Il blog sulla grande città di Napoli – Novità e Curiosità

Visto che oggi 19 marzo è una doppia festività: la festa del papà e San Giuseppe (auguri a tutti!), vi propongo la ricetta di uno dei dolci di cui sono maggiormente ghiotto, la mitica Zeppola di San Giuseppe.

La sua tradizione è dell’Italia meridionale, tipico dolce della zona vesuviana, che si prepara generalmente in questo periodo di festa di San Giuseppe/festa del papà. Gli ingredienti principali sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro e l’olio d’oliva. Nella tradizione napoletana esistono due varianti di zeppole di San Giuseppe: fritte e al forno. In entrambi i casi le zeppole hanno forma circolare con un foro centrale dal diametro di 2 cm. circa e sono guarnite ricoprendole di crema pasticciera con sopra delle amarene sciroppate. Infine questo dolce viene sottoposta ad una spolverata di zucchero a velo.

Per la  ricetta delle zeppole di San Giuseppe clicca qui sotto.

(continua…)

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Pasqua si avvicina e oggi dedichiamo questo articolo al classico dolce pasquale partenopeo, la pastiera napoletana.
Per noi napoletani la pastiera oltre ad essere un dolce è anche una tradizione, un rito da rispettare rigorosamente.
Una volta la preparazione si faceva la mattina di giovedì santo e si infornava nel forno di quartiere il pomeriggio.
Con la cottura della pastiera si riempiono case e strade di un profumo unico, dolce e fruttatoche nasce dall’acqua di fior d’arancio e degli ingredienti sapientemente mescolati. E’ usanza anche quella di prepararne più d’una per scambiarla con amici e parenti.

Le origini della pastiera non sono note con esattezza, tutte le ipotesi hanno come fulcro il periodo pasquale, a conferma dello stretto legame tra la pastiera e questo rituale religioso. Nell’attuale versione, fu inventata probabilmente da una suora, in un monastero dimenticato napoletano.

Come ogni cibo della tradizione che si rispetti, le leggende sulla pastiera si sprecano: una delle più conosciute narra di Maria Teresa D’Austria, consorte del re Ferdinando II di Borbone, soprannominata dai soldati “la Regina che non sorride mai“, dopo aver assaggiato una fetta di pastiera non poté far a meno di sorridere. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

 
La ricetta della vera pastiera napoletana.

Ingredieti impasto
500 gr di grano in scatola
500 gr zucchero
500 gr ricotta
6 uova
1bustina vainillina
1/2 bustina di cannella
1 bottiglina acqua millefiori

Ingredienti pasta frolla
400 gr di farina
4 rossi di uova
150 gr di zucchero
200 gr di vallè
1 pizzico di sale

Preparazione della pasta frolla.
Su una spianatoia, mettere la farina a fontana, al centro mettere i rossi, lo zucchero e il burro (vallé).
Lavorare il tutto velocemente, formare una palla e metterla a riposare in frigo.

Preparazione impasto
In una ciotola  mettere  la ricotta passata a setaccio, unire lo zucchero, e lavorarlo a crema, unire i
rossi 1 per volta facendoli amalgamare bene. Unire il grano cotto come da istruzioni sul barattolo.
Aggiungere  la vainillina, poi la cannella e la bottiglina di millefiori, infine  montate i bianchi d’uovo a neve ferma e unire al tutto, mescolando accuratamente.

Stendere una parte di pasta frolla in un ruoto alto, mettere tutto l’ impasto della pastiera,
con la rimanente pasta formare delle tagliatelle larghe 2 cm e adagiarle  sull’impasto diagonalmente (come nella foto). Cuocere nel forno a 180 gradi per circa 50 minuti.

Buona Pastiera a tutti!

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Come per la musica e come per la cucina, la città di Napoli e la sua provincia sono conosciute in tutto il mondo per l’arte sartoriale.
Stile, fantasia, eleganza: anche questo è Napoli, la sartoria napoletana è una leggenda.

I sarti napoletani sono dei veri purosangue del settore, la maggior parte è cresciuta all’ombra del vesuvio seguendo le antiche tradizioni della sartoria partenopea.

Città e provincia sono piene di piccole e grandi sartorie che tramandano nel tempo una antica tradizione sartoriale fatta di eleganza classica e gusto del particolare. Gli abiti, soprattutto maschili, sono confezionati con raffinatezza e ricercatezza. Importanti anche le camicie su misura e le cravatte, tutti prodotti che hanno creato marchi famosi anche all’estero.

L’abito confezionato a mano,fa impazzire tutti, non c’è cosa più bella di farsi un abito che vesta a pennello. A Napoli,si sa,il gusto e l’eleganza del vestire sono qualità innate. Forse questo avviene perché qui, per tradizione,l’apparenza ha un’importanza fondamentale, sartorialmente si cura il più piccolo dei particolari.

Anni fà, la domenica a via dei Mille, la strada “chic” di allora, c’era un continuo passeggio ed incrociarsi di sguardi, per valutare com’era vestito Tizio e com’era vestito Caio. Si osservava il taglio,la giuntura delle maniche,la morbidezza con cui erano attaccate le spalle,la scioltezza della vita che non doveva essere troppo segnata,la larghezza del bavero,le rifiniture,la piega dei pantaloni,ed il generale “aplomb” dell’intero vestito.
Il sarto su misura sarà sempre un privilegio di pochi, di una élite. Ma sarà lui, sempre, il modello di riferimento ed a lui si ispirerà anche la produzione in serie, quando vorrà perfezionarsi”. Così Raffaele La Capria ci racconta della consolidata tradizione sartoriale partenopea che viene rinnovata ancor oggi da abili operatori il cui gusto è riconosciuto in tutto il mondo. Fra il 1930 ed il 1935 Napoli era ancora da considerare la centrale europea dell’eleganza.L’artigianato trionfava. A Napoli c’erano i migliori sarti, sarte celebri, calzolai superiori a quelli inglesi”.

La sartoria napoletana è unica perché coniuga la perfezione artigianale del prodotto fatto a mano, da mani e menti napoletane, con uno stile aziendale, riconoscibile dal taglio.

In fine vorrei solo ricordare un pò di nomi che hanno fatto storia della sartoria mondiale: Kiton, Mariano Rubinacci, E. Marinella, Eddy Monetti, Mario Valentino, Isaia Napoli, Cesare Attolini, Mario Muscariello, Luigi Borrelli.

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Per capire lo stile e le caratteristiche di una città basterebbe farsi un giro nel suo cimitero, da lì si capiscono tante cose… E proprio per questo che oggi dedico l’articolo di questo blog al Cimitero di Poggioreale, un vero e proprio museo a cielo aperto, per riscoprire un mondo popolato di statue e lapidi, troppo a lungo considerato soltanto come luogo di dolore e di rimpianto. Volti di marmo, tratti addolciti da un velo di polvere secolare.

Napoli, città di leggende e misteri, città esoterica con i sui tanti piccoli cimeteri nascosti e non, è anche la città con uno dei maggiori cimiteri di’Europa, lo storico Cimitero di Poggioreale. Ha una superfice di circa cinquanta ettari, disposti in maniera discontinua sul versante meridionale della omonima collina.

Il Cimitero di Poggioreale è formato da due parti, separate dalla via Santa Maria del Pianto, quella a valle con ingresso principale dalla Via Nuova Poggioreale nota come Cimitero Monumentale e quella a monte ovvero, Cimitero della Pietà e Cimitero Nuovissimo con ingresso dalla via Santa Maria del Pianto.

Merletti di pizzo scolpiti su pietra, mani congiunte in preghiera.
Lungi dall’essere un luogo cupo e macabro, il Cimitero Monumentale di Poggioreale ha tanto fascino da offrire a coloro che avranno la curiosità di visitarlo per ammirare una tale ricchezza di statue, storie e aneddoti curiosi da suscitare meraviglia.

Imponenti mausolei, monumenti consumati dal tempo, cappelle private e tombe intrise di storia si susseguono attraverso un percorso narrato, lasciando al visitatore una sensazione di piacevole subbuglio interiore, lì in mezzo a mille percezioni.

Indubbiamente il complesso più noto dell’intera area è il Cimitero Monumentale di grande valore storico e culturale per la preziosità delle sue tombe e delle sue statue, nonché per il gran numero di cappelle e chiese contenute al suo interno e per il Quadrato degli uomini illustri.
Infatti la fame di questo cimitero è dovuta anche alla presenza delle tombe del tenore Enrico Caruso, di Eduardo Scarpetta, Nino Taranto e del grande attore Totò.
Quest’ultimo continua a ricevere, sulla tomba che lo ospita, lettere di estimatori da ogni parte d’Italia che intestano così le missive al defunto: “Al Principe Antonio De Curtis, Cimitero del Pianto, Napoli“.
Le lettere vengono lasciate sul sepolcro in marmo bianco recante il suo inconfondibile profilo in altorilievo.

Il Monumentale è il più antico e fu progettato nel 1812 da Francesco Maresca e approvato da Gioacchino Murat ma gli eventi politici causati dalle guerre napoleoniche ne rallentarono la realizzazione.
Un forte impulso fu dato da Ferdinando II di Borbone che ne volle il compimento. Sotto la direzione degli architetti Ciro Cuciniello e Luigi Malesci, ripresi nel 1836 i lavori, fu inaugurato nel novembre 1837 con l’apertura di un’area distinta e discosta, prossima al Cimitero del Tredici, sulla via Nuova del Campo, destinata ai deceduti per l’epidemia di colera. Questo settore è conosciuto come Cimitero dei Colerosi e attualmente non è più in uso.

Sempre nella parte Monumentale abbiamo il quadrilatero degli Uomini illustri. L’area comprende 157 monumenti suddivisi in 7 isole. Infatti non esiste un Famedio che accolga i personaggi ma sepolture singole. Pur nella notevole eterogeneità di stili e dimensioni, l’insieme è di grande suggestione e invito a visitare questo luogo di forte suggestione emotiva.

Fra le personalità di spicco qui sepolte figurano:

Carlo Forte, ingegnere economista, compositore
Benedetto Croce, filosofo, politico (tomba esterna, nelle immediate vicinanze dell’ingresso, essendo l’area satura),
Salvatore Di Giacomo, poeta e scrittore
Raffaele Viviani, drammaturgo.
Benedetto Cairoli politico
Carlo Pisacane (Monumento)
E. A. Mario, autore, fra l’altro, de La leggenda del Piave
Luigi Settembrini letterato e politico
Francesco De Sanctis, letterato e politico
Vincenzo Gemito, scultore
Giovanni Amendola, politico
Nicola Antonio Zingarelli, musicista
Saverio Mercadante, musicista
Luigi Giura, ingegnere cui si deve il magnifico Ponte “Real Ferdinando” sul Garigliano, primo esempio del genere in Europa (Gran Bretagna esclusa)
Sigismund Thalberg, musicista

Esiste anche un laboratorio di archeologia sperimentale insolitaguida.it che organizza visite guidate di una Napoli poco convenzionale, tra cui al Cimitero di Poggioreale.

Sito web: http://www.insolitaguida.it/cimitero_poggioreale.html

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Basta fare zapping per i canali tv napoletani per trovare sempre, a tutte le ore, un film del grande Totò. Sempre di moda, sempre divertenti e ironici, direi semplicemente UNICI.

Tra i personaggi che hanno fatto la storia di Napoli, poteva mai mancare Antonio de Curtis, in arte Totò?
Oltre alla storia di Napoli ha fatto la storia dello spettacolo e del cinema italiano.

Attore comico, poeta e compositore di canzoni, nato a Napoli il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità da Anna Clemente e Giuseppe de Curtis e morto a Roma il 15 aprile 1967.

La sua storia artistica è senza rivali, Totò spaziò in tutti i generi teatrali, con oltre 50 titoli, dal variété all’avanspettacolo di tipo burlesque, alla “grande rivista” di Michele Galdieri, passando per il cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, visti da oltre 270 milioni di spettatori, un record nella storia del cinema italiano, e la televisione con una serie di 9 telefilm diretti da Daniele D’Anza, poco prima della scomparsa, ormai ridotto alla quasi cecità che lo aveva costretto nel 1957 ad abbandonare il palcoscenico. (continua…)

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Napoli: città di misteri, leggende e meraviglie, ma anche di magie, superstizioni e numeri. Scrive Matilde Serao: Tutte le superstizioni sparse nel mondo sono raccolte in Napoli e ingrandite, moltiplicate poiché la sua credulità è frutto di ignoranza, della miseria e delle sventure che a Napoli si sono alternate dai diversi attacchi del colera all’eruzione del Vesuvio nel 1872.

Sembra un peperoncino a guardarlo bene, ma quello che si crede più sinceramente è che questo corno rovesciato è sfavillante più che dare sapore alla vita le assicuri protezione dai malocchi, malelingue e male altri, vari ed eventuali. Se è quello giusto, si sente sotto le mani: addà essere tosto (duro), vacante (vuoto), storto e cu’ ‘a ponta (a punta), peculiarità primarie legate all’antichità, a cui vanno necessariamente aggiunte quelle di esclusività partenopeo: rosso, gobbo e fatto a mano. Il colore è fondamentale perché richiama la fertilità e l’abbondanza, oltre che l’idea del trionfo (sui nemici), la gobba è un chiaro richiamo e ha un’altra superstizione napoletana, ‘o scartellat (che soccombe perfino sotto il peso della fortuna!) (continua…)

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A Londra c’e quello di “Portobello”, a Parigi quello di “Clignan Court”, Roma ha “Portaportese”, ma Napoli in fatto di bancarelle e mercatini non ha rivali.
Meglio del canto della sirena Partenope è solo la voce degli ambulanti nei vari mercatini sparsi nella città, che ne sono veramente per tutti i gusti. Un’attrazione resistibile, sono loro i veri artisti della seduzione commerciale e non c’è albero maestro che tenga. I veterani frequentatori della bancarella motteggiano “chi cerca trova” , ma per il napoletano in shopping vale la regola “saranno loro a trovare me”.

La scelta è talmente vasta che è più facile giarare a zonzo e aspettare di essere chiamati che il contrario.
Se volessimo fare un promemoria pratico potrebbe partire proprio da quello di Poggioreale, che resta certamente quello più grande e divertente, specializzato nella vendita delle scarpe. A un passo dalla stazione centrale, poche fermate in tram. Il pubblico è verio all’inverosimile, al di qua e al di là del banco di vendita. Chiassoso, rumoroso e popolare, ma anche ben organizzato, si potrebbe girarlo per ore senza tornare allo stesso posto, lasciandosi sballottare qua e là dall’inventiva e dall’estro del venditore verace e dalle inverosimili indicazione di vendita.

Le reclame dei commercianti sono degne delle più elaborate agenzie pubblicitarie: dalla personificazione della verdura (il carciofo, sono qui) a una nostalgica citazione dei bei tempi andati (acqua, zucchero e limone chist è Diego Maradona/tè rinfresca, tè cunsola pure si nun segn o gol) se non addirittura l’idea della vera pari opportunità (maglie per tutti, uomini donne e gay). L’ideale sarebbe comunque non accontentarsi mai del primo prezzo sparato, è implicito che si spendano almeno 10 minuti tra tira e molla, contrattazioni, ribassi e compromessi. Magari il prezzo alla fine resta uguale, fermarsi a contrattare solo se si è davvero certi dell’acquisto è una buona regola.

L’atteggiamento è totalmente sconsigliato d’altra parte della città, al viale Virgiliano, dove tutti i giovedì c’è il mercatino di Posillipo. Senza dubbio il più trendy di tutti. Si trovano capi firmati, fuori stagione o in stock, accessori, scarpe, articoli per la casa e make-up. I prezzi convenienti ma non bassi. Restando sempre sul caro chic andante ci sarebbe il mercatino dietro l’Umberto, il liceo classico del quartiere Chiaia, dal lunedi al sabato mattina. Occupa gran parte di Via Imbriani anche se non è facilmente identificabile. Nel caso, basta seguire il classico gruppo di donne in marcia che, seppure non dirette lì, un giro passeranno a farlo comunque. Altro mercatino, altra filosofia, quello della Duchesca dietro Piazza Garibaldi. Portafogli sotto controllo, a come non passarci? Tra quelli ancora popolari, è sicuramente il più vivo. Un posto incredibile dove trovare di tutto, legale e meno, dalle nove a mezzogiorno.

A Portanolana, nell’aria delle due torri, c’è un meraviglioso mercato del pesce. Tutti i giorni dalle 8.00 alle 14.00. la confusione è esaltante. Una leggenda ottocentesca vorrebbe i venditori a dipingere occhi brillanti ai pesci per renderli più vivi. Inutile sottolineare che nel periodo di Natale per nulla al mondo questi possono perdere le trattative per il capitone e l’anguilla del cenone della vigilia. Dalla porta al castello, nei pressi dei Piazza Municipio, ogni mattina all’alba nel fossato del Maschio Angioino, il mercato dei fiori, un trionfo di voci, colori e profumi. Un altro passaggio necessario alla Pignasecca, nei pressi di Montesanto. Mercato di studenti, stranieri e chiunque abbia necessità di fare la spesa low budget  di pesce, frutta, carne e tutto quanto di alimentare venga in mente. Da qui direttamene in funicolare si sale al Vomero dove, tra Piazza degli artisti e Piazza Medaglie D’Oro, ci sono le bancarelle del mercatino di Antignano. Si trovano ottime cose a buoni prezzi soprattutto abbigliamento e accessori particolarmente alla moda.

I MERCACTINI DI NAPOLI

Poggioreale – un chilometro dopo il carcere di Poggioreale all’incrocio fra via Nuova Poggioreale e via Marino di Caramanico troverete una montagna di scarpe di qualsiasi tipo a prezzi abbordabili, e poi abbigliamento e qualsiasi altra cosa… Aperto dal venerdì alla domenica dalle 6 alle 14.

Antignano – nel quartiere del Vomero, nei dintorni di piazza Antignano, scarpe, vestiti, accessori per la casa, e molto di più: dalle 7 alle 13.30 tutti i giorni feriali.

Posillipo – vestiti firmati, scarpe buone, tessuti ed accessori, etc.: molta gente “bene”, i prezzi di conseguenza…:-) viale della Rimembranza tutti i giovedì dalle 7 alle 13.

Fuorigrotta – Facile da raggiungere con gli autobus, la Cumana e la metro, di fronte alla stazione della cumana di Fuorigrotta, in un grande capannone e nei suoi dintorni, troverete alimentari, abbigliamento, calzature, etc., etc., in una folla incessante dalle 8 alle 13 tutti i giorni feriali.

Forcella – Fra Piazza Garibaldi e corso Umberto, un posto incredibile dove troverete di tutto legale e meno, dalle 9 a mezzogiorno circa.

Porta Nolana piazza Porta Nolana e dintorni ogni giorno dalle 8 alle 14. Nell’area delle due torri a guardia dell’antica porta di entrata alla città, il migliore mercato di pesce a Napoli, dove troverete ogni tipo di prodotto ittico vivacemente promosso dagli esercenti, insieme ad alimentari vari ed un pò tutte le altra categorie merceologiche in un caos variopinto e divertente. durante le festività di Natale, da non perdere le trattative per l’acquisto del capitone, la tradizionale anguilla del cenone della vigilia.

Mercato dei fiori Piazza Municipio ogni mattina all’alba. Questo affascinante mercato si svolge ogni mattina nei fossati del Castel Nuovo: rivolto agli acquirenti al dettaglio ed agli operatori del settore, la vendita si svolge in un tripudio di colori e di profumi che rendono questo il miglior modo di concludere una serata o di iniziare un nuovo giorno di scoperte.

La Torretta via Giordano Bruno La Torretta, a Mergellina, è uno dei pochi mercati coperti della città: ricco di bancarelle di alimentari, oggetti per la casa, abbigliamento e calzatureria.

Montesanto piazza e via Pignasecca il piccolo ma brulicante mercato di Pignasecca è un valido ausilio per ricordare che nel centro storico di Napoli, a differenza di altre città, vive ancora una consistente fetta di famiglie di ceti meno agiati: troverete bancarelle varie, fra cui si distinguono le pescherie e le loro imbattibili grida per attirare il pubblico.

Mercatino dell’antiquariato Villa Comunale, ogni terzo e quarto sabato e domenica del mese Un mercatino delle pulci specializzato sull’antiquariato che anno dopo anno sta conquistando sempre più spazio e prestigio, soprattutto per la varietà degli oggetti esposti, dalla cartolina d’epoca fino all’armadio fine ’800. A dicembre non-stop fino alla vigilia. Per essere sempre aggiornati sulle date chiamare il numero 0817612541.

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Caffé, caffé e sempre e solo caffé, ogni scusa è buona per fare la pausa per gustare un buon caffé.
A casa o al bar, e per molti napoletani la giornata non comincia se non si prende un caffé come si deve.

Ogni volta che si prende il caffè a Napoli si compie un rito, si gode un privilegio che sembra brutto a tenersi solo per sé, quindi si lascia sempre una moneta sul bancone del bar come segno di un altro caffé già pagato o per un amico che passerà a prenderlo. 

Ufficialmente, tra le caratteristiche imprescindibili, il caffè deve avere le quattro C : carico, caldo, comodo e corto; anche se, secondo quanto è scritto sul muro del bar dietro al conservatorio, sarebbero: comme cazz coce, bevuto in piedi tra musicisti trafelati che, nonostante il ritardo, non rinunciano alla tazzulella e alla veloce chiacchierata. (continua…)

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A Napoli tutto è sempre tradizione, quindi come non può esserlo il carnevale con la sua antica storia e con il suo vecchio pulcinella.
Con le sua tipica cucina: chiacchiere, sanguinaccio, lasagna, migliacci dolci, migliacci salati, che in fondo a quest’articolo troverete le ricette di come si faceva una volta.

Le prime notizie del Carnevale napoletano ci giungono attraverso l’opera di Giovan Battista del Tufo,che era un nobile napoletano che inserì nel suo “Ritratto o modello delle grandezze, delle letizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli” una serie di poesie che riguardavano anche il Carnevale napoletano e che facevano riferimento a cavalieri ben vestiti e a piccoli carri.
I Napoletani, un tempo non troppo lontano, erano dediti a dare maggiore risalto al “Loro” personalissimo carnevale settembrino, con i famosi carri allegorici della Piedigrotta, una festa voluta dai regnanti Borboni, e perché no anche da alcuni piatti tipici che si potevano gustare in questo periodo dell’anno. La cucina napoletana carnevalesca è varia, divertente, colorata e va dalla preparazione di alcuni dolci tradizionali alla realizzazione di alcuni piatti davvero unici. (continua…)

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La nostra storia dei personaggi che hanno caratterizzato Napoli è cominciata con Diego Armando Maradona. Oggi la storia ci porta ad un altro grande personaggio che ci ha fatto ridere e divertire tantissime volte, Massimo Troisi.

Personaggio che ha fatto la storia del cinema italiano, con una semplicità ed una comicità unica.

Ricordo ancora il 4 giugno 1994, su Napoli si calò un velo di tristezza, era scomparso il grande attore Massimo Troisi.
Ancora oggi non passa minuto che qualcuno a Napoli non lo ricordi con una sua battuta o con uno dei suoi film: il postino, pensavo fosse amore invece era un calesse, il viaggio di capitan fracassa, che ora è, splendor, le vie del signore sono finite, hotel colonial, non ci resta che piangere, scusate il ritardo, no grazie il caffé mi rende nervoso, ricomincio da tre. (continua…)

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