Il blog sulla grande città di Napoli – Novità e Curiosità

“A città ro’ sol” si accaparra un altro bizzarro primario: quello delle baby mamme. A confermarlo gli ultimi fatti di cronaca che vedono sempre più protagonisti genitori minori, non ancora adolescenti. Prima fu la ragazza tredicenne di Frattamaggiore alla quale, per poter terminare la scuola dell’obbligo, fu permesso di allattare il proprio bambino nella presidenza, adibita, proprio per l’occasione, in nursery.

Seguirono i baby – genitori, quindici anni lei e quattordici lui, originari di Benevento che, dopo aver combinato “il guaio”, come si soleva denominarlo anni fa, si trovarono con ben 2 gemelli da crescere, Claudio e Noemi. Massimo riserbo, ovviamente, sull’identità dei due giovanissimi genitori che, residenti rispettivamente a Cervinara e a Rotondi, si mormora frequentassero la stessa scuola media.

Poco più che bambini, quindi, i genitori dei gemelli e, in tal caso, giovanissimi anche i nonni che non hanno neanche 40 anni. Insomma, l’età dei nonni si accorcia, così come quella dei genitori che si danno da fare già prima di abbandonarsi alle spalle, definitivamente, la soglia della pubertà.

Insomma, volontà di crescere troppo in fretta o valori che vengono ormai a perdersi, sminuzzati nel tritacarne dei moralismi e di una società arida e perennemente mascherata. Pertanto, mentre i protagonisti festeggiano tra un pannolino ed una poppata, pensando al prossimo futuro che li vedrà convolare a nozze, non appena maggiorenni, dall’altra parte gli uomini e le donne, ancorati a “solidi valori” rendono manifesti le loro perplessità, circa ciò che a questi giovani è stato inculcato.

Insomma, invece di pensare che queste unioni siano frutti della sottocultura e della mancanza di determinati insegnamenti, mi chiedo perché non sia possibile pensare semplicemente come l’amore non abbia età e come tutti quelli con un cuore, possano immergersi e capire appieno questo inspiegabile, irrazionale, quanto meraviglioso mistero?

MARIA ANNA FILOSA

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Il Carnevale a Napoli ai tempi dei Borbone.

Le tradizioni carnascialesche a Napoli erano molto sentite durante il glorioso Regno dei Borbone. C’era unncarnevale lussureggiante che aveva luogo nelle ville dei nobili e nei palazzi istituzionali ed un carnevale più “popolare” che si svolgeva nelle strade e nei vicoli della città. Già a quei tempi la famosa festa di Piedigrotta si colorava durante il periodo di carnevale di meravigliosi carri allegorici. I popolani si riversavano in strada per partecipare a ricchi banchetti ed ubriacate memorabili. Il carnevale dei nobili si svolgeva invece nelle ville patrizie e solo per icchezza degli abiti si distingueva dal carnevale popolare, si dà il caso che durante questi “nobili” banchetti spesso coppiassero terribili risse. Il carnevale a Napoli era un’occasione per ingurgitare grandi quantità di cibo e vino prima del digiuno quaresimale.

Per saperne di più del Carnevale a Napoli 2012 visita www.eventinapoli.com

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Le suggestive e molteplici superstizioni partenopee affondano le proprie radici nelle miserie e sventure che colpirono la città nel 1872. Ma cosa s’intende davvero per superstizione? Secondo l’oratore romano Cicerone i superstiziosi erano coloro che, attraverso l’ausilio di preghiere, voti e sacrifici si rivolgevano alle divinità per salvarsi. La superstizione, quindi, può ritenersi, più nello specifico, come una credenza irrazionale secondo cui diversi oggetti o comportamenti possano influenzare la maggior parte degli eventi futuri. Il malocchio, consistente nella capacità di procurare, volontariamente o meno, danni a persone o cose attraverso una sorta di energia negativa e gettata,è una “tradizione” che nasce a Napoli intorno al XVIII secolo. Secondo la leggenda re Ferdinando IV, non sapendo della cattiva fama dell’archeologo De Iorio, lo invitò a corte, felice di poter ricevere un personaggio di tanta illustre fama. Non fece in tempo a parlargli. Morì il giorno successivo. Da allora, si racconta, che già iniziarono a sorgere i primi amuleti come il ferro di cavallo, il gobbetto, la corona d’aglio, ma, soprattutto, il corno. Quest’ultimo è l’accessorio più presente nelle case partenopee. Secondo l’antica tradizione per poter essere efficace deve essere non solo fatto a mano, ma anche duro, vuoto, ricurvo e a punta. La superstizione, inoltre, affonda le sue radici anche nella smorfia e, quindi, nel gioco del lotto. I vari numeri, quindi, sono collegati ai fatti straordinari verificatisi o al sogno fato la notte innanzi. Insomma, per la serie: “aglio, fravaglie, fatture can un quaglie, corna,bicorna,cape ‘ e alice e cape d’aglio”.

Maria Anna Filosa

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La “montagna di fuoco”, denominata Vesuvio, si erge maestosa con i suoi 1281 m al centro del Golfo di Napoli. Considerato uno dei crateri più suggestivi del mondo, diventa tristemente famoso per la catastrofica eruzione del 79 d.c., narrata da Plinio il Giovane, che distrusse le spettacolari città romane di Ercolano, Pompei e Stabia. Il gigante di montagna, così come viene più volte soprannominato dai media, risulterebbe avere ben 400.000 anni e risulterebbe uno dei pochissimi vulcani capaci di dar vita sia ad eruzioni caratterizzate da debole attività esplosiva con colate di lava, sia ad eventi catastrofici come le cosiddette eruzioni pliniane. Un’altra nota eruzione di natura esplosiva è quella che interessò le città di Massa e Somma il 18 marzo 1944. Oltre all’abusivismo edilizio, fenomeno tristemente noto che da tempo interessa le pendici del vulcano, un altro problema che coinvolge il cono: quello dell’assenza di un piano di evacuazione che possa porre in sicurezza, in poco tempo, oltre 600.000 persone direttamente coinvolte. Insomma, l’eventuale emergenza vulcanica, il degrado ambientale e la pesante urbanizzazione trovano un parziale rimedio solo nel 1995 quando nasce il Parco Nazionale del Vesuvio che si estende per ben 8000 ettari e ricomprende all’incirca 13 comuni. Lo scopo del parco naturale è quello della salvaguardia non solo di una rara biodiversità sempre più minacciata da invadenze antropiche, ma anche di un immenso patrimonio naturalistico, unico nella sua espressione. Difatti, la vegetazione presenta ben 900 specie viventi ed il terreno in cui le stesse attecchiscono si presenta molto fertile a causa della lava. Inoltre, oltre alle 100 specie di volatili presenti, il Vulcano ospita anche una molteplicità di piccoli mammiferi e predatori, come i topi quercini, i ghiri, i moscardini, le faine, le volpi e le donnole.

MARIA ANNA FILOSA

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Ha origine antiche la “bevanda nera” più consumata in Europa. Citata nella Bibbia e nelle opere dell’aedo Omero, la stessa veniva un tempo consumata attraverso delle bacche, che costituivano l’alimento necessario durante i lunghi viaggi. Soltanto intorno al 1000 d.c. si decise di bollire i chicchi per creare una bevanda nuova. In Occidente, la bevanda scura, denominata “Vino arabo” arrivò tra il 1.500 ed il 1600, grazie alle navi – merci che attraccavano nei porti di Venezia e di Marsiglia. La Chiesa, inizialmente, diversamente dalla popolazione, non gradiva che il caffè si consumasse, in quanto considerata “ bevanda del diavolo”. Soltanto con Papa Clemente VIII si decise di ammetterne l’uso. Intorno al 1600 fu diffusa la voce secondo cui l’infuso fosse velenoso e chi osava berlo nel giorno del giudizio universale sarebbe uscito dalla tomba nero come i fondi del caffè. Soltanto quando il re Gustavo di Svezia dimostrò la falsità di tale asserzione, la bevanda fu assolta. Non solo. Intorno al 1700 e al 1800 si diffuse la moda di incontrarsi nei caffè per poter discorrere d’affari o delle tendenze del momento. Intanto, a Napoli si composero diverse canzoni aventi come protagonista proprio l’antico infuso nero. Basti pensare allo storico componimento di Modugno e Pazzaglia, intitolato “ O’ cafè” o, spostandoci in palcoscenico, alla celebre commedia d’Eduardo De Filippo “Natale in casa Cupiello”

MARIA ANNA FILOSA

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Concessionarie ed autofficine sono una realtà radicata ed indispensabile in una città con un parco macchine vasto come Napoli, ed offrono prodotti e servizi che si rivelano di vitale importanza per l’automobilista, sin dal primo momento cruciale dell’acquisto.

È di fondamentale importanza infatti affidarsi a professionisti del settore, che sapranno guidare l’acquirente verso la scelta giusta in base ad abitudini o esigenze, anche per quanto riguarda gli accessori non di serie da includere nell’allestimento.

In molti, inoltre, devono affidarsi ai finanziamenti per l’acquisto di una nuova vettura, ed anche in questa circostanza concessionarie professionali e qualificate possono guidare l’acquirente verso la soluzione migliore, appoggiandosi ad istituti di credito seri ed attendibili. (continua…)

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“S’arape ‘a porta e trase ‘nfunno ‘a chiesa

cu’ ‘o core ‘ncanno ca te sbatte forte

pecchè te truove over ‘mmiez a morte.

Dint’ a stì rrotte tremmano ‘ lunine

Schiaranno ‘a juorno st’ossa assistimate

Cu ‘e mille capuzzelle lucecate.

Si appizze ‘e rrecchie siente ‘a litania

Cantata dint’o scuro e chesti rrotte

Cu ‘a devuzione ca pretenne ‘a morte”.

Che quell’asfalto su cui noi battiamo piede, faccia da mantello a milioni di teschi, è cosa assolutamente affascinante; ma ancor di più trovo incantevole e meravigliosamente da brividi, il ritrovarsi osservatori di uno spettacolo che ti lascia senza fiato. Un’emozione che di parole ne sa ben poche, piuttosto trova il modo di farti spalancare gli occhi come non ti è ancora capitato prima d’ora. Un passato che era peste nel 1600, nel ventre di una città che è storia. Napoli. Una storia onorevole e talvolta anche triste. (continua…)

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Prima del 2001, in via San Sebastiano 19, esisteva una fabbrica di bare. Evidentemente per fortuna (o per sfortuna, dipende dai punti di vista), l’attività non dovette rendere più di tanto, così il locale venne chiuso, fino all’arrivo di un manipolo di giovanotti guidati da un professore del Dipartimento di Antropologia della Musica dell’Università di Londra, che rilevarono il posto e lo trasformarono in un laboratorio in cui si sperimentavano e si analizzavano nuove forme musicali. La ricerca si spinse soprattutto verso lo studio, dal punto di vista antropologico, della musica come espressione di protesta e ribellione. In breve tempo, il laboratorio divenne un vero e proprio locale in cui si cercava di dare spazio a forme d’arte “non convenzionali” e non legate alle leggi del mercato, che altrimenti rimarrebbero ai margini o che non troverebbero il giusto risalto in città. Ciò grazie anche e soprattutto alla collaborazione instaurata con Max Jovine, membro storico dei 99 Posse e, da sempre, personaggio attento alle evoluzioni e alle proposte artistiche più “underground” della metropoli partenopea. Oggi il Rising South, rappresenta più che una realtà. La filosofia di fondo lo ha reso un posto originale e multiculturale, con un ambiente che rimane sospeso tra un Club ed un Centro Sociale.

Insomma il Rising South è un posto unico a Napoli, un spazio libero in cui è possibile dare forma alla propria creatività, un forte centro d’aggregazione giovanile, un luogo in cui non manca l’informazione, o semplicemente un posto in cui ascoltare dell’ottima musica. Negli ultimi anni al collettivo dell’associazione RISING si sono aggiunte nuove forze lavorative che anno dato la possibilità di coltivare altre due entità: il Rising Mutiny e il Rising Republic.

L’associazione Rising Republic è affiliata all’Arci Napoli

NAPOLI – Via San Sebastiano, 19 [Centro Storico]
www.risingrepublic.com –  info@risingrepublic.com

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Bruna, passionale e dagli abbondanti e generosi tratti mediterranei. Le donne originarie della “città rò sol” hanno connaturato queste uniche ed inconfondibili caratteristiche. Chi pensa alla femmina partenopea ha impressa nella mente l’indimenticabile ed inimitabile pescivendola sorrentina Sofia Loren che, durante il suo sensualissimo mambo ballato in “Pane, amore e gelosia”, costituisce l’icona della donna del sud procace ed audace. La dama nostrana, però, spesso, a seconda del luogo in cui “si annida”, riesca camaleonticamente a mutare parte delle proprie caratteristiche. Tutt’ora, secondo testimonianze e voci più accreditate, sono quattro gli stadi in cui possiamo classificarla: (continua…)

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La città di Napoli è 1 in 3. La città sopraelevata, una sotteranea ed un’altra marina.
Infatti quest’ultima riguarda la costa del Golfo di Napoli che ha visto crescere e svilupparsi fin dall’epoca romana e l’epoca greca importanti porti e città.

Colonne, mosaici, edifici romani, resti di tutti i tipi ed una vasta e straordinaria ricchezza di reperti archeologici sono parte del Parco Sommerso di Baia, equiparato a una Pompei subaquea.

Oceanus ha realizzato delle immersioni davvero interessanti, con un progetto “Un’Altra Napoli” ed ha documentato con video e foto lo splendore delle ricchezze archeologiche.

Ma chiunque si immerga nelle acque di Napoli può diventare parte attiva del nostro progetto riportando i dati delle proprie immersioni nella scheda di rilevamento qui scaricabile.

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