Il blog sulla grande città di Napoli – Novità e Curiosità

“Piazza Dante era bloccata, son rimasta imbottigliata per un’ora e più. Ah sei nervoso? Non parliamone stasera, buon riposo!” – Una madre logorata dal lavoro e dal traffico torna a casa e scopre i malumori di un marito alle prese con la piccola che proprio non vuol addormentarsi. Questo è quanto recitava il testo di una canzone di Federico Salvatore, che avrebbe poi proseguito dedicando ingiurie alla pseudo-famiglia che lo circondava.

Il traffico fa letteralmente “uscire pazzi” i napoletani. E la ZTL? Pure. Soluzioni? Per ora non resta altro che quella periodica attitudine, tutta partenopea, a ridiscutere le proprie abitudini nel momento della collisione con le partiche della moderna civiltà. Come fu per il casco obbligatorio sul “cinquantino”, così sarà anche stavolta. Ce lo auguriamo. (continua…)

La nascita del Disk Jokey coincide con quella della disco music anni ’70. All’epoca il loro ruolo era quello di passare i pezzi più in voga del momento e di fare annunci al microfono.

Da allora ne è stata fatta di strada nel campo della musica dance, e i DJ da semplici juke box umani quali erano, sono diventati dei veri e propri musicisti (e in alcuni casi produttori), per un pubblico che è sempre più esigente. Questi uomini della notte però devono fare i conti con un sempre più nutrito esercito di ragazzini che, complici i prezzi sempre più bassi per un impianto, si inventano DJ per una notte alle feste private e nei club minori. Altro danno per il settore è stato fatto dai programmi di editing musical; ormai qualunque quindicenne che ha come idolo Carl Cox (ma se lo immagina bianco,snello e pieno di capelli!), con un Mac e una discreta scheda audio pensa di poter raggiungere i vertici della musica elettronica.

Ma nella nostra città qual è la situazione? La voglia di far baldoria è una caratteristica del popolo napoletano e,soprattutto nei week end Napoli pullula di eventi legati alla musica da ballare.

House, elettronica o musica dance commerciale non fa molta differenza, l’importante è che ci sia la volontà di fare qualcosa di buono, con professionalità.

Se cerchi un dj feste private Napoli puoi contattare Dj Skiro per qualsasi tipo di party, dalla festa dei 18 anni al matrimonio.

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Il babà ha origini nobili. A testimoniarlo le molte cronache del tempo che indicano Stanislao Leszazinski, re di Polonia dal 1704 al 1735, l’artefice di uno dei dolci più amati del territorio. Dopo averlo detronizzato, gli affidarono il Ducato di Lorena. Annoiato dalla gestione di un piccolo feudo, si avvicinò all’arte e alla cultura che gli dava non pochi grattacapi. Per questo chiedeva ai propri pasticcieri che gli preparassero sempre dolci nuovi. La fantasia, però, in questi ultimi scarseggiava. Per tale motivo gli veniva continuamente propinato il “kugelhupf, un dolce tipico fatto con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva sultanina, unito al lievito di birra, che dava una consistenza soffice spugnosa alla pasta. Stanco dei continui rifiuti che seguivano ai suoi progetti e agli orribili intrallazzi datigli dai propri pasticcieri, l’ex sovrano si era dato all’alcol. Poiché gli inverni erano molto freddi, egli aveva trovato, tra tutte le bevande che assumeva, una che gli dava forza e vigore: il rhum un’ acquavite derivata dalla canna da zucchero, importata dalle Antille. Una sera, stufo dell’ennesima porzione del pastoso dolce, lo scaglio verso la bottiglia di rhum che era adagiata a pochi metri dalla sua poltrona. Ad un tratto il dolce, intriso del liquido rovesciatosi, assunse un rassicurante colore ambra e un profumo inebriante iniziò a diffondersi tutt’intorno. Stanislao l’assaggio e ne rimase estasiato. Il dolce fu chiamato dallo stesso “Babà”, in onore di Alì babà, protagonista del celebre racconto tratto da “Mille e una Notte”, libro che il sovrano amava leggere. Il celebre dolce fu portato, nella sua celebre forma di fungo, dai “monsù”, chef che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane.

MARIA ANNA FILOSA

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La grande sfida si avvicina. Il 18 ottobre si disputerà la gara tanto attesa di Champions League tra Napoli e Bayer Monaco. Già tutto esaurito,quindi, per uno degli incontri più attesi dell’anno. Intanto, i campioni del Napoli non fanno mancare la loro presenza ai più deboli. Secondo indiscrezioni i due difensori del Napoli Salvatore Aronica e Paolo Cannavaro nel pomeriggio di venerdì hanno visitato il villaggio della salute aperto al pubblico per la prevenzione dei tumori al seno. Intanto, si registrano, ritornando agli impegni professionali degli azzurri, ben 5000 tagliandi già venduti per il partitone suddetto, mentre continua ininterrotta la vendita dei biglietti per la partita di campionato contro il Parma, che si svolgerà tre giorni prima del match di Champions. Non preoccupa più di tanto, però, neanche il fronte infortuni. Pandev, infatti, secondo i pronostici più drastici, recupererà in sole due settimane lo stiramento al bicipite della gamba sinistra. Pian piano anche Lavezzi, che si era procurato una lesione al calcagno del piede destro, sta recuperando, attraverso anche diverse lezioni di piscina, che gli permettono di mantenere un discreto tono muscolare. Donadel sta recuperando in Toscana, mentre Cavani si sta riprendendo da una brutta distorsione alla caviglia destra. Nonostante tutto le sedute di allenamento s’intensificano. Numerose le sedute doppie in previsione non solo dell’anticipo, ma del grande match. Veloce recupero degli infortunati, come suddetto, ma anche allenamento atletico e partitella a campo ridotto per Grava e Dzemaili, che hanno seguito un’apposita tabella personalizzata di allenamenti. Ancora in dubbio, inoltre, la presenza di Cavani nella gara contro la Bolivia, in quanto le riserve sul suo impiego in tale partita non solo state sciolte da Mazzarri ed il suo staff. Nonostante tutto l’attaccante continua ad essere testimonial per conto dell’Hermocentro Maldonato circa la donazione del sangue, in onda su tutte le reti televisive uruguaiane.

MARIA ANNA FILOSA

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Era l’11 marzo 1737 quando Carlo di Borbone diede inizio ai lavori del “Real Teatro San Carlo”, uno tra i teatri più grandi e più belli d’Europa. Il Teatro, ben presto, divenne sede non solo di eventi volti ad indottrinare e ad ingraziarsi la corte ed i sudditi più facoltosi, ma anche di numerose manifestazioni politiche e dinastiche. Il progetto della maestosa opera fu affidato al brigadiere dei reali eserciti, Giovanni Antonio Medrano, la stessa, costata alle casse della monarchia partenopea ben 100.000 ducati, fu terminata in soli 8 mesi. Il teatro fu inaugurato il 4 novembre 1737 nel giorno di San Carlo con l’opera “Achille in Sciro” ed il suo costruttore, Angelo Carasale, ne fu l’imprenditore fino al 1741. Successivamente, intorno al 1767 circa, Ferdinando I di Borbone, in occasione del proprio matrimonio con Maria Carolina d’Austria, incaricava l’arch. Ferdinando Fuga di rinnovare gli interni del teatro, difatti, vennero aggiunti otto palchi di proscenio tra i pilastri del boccascena, furono cambiati gli addobbi, vennero aggiunti cristalli a specchio nella sala e un cornicione sull’ultima fila di palchi. Nel 1799, durante la Repubblica Partenopea, il monumento assunse il nome di “Teatro Nazionale”. I suoi lavori di ristrutturazione iniziarono il 4 novembre del 1809 con lo scopo di edificare un corpo di fabbrica antistante l’ingresso del teatro. In seguito ad un incendio, verificatosi pochi anni dopo, l’opera fu inaugurata e presentata al pubblico il 12 gennaio 1817 con l’opera “ Il sogno di Partenope”. Soltanto nel 1822 il re Ferdinando I di Borbone concesse le sale da gioco del teatro alla Reale Accademia dei Cavalieri per potervi svolgere ricevimenti ed eventi mondani. Nel 1840 finalmente la struttura veniva dotato di illuminazione a gas. Nel 1875 una Commissione Tecnica, nominata dalla Giunta Municipale per esprimere un parere sulle condizioni statiche del teatro, riferì che, mentre le strutture murarie erano in ottime condizioni, le capriate di copertura, a causa delle copiose infiltrazioni d’acqua, rischiavano di crollare. Successivamente ai lavori, precisamente il 14 ottobre 1887, l’opera fu ceduta, unitamente al Teatro Mercadante, al comune di Napoli. Dopo un secolo di attività ininterrotta, per fortuna, il 23 novembre 1980, anno del terremoto campano – lucano, non determinò danni determinanti la chiusura del teatro. Ancor’oggi il Teatro costituisce l’antico vanto della città grazie ai suoi 368 interventi di lavori, volti negli anni a conservarlo e, soprattutto, ad erigerlo a teatro lirico più bello del pianeta.

MARIA ANNA FILOSA

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Bruna, passionale e dagli abbondanti e generosi tratti mediterranei. Le donne originarie della “città rò sol” hanno connaturato queste uniche ed inconfondibili caratteristiche. Chi pensa alla femmina partenopea ha impressa nella mente l’indimenticabile ed inimitabile pescivendola sorrentina Sofia Loren che, durante il suo sensualissimo mambo ballato in “Pane, amore e gelosia”, costituisce l’icona della donna del sud procace ed audace. La dama nostrana, però, spesso, a seconda del luogo in cui “si annida”, riesca camaleonticamente a mutare parte delle proprie caratteristiche. Tutt’ora, secondo testimonianze e voci più accreditate, sono quattro gli stadi in cui possiamo classificarla: (continua…)

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La città di Napoli è 1 in 3. La città sopraelevata, una sotteranea ed un’altra marina.
Infatti quest’ultima riguarda la costa del Golfo di Napoli che ha visto crescere e svilupparsi fin dall’epoca romana e l’epoca greca importanti porti e città.

Colonne, mosaici, edifici romani, resti di tutti i tipi ed una vasta e straordinaria ricchezza di reperti archeologici sono parte del Parco Sommerso di Baia, equiparato a una Pompei subaquea.

Oceanus ha realizzato delle immersioni davvero interessanti, con un progetto “Un’Altra Napoli” ed ha documentato con video e foto lo splendore delle ricchezze archeologiche.

Ma chiunque si immerga nelle acque di Napoli può diventare parte attiva del nostro progetto riportando i dati delle proprie immersioni nella scheda di rilevamento qui scaricabile.

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Una fenice azzurra risorta dalle ceneri.

Naples Foot- Ball & Cricket Club” questo era in origine il nome della Società che noi tutti conosciamo come “Società Sportiva Calcio Napoli“, epoche diverse ha vissuto Partenope, segnate da straordinari gladiatori da campo che hanno fatto la nostra storia calcistica a livello internazionale e nazionale. Gli anni d’oro del Napoli iniziano negli 80. Nel 1981 il Napoli sfiora lo scudetto con l’olandese Ruud Krol, ma la vera svolta si ebbe nel 1984, quando l’allora presidente Ferlaino, il 30 giugno dello stesso anno, decise di acquistare l’attuale Dio di Napoli: Diego Armando Maradona, dal Barcellona per la cifra di 15 miliardi di vecchie lire. Con il tecnico Ottavio Bianchi nel 1987 il Napoli conquista il suo primo scudetto, riuscendo a vincere anche la terza Coppa Italia, con i nuovi acquisti Careca e Alemão il Napoli arrivò due volte consecutive al secondo posto (1987-88; 1988-89). Nel 1989 è la volta della Coppa Uefa. (continua…)

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Una danza sulla monnezza, stavolta non si tratta di metafore politiche ma di un vero e proprio balletto sui cumuli di rifiuti. A realizzare il video che spopola in rete è stato il collettivo di video-maker napoletani The Jackal.
Duchessa, Monteoliveto, Piazza Cavour, Riviera di Chiaia e Capodichino; sono questi i set naturali in cui Simone – uno dei fondatori di The Jackal – si cimenta in una danza surreale tra vicoli e strade invase dalla munnezza.
Il titolo della clip non è il classico grido di dolore lanciato nel vuoto. , è un appello, una richiesta alla partecipazione che rivive nella scritta che compare a metà del video: Napoli. Da soli non si può fare molto, per cambiare bisogna essere in tanti.

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“Vir’ a sfugliatell’ e po’ muor’”.Questo potrebbe essere l’adattamento adatto di un antico detto napoletano ad una delle delizie nostrane invidiata da tutta Italia e non solo. La sfogliatella napoletana, riccia o frolla che sia, ha una storia antica e nobile, che risale addirittura al 1700. A quell’epoca le cucine dei monasteri sfornavano leccornie di ogni sorta, grazie alle abili mani di monache esperte nell’arte della pasticceria. La tradizione vuole che questo squisito dolce partenopeo sia nata proprio in un convento, quello di Santa Rosa, ubicato in Conca dei marini, una località in provincia di Amalfi. Un giorno, un “team” di suore, per sbaglio, diede vita ad una delle delizie che rimarrà nel cuore della “città ro’ sol’”. Riprodurre questo dolce, dopo quel fatidico giorno, non fu affatto semplice, ma le tenaci suore non si arresero. Stesero in strisce strettissime lunghe parecchi metri e di un millimetro circa di spessore la pasta di sola farina, acqua, sale e sugna. In seguito, le arrotolarono due volte in rotoli strettissimi, che tagliarono a fette di un centimetro di spessore, dopo averli ripiegati a sacchetta o ad imbuto. Ultimo tocco fu quello di riempirli con un cucchiaio di ripieno di semolino, cotto in acqua bollente, ricotta, uova, zucchero, canditi a pezzetti. Dopo la preparazione, le monache inserirono i fagottini di sfoglia in forno, a temperatura molto alta, e lasciarono che le stesse si cuocessero per una quindicina di minuti. Il risultato fu una schiera di bionde e croccanti conchiglie che, bagnate nello zucchero a velo, potevano essere servite sia calde, sia fredde. Proprio per l’enorme successo che la sfogliatella riscosse si decise di chiamarlo come l’antico monastero che lo aveva creato, Santa Rosa. Solo con la modifica apportata dal cavalier Pintauro, oggi possiamo denominare questa delizia del palato “Sfogliatella”.

MARIA ANNA FILOSA

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