Il blog sulla grande città di Napoli – Novità e Curiosità

Come per il principio della forza idrofobica, secondo cui l’acqua e l’olio non si mischiano, così ci sono due Napoli che di notte non si toccano.

In quest’articolo di grandenapoli.it, parliamo di una di quasta Napoli, quella dei così detti Chiattilli, che di solito si muove in giro per i baretti tra Chiaia e San Pasquale, gustando gli aperitivi di vicoletto Belledonne, piazza dei Martiri, vinerie e localini di ogni tipo, Tasca, Taschino, BeeBop, S’move, White, 69, Bluestone, Chandelier, Disconapoli e tanti altri localini, movida ogni notte.

Ci si concede solo qualche minuto prima di passare al locale successivo. Un cocktail, qualcosa da bere, l’allure molto formale, in camicia inamidata.
La zona dei chiattilli, i figli di papà con quel nome cattivo che ricorda delle zecche vampire ha, a sua volta, un problema di osmosi. Quelli con l’araldica nel curriculum si distinguono tra vomeresi, posillipini e tutto il resto che vive tra via Caracciolo e via dei Mille. Guai a mischiarli.

Il chiattillo ha anche una sua storia, le prime tracce documentate del chiattillo risalgono ai primi anni ‘60 in un insediamento insulare chiamato “Capri”, dove gli studiosi hanno trovato tracce di una corrente che si pensa si chiamasse  “la bella vita”.

L’Arci Napoli, in una puntata della sua trasmissione televisiva URRA’ TV, ha riservato anche una puntata ai chiattilli, vi consiglio di guardarla, è davvero simpatica.

 
Il chiattilli si riuniscono tra di loro svariate volte alla settimana, per riuscire a portare avanti la specie e per stabilire le linee guida della tribù chiattilla, in questi incontri inoltre il chiattillo cerca una compagna per riprodursi… Le femmine chiattille sono solitamente chiamate con l’appellativo di “perete”.

Per preservare gli esemplari femminili da eventuali contatti con altre specie il chiattillo solitamente organizza questi incontri in alcune riserve particolari dove si sincera non possa entrare nessun “predatore” esterno, questi incontri di solito vengono chiamati “serate”. In queste serate si può notare come il chiattillo abbia una gerarchia precisa distinta in tre ruoli: abbiamo gli alti prelati che devono obbligatoriamente presenziare a questi incontri per portare avanti la parola del dio denaro e del dio notorietà, poi abbiamo una casta elitaria di chiattilli che possono accedere a particolari vantaggi, questa casta di solito viene eletta dagli alti prelati, e poi abbiamo la casta più bassa che sono i chiattilli base, questi chiattilli vanno alle serate per cercare di farsi notare dagli alti prelati o dalla casta nobiliare e poter cosi accedere al “registro“, il registro di cui si hanno numerose testimonianze è una sorta di pergamena dove vengono segnati i nomi dei chiattilli più meritevoli che potrebbero cosi aspirare a diventare alti prelati ed entrare a fare parte della casta nobiliare, in questo registro ne entrano a far parte di diritto gli alti prelati e la casta nobiliare, per i soggetti che ne entrano a far parte ci sono particolari vantaggi economici e religiosi, in quanto i chiattilli ritengono che entrare nel registro noto anche col nome di “lista omaggi” (anche se l’etimologia di questa parola è controversa) li avvicini al dio notorietà. Si pensa che a redigere questa lista omaggi siano dei particolari chiattilli chiamati presso la tribù ”P. R.“ anche se non si conosce il significato esatto di questa parola ne si sa come un chiattillo possa arrivare al rango di P. R.

Stavo per dimenticare il dopo baretto del chiattillo…. discoteca o club, come: la mela, la scalinatella, il matì , miles, e qualcun’altro che ora non mi viene.

Cmq per chi non l’avesse mai fatto consiglio di fare un bel giretto per un aperitivo nella zona di Chiaia o il venerdì sera o il sabato tardo pomeriggio. ;-)

 

Info by faciaruli.it

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maradona-napoli

Da oggi in poi incominciamo a scrivere anche qualcosa sui personaggi che hanno caratterizzato e dato una forte impronta della città di Napoli, ed il primo che mi viene in mente, giusto così su 2 piedi è Diego Armando Maradona.

Se c’è un calciatore che è il simbolo del Napoli, questo è senz’altro Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi! Già dal suo arrivo a Napoli tutti iniziarono ad amarlo come se fosse un figlio, poiché era in grado di dare a Napoli e al Napoli una fama internazionale, guidando la squadra nell’élite del calcio mondiale.

Per i napoletani Maradona è un vero santo, tant’è vero che gli hanno eretto un piccolo santuario a piazzetta Nilo, se venite a Napoli non lo perdete. 

(continua…)

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‘O munaciello, in napoletano, significa il piccolo monaco. È uno spiritello leggendario che pare abbia le fattezze fisiche di un ragazzino deforme (o di una persona di bassa statura), abbigliato con un saio e fibbie argentate sulle scarpe; sarebbe anche dispettoso (ma non sempre) e tenderebbe ad esprimersi (nei confronti degli abitanti della casa dove si appalesa) con tipiche manifestazioni: di simpatia (lasciando monete e soldi nascosti dentro l’abitazione, oppure facendo scherzi innocui che possono essere trasformati in numeri da giocare al lotto);
di antipatia (nascondendo oggetti, rompendo piatti e altre stoviglie, soffiando nelle orecchie dei dormienti);
di apprezzamento (sfiorando con palpeggiamenti le belle donne).

Un proverbio napoletano recita: «‘o munaciello : a chi arricchisce e a chi appezzentisce», significando che il ‘munaciello o arricchisce o manda in miseria.
In nessuno dei tre casi suddetti bisogna però rivelare la presenza del munaciello: secondo il folklore napoletano, possono capitare disgrazie e sfortuna a chi rivela una visita del munaciello.
La leggenda del munaciello ha origini plurisecolari; due sono le ipotesi più accreditate dagli studiosi delle tradizioni popolari. (continua…)

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Il pranzo domenicale dei napoletani è sacro. Se amate Napoli non potete non essere curiosi e golosi delle sue tradizioni, delle sue curiosità e della sua ottima cucina tipica. Come da tradizione nelle case napoletane il ragù dovrebbe essere messo a “pappuliare” dal giorno prima e preparato utilizzando questo e altri “riti”.

Non tutti sanno, però, che a inizio secolo il buon vecchio zio Sigmund Freud scrisse un breve saggio sul ragù napoletano e la rappresentazione simbolica dei riti legati alla sua preparazione.
Sulle tesi freudiane su ragù e inconscio l’Arci Napoli con la sua trasmissione Urrà ha girato un breve e simpatico video.

La ricetta

Il ragù non è la carne ca’ pummarola. come recita la poesia di Eduardo.
Non è di facile realizzazione ed inoltre per essere saporito come quello della mamma del de Filippo richiede una lunghissima cottura.
Attualmente si usa chiamare ragù un sugo di pomodoro nel quale si è cotta della carne.
Il ragù, come recita Eduardo,veniva cotto su di una fornacella a carbone e doveva cuocere per almeno sei ore!
La pentola in cui si dovrebbe cuocere è un tegame di creta largo e basso, e per rimestarlo occorre la cucchiarella di legno.
Il ragù napoletano è il piatto tipico domenicale e base per altre pietanze altrettanto saporite, come ad esempio la tipica lasagna che a Napoli viene preparata con il ben di Dio durante il periodo di Carnevale.

 
Ingredienti:- 1 kg. di spezzatino di vitello,
- 2 cipolle medie,
- 2 litri di passata di pomodoro,
- un cucchiaio di concentrato di pomodoro,
- 200 gr. di olio d’oliva,
- 6 tracchiulelle ( ovverosia le costine di maiale),
- 1/4 di litro di vino rosso preferibilmente di Gragnano,
- basilico,
- sale q.b.

 

 

Esecuzione:

E’ consigliabile preparato il giorno prima mettendo la carne nel tegame, unitamente alle cipolle affettate sottilmente e all’olio. Carne e cipolla dovranno rosolare insieme: la prima facendo la sua crosta scura, le seconde dovranno man mano appassire senza bruciare.
Per ottenere questo risultato, bisogna rimanere ai fornelli e sorvegliare la vostra “creatura”,
pronti a rimestare con la cucchiarella di legno,e bagnare con il vino, appena il sugo si sara’ asciugato: le cipolle si dovranno consumare, fino quasi a dileguarsi. Quando la carne sara’ diventata di un bel colore dorato, sciogliete il cucchiaio di conserva nel tegame e aggiungete la passata di pomodoro.
Regolate di sale e mettete a cuocere a fuoco bassissimo, il ragù dovra’, come si dice a Napoli, pippiare parola onomatopeica che ben descrive il suono del ragu’ che cioe’ dovra’ sobbollire a malapena a quel punto coprirete con  un coperchio sul tegame, senza chiuderlo del tutto.
Il ragù adesso dovra’ cuocere per almeno tre ore, di tanto in tanto rimestatelo facendo attenzione che non si attacchi sul fondo

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C’è una lunga discussione che va avanti dalla fine dell’Ottocento tra le statue del Palazzo Reale di Napoli.
Carlo V d’Asburgo, indicando una pozza d’acqua a terra esclamò: chi a fatto pipi qui a terra?. Carlo III di Borbone risponde: “Io non ne so niente“, mentre Gioacchino Murat ribatte: “sono stato io, e allora?”. A questo punto, l’intervento di Vittorio Emanuele II è il più drastico, sguaina la spada e urla: “ora te lo taglio (eviriamolo)”.

Queste straordinarie statue, ormai hanno un ruolo importante nella città di Napoli, sono opere che vivono in città, con la città. Si trovano a Piazza del Plebiscito, dove spesso si possono ammirare anche piccoli scugnizzi giocare a pallone, in fondo anche la storiella sottolinea l’aspetto umano dei regnanti eliminando ogni alone di sovrana regalità.

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Nel 1836 venne firmata la convenzione con cui si concedeva all’ingegner Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie, la concessione per la costruzione in quattro anni di una linea ferroviaria da Napoli a Nocera Inferiore con un ramo per Castellammare che si sarebbe staccato all’altezza di Torre Annunziata. L’anno seguente venne costituita a Parigi una Società per la costruzione e la gestione della ferrovia. Alle ore 10 del 3 ottobre del 1839, alla presenza del re Ferdinando e delle più alte cariche dello Stato vi fu la partenza del primo treno composto da una locomotiva a vapore di costruzione inglese Longridge e da otto vagoni. Il percorso venne compiuto in nove minuti e mezzo tra ali di gente stupita e festante. La locomotiva che trainava il treno era stata battezzata “Vesuvio”.

Il primo viaggio trasportò 258 passeggeri. Nei successivi quaranta giorni ben 85759 passeggeri usufruirono della ferrovia. Il pittore di corte Salvatore Fergola immortalò gli avvenimenti nei suoi celebri dipinti.

 Inaugurazione della Ferrovia Napoli-PorticiNonostante la costruzione del primo tratto fosse avvenuta con intenti del tutto propagandistici, da parte della corte borbonica, ci si rese ben presto conto dell’utilità e dell’importanza economica del nuovo mezzo di trasporto ferroviario per cui venne proseguita la costruzione già progettata e studiato l’ampliamento del progetto. Il 1 agosto 1842 veniva infatti inaugurato il tronco successivo fino a Castellammare e due anni dopo, nel 1844, la diramazione per Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore. (continua…)

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 panorama-napoli

Napoli, uno dei panorami più belli del mondo, e non lo dico tanto per dire perché sono napoletano, ma perché veramente ci sono punti dove la vista del panorama della città è a dir poco mozzafiato, è da brividi!!!
Il golfo, il vesuvio, i castelli, i quartieri, spaccanapoli, le piazze e tantaltro rendono questa visuale particolare ed unica nel suo genere, che una volta vista non si può ma più dimenticare, per questo il detto, “vedi Napoli e poi muori”.

Dalle colline del Vomero, di Posillipo e dei Camaldoli, dal mare di Mergellina, dalla terrazza del Castel dell’Ovo, e da centinaia di altre posizioni, Napoli appare sotto punti di vista, angolazioni, luci sempre diverse e sempre sorprendenti.

In questo sito, è presente una raccolta di panorami, immortalati (in alcuni casi con la tecnica della fotografia a 360°) dai punti di osservazione più interessanti, e visualizzabili sia come normali immagini jpeg, sia, in alternativa, come fotografie navigabili.

http://napolindipendente.myblog.it/archive/2008/12/19/la-bella-napoli.html

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sedia-della-fertilita

Siamo nei Quartieri Spagnoli di Napoli, Vico Tre Re a Toledo, qui si chiama la casa della “Santarella”, Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Gesù, la vergine delle stigmate, nata il 25 marzo 1715, a cui si rivolgono le donne sterili e quelle che abbisognano di un aiuto per la gravidanza.

E’ l’unica santa napoletana canonizzata e proprio a lei è dedicato questo piccolissimo santuario, Nella casa al piano di sopra, si custodisce la sua sedia, considerata miracolosa.
Ella ricevette le STIGMATE, e, di venerdì, specialmente nei venerdì di Quaresima, sentiva nel suo corpo i dolori della Passione. Per tutto il corso della sua vita, la santa soffrì molto a causa di malattie, ed alla sofferenza fisica si sommò il dolore psicologico provocato dalle persecuzioni di suo padre, delle sorelle e di altre persone. Perfino i suoi confessori, per mettere alla prova la sua santità, la tormentarono con la severità dei loro ordini. Oltre a queste sofferenze fisiche e mentali, ella si autoimpose penitenze volontarie.

Fuori da santuario, qualche volta, di mattina, la fila è lunga, sopratutto di donne. La notizia dei suoi prodigi ha superato i confini nazionali: qualcuna tiene tra le braccia il figlio del miracolo, tutti con lo stesso nome; altre aspettano il turno per sedersi qualche minuto sulla sedia e chiedere la grazie. Non dura molto, ci si siede per qualche istante, una donna racconta una storia, fa una preghiera, benedice con l’immagine santa. Si dice che confluiscono al corpo tutte le speranze. La scienza si ferma: notizie di gravidanze in casi impossibili ci sono, e e sono riconosciute.

La piccola chiesa è aperta tutti i giorni dalle ore 7 alle ore 12.15. La Casa di Santa Maria Francesca può essere visitata dalle ore 8 alle 12 (le visite vengono sospese durante le celebrazioni Eucaristiche), ogni 6 del mese anche dalle ore 16.30 alle ore 19.00.

La casa della “Santarella”
Maria Francesca delle Cinque Piaghe di Gesù
Vico Tre Re a Toledo 13
Quartieri Spagnoli Napoli
Tel. 081-425011


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