mark Stewart, voce storica del Pop Group, Graham Lewis dei Wire, Rys Chatham…) al folk rock dylaniano, dei giovanissimi The One’s, dal rock in napoletano dei Foja alla contaminazione a 360° delle canzoni di Libera Velo (sua la prima uscita della giovane etichetta Octopus Records, cui è seguito l’esordio dei già citati Mesmerico), dal rock alieno alle mode del momento di Lega Leggera e Pennelli di Vermeer (eredi, questi ultimi, dell’esperienza di band storiche come gli Osanna) al rock emo-zionale degli ottimi Abulico, dalle melodie agrodolci degli El-Ghor (che, caso piuttosto curioso, hanno adottato il francese come lingua per i loro testi), di cui è da poco uscito il suo secondo disco, “Merci Cucù”, al beat-lounge-pop dei Fitness Forever (il cui lavoro di esordio è da poco uscito per la spagnola Elefant Records), dal punk-rock di Female Trouble e The Wisers alle suggestioni teatrali dei L’Inguine di Daphne, lo scenario è interessante, in continuo fermento, con una serie di nuove promesse di cui si sentirà a breve parlare (Bastian Contrario – prodotti da Gianni Ma roccolo, Cinèma Paradis, Vanproof, Plastic Penguin…).

Napoli è più che mai piena di band interessanti, ma nel resto del paese, la città – quando si parla di musica – è ancora associata a mandolini, “O sole mio”, D’Alessio o, quando tutto va bene, a 99 Posse e simili. Il messaggio è semplice e chiaro: all’ombra del Vesuvio la musica è cambiata!

Articolo preso da freakout-magazine.


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