“A città ro’ sol” si accaparra un altro bizzarro primario: quello delle baby mamme. A confermarlo gli ultimi fatti di cronaca che vedono sempre più protagonisti genitori minori, non ancora adolescenti. Prima fu la ragazza tredicenne di Frattamaggiore alla quale, per poter terminare la scuola dell’obbligo, fu permesso di allattare il proprio bambino nella presidenza, adibita, proprio per l’occasione, in nursery.
Seguirono i baby – genitori, quindici anni lei e quattordici lui, originari di Benevento che, dopo aver combinato “il guaio”, come si soleva denominarlo anni fa, si trovarono con ben 2 gemelli da crescere, Claudio e Noemi. Massimo riserbo, ovviamente, sull’identità dei due giovanissimi genitori che, residenti rispettivamente a Cervinara e a Rotondi, si mormora frequentassero la stessa scuola media.
Poco più che bambini, quindi, i genitori dei gemelli e, in tal caso, giovanissimi anche i nonni che non hanno neanche 40 anni. Insomma, l’età dei nonni si accorcia, così come quella dei genitori che si danno da fare già prima di abbandonarsi alle spalle, definitivamente, la soglia della pubertà.
Insomma, volontà di crescere troppo in fretta o valori che vengono ormai a perdersi, sminuzzati nel tritacarne dei moralismi e di una società arida e perennemente mascherata. Pertanto, mentre i protagonisti festeggiano tra un pannolino ed una poppata, pensando al prossimo futuro che li vedrà convolare a nozze, non appena maggiorenni, dall’altra parte gli uomini e le donne, ancorati a “solidi valori” rendono manifesti le loro perplessità, circa ciò che a questi giovani è stato inculcato.
Insomma, invece di pensare che queste unioni siano frutti della sottocultura e della mancanza di determinati insegnamenti, mi chiedo perché non sia possibile pensare semplicemente come l’amore non abbia età e come tutti quelli con un cuore, possano immergersi e capire appieno questo inspiegabile, irrazionale, quanto meraviglioso mistero?
MARIA ANNA FILOSA








