Il blog sulla grande città di Napoli – Novità e Curiosità

“Piazza Dante era bloccata, son rimasta imbottigliata per un’ora e più. Ah sei nervoso? Non parliamone stasera, buon riposo!” – Una madre logorata dal lavoro e dal traffico torna a casa e scopre i malumori di un marito alle prese con la piccola che proprio non vuol addormentarsi. Questo è quanto recitava il testo di una canzone di Federico Salvatore, che avrebbe poi proseguito dedicando ingiurie alla pseudo-famiglia che lo circondava.

Il traffico fa letteralmente “uscire pazzi” i napoletani. E la ZTL? Pure. Soluzioni? Per ora non resta altro che quella periodica attitudine, tutta partenopea, a ridiscutere le proprie abitudini nel momento della collisione con le partiche della moderna civiltà. Come fu per il casco obbligatorio sul “cinquantino”, così sarà anche stavolta. Ce lo auguriamo. (continua…)

La leggenda del “munaciello” è sicuramente una tra le leggende partenopee più antiche. In passato, difatti, si sosteneva che non solo il frate avesse il potere di far sparire gli oggetti, ma anche di saper donare ad intere famiglie pace e prosperità. Di solito, sempre secondo la tradizione, lo stesso era raffigurato vestito di un vecchio saio che, all’epoca, indossavano i trovatelli che venivano accolti nei conventi. Amante delle belle donne, ma d’aspetto poco gradevole, lasciava a questeultime, in cambio dello spavento procurato per i suoi palpeggiamenti, ingenti quantità di monete. Si narra che la leggenda del “munaciello” affondi le proprie radici nella teoria esoterica secondo cui, attraverso doni, un demone, vestito appunto solo da un saio, acquistasse le anime degli uomini più dissoluti. Secondo un’altra versione, invece, si racconta che, intorno al 1445, durante il dominio degli Aragonesi, la figlia di un facoltoso mercante, Caterina Frezza, s’innamorò di un bellissimo garzone, Stefano Mariconda. L’amore, contrastato dal mercante, ebbe un tragico epilogo. Il giovane fu trovato morto, una mattina d’inverno, presso lo stesso luogo in cui soleva incontrarsi con l’amata. Per il dolore, la giovane si rinchiuse in convento, dove partorì un bambino deforme. Per nasconderlo agli sguardi maligni del popolo, le suore, iniziarono a coprirlo soltanto con dei vecchi abiti monacali. Da qui il soprannome “o munaciello” Secondo alcuni, però, la leggenda ebbe origine da un vecchio gestore di pozzi che, quando non riceveva pagamenti per i suoi servigi, era solito fare dei dispetti ai propri clienti.

Maria Anna Filosa

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La “montagna di fuoco”, denominata Vesuvio, si erge maestosa con i suoi 1281 m al centro del Golfo di Napoli. Considerato uno dei crateri più suggestivi del mondo, diventa tristemente famoso per la catastrofica eruzione del 79 d.c., narrata da Plinio il Giovane, che distrusse le spettacolari città romane di Ercolano, Pompei e Stabia. Il gigante di montagna, così come viene più volte soprannominato dai media, risulterebbe avere ben 400.000 anni e risulterebbe uno dei pochissimi vulcani capaci di dar vita sia ad eruzioni caratterizzate da debole attività esplosiva con colate di lava, sia ad eventi catastrofici come le cosiddette eruzioni pliniane. Un’altra nota eruzione di natura esplosiva è quella che interessò le città di Massa e Somma il 18 marzo 1944. Oltre all’abusivismo edilizio, fenomeno tristemente noto che da tempo interessa le pendici del vulcano, un altro problema che coinvolge il cono: quello dell’assenza di un piano di evacuazione che possa porre in sicurezza, in poco tempo, oltre 600.000 persone direttamente coinvolte. Insomma, l’eventuale emergenza vulcanica, il degrado ambientale e la pesante urbanizzazione trovano un parziale rimedio solo nel 1995 quando nasce il Parco Nazionale del Vesuvio che si estende per ben 8000 ettari e ricomprende all’incirca 13 comuni. Lo scopo del parco naturale è quello della salvaguardia non solo di una rara biodiversità sempre più minacciata da invadenze antropiche, ma anche di un immenso patrimonio naturalistico, unico nella sua espressione. Difatti, la vegetazione presenta ben 900 specie viventi ed il terreno in cui le stesse attecchiscono si presenta molto fertile a causa della lava. Inoltre, oltre alle 100 specie di volatili presenti, il Vulcano ospita anche una molteplicità di piccoli mammiferi e predatori, come i topi quercini, i ghiri, i moscardini, le faine, le volpi e le donnole.

MARIA ANNA FILOSA

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Prima del 2001, in via San Sebastiano 19, esisteva una fabbrica di bare. Evidentemente per fortuna (o per sfortuna, dipende dai punti di vista), l’attività non dovette rendere più di tanto, così il locale venne chiuso, fino all’arrivo di un manipolo di giovanotti guidati da un professore del Dipartimento di Antropologia della Musica dell’Università di Londra, che rilevarono il posto e lo trasformarono in un laboratorio in cui si sperimentavano e si analizzavano nuove forme musicali. La ricerca si spinse soprattutto verso lo studio, dal punto di vista antropologico, della musica come espressione di protesta e ribellione. In breve tempo, il laboratorio divenne un vero e proprio locale in cui si cercava di dare spazio a forme d’arte “non convenzionali” e non legate alle leggi del mercato, che altrimenti rimarrebbero ai margini o che non troverebbero il giusto risalto in città. Ciò grazie anche e soprattutto alla collaborazione instaurata con Max Jovine, membro storico dei 99 Posse e, da sempre, personaggio attento alle evoluzioni e alle proposte artistiche più “underground” della metropoli partenopea. Oggi il Rising South, rappresenta più che una realtà. La filosofia di fondo lo ha reso un posto originale e multiculturale, con un ambiente che rimane sospeso tra un Club ed un Centro Sociale.

Insomma il Rising South è un posto unico a Napoli, un spazio libero in cui è possibile dare forma alla propria creatività, un forte centro d’aggregazione giovanile, un luogo in cui non manca l’informazione, o semplicemente un posto in cui ascoltare dell’ottima musica. Negli ultimi anni al collettivo dell’associazione RISING si sono aggiunte nuove forze lavorative che anno dato la possibilità di coltivare altre due entità: il Rising Mutiny e il Rising Republic.

L’associazione Rising Republic è affiliata all’Arci Napoli

NAPOLI – Via San Sebastiano, 19 [Centro Storico]
www.risingrepublic.com –  info@risingrepublic.com

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Non c’è cosa più romantica di Napoli… il mandolino, la luna, le stelle, il mare, i riflessi delle luci.
Marechiaro è sicuramente l’antro delle promesse d’amore, dei posteggiatori melodici, delle candela sul tavolo e della rosa rossa. Vuoi mettere un giorno a raccontare il primo bacio dato su questa spiaggetta, con un mare che si da come uno specchio di sogno, un cielo blu (è ovvio che si fa di notte, più romantico), una cornice di stelle ed una luna da padrona. E in più, lei, la protagonista assoluta,  la cosiddetta Fenestrella (in italiano finestrella).
Piccina piccina, un balconcino minuscolo e stupendi gerani rossi, un palazzo bianchissimo che di notte riflette la luce della luna. Marechiaro è una vera suggestione. E’ tutto stare stretti a cena sui ballatoi dei tanti ristoranti che profumano sulla strada, pesce fresco preparato nelle antiche maniere, fritturine odorose che attraversano il piccolo borgo, la salsedine del mare e il suono di qualche corda che intona note classiche.

Una leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c’era un garofano, ebbe l’ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane: A Marechiaro. Tutt’oggi la finestra esiste, e c’è sempre un garofano fresco sul davanzale, nonché è presente una lapide celebrativa in marmo bianco con sopra inciso lo spartito della canzone, con il nome del suo autore (morto nell’aprile del 1934). (continua…)

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Era l’11 marzo 1737 quando Carlo di Borbone diede inizio ai lavori del “Real Teatro San Carlo”, uno tra i teatri più grandi e più belli d’Europa. Il Teatro, ben presto, divenne sede non solo di eventi volti ad indottrinare e ad ingraziarsi la corte ed i sudditi più facoltosi, ma anche di numerose manifestazioni politiche e dinastiche. Il progetto della maestosa opera fu affidato al brigadiere dei reali eserciti, Giovanni Antonio Medrano, la stessa, costata alle casse della monarchia partenopea ben 100.000 ducati, fu terminata in soli 8 mesi. Il teatro fu inaugurato il 4 novembre 1737 nel giorno di San Carlo con l’opera “Achille in Sciro” ed il suo costruttore, Angelo Carasale, ne fu l’imprenditore fino al 1741. Successivamente, intorno al 1767 circa, Ferdinando I di Borbone, in occasione del proprio matrimonio con Maria Carolina d’Austria, incaricava l’arch. Ferdinando Fuga di rinnovare gli interni del teatro, difatti, vennero aggiunti otto palchi di proscenio tra i pilastri del boccascena, furono cambiati gli addobbi, vennero aggiunti cristalli a specchio nella sala e un cornicione sull’ultima fila di palchi. Nel 1799, durante la Repubblica Partenopea, il monumento assunse il nome di “Teatro Nazionale”. I suoi lavori di ristrutturazione iniziarono il 4 novembre del 1809 con lo scopo di edificare un corpo di fabbrica antistante l’ingresso del teatro. In seguito ad un incendio, verificatosi pochi anni dopo, l’opera fu inaugurata e presentata al pubblico il 12 gennaio 1817 con l’opera “ Il sogno di Partenope”. Soltanto nel 1822 il re Ferdinando I di Borbone concesse le sale da gioco del teatro alla Reale Accademia dei Cavalieri per potervi svolgere ricevimenti ed eventi mondani. Nel 1840 finalmente la struttura veniva dotato di illuminazione a gas. Nel 1875 una Commissione Tecnica, nominata dalla Giunta Municipale per esprimere un parere sulle condizioni statiche del teatro, riferì che, mentre le strutture murarie erano in ottime condizioni, le capriate di copertura, a causa delle copiose infiltrazioni d’acqua, rischiavano di crollare. Successivamente ai lavori, precisamente il 14 ottobre 1887, l’opera fu ceduta, unitamente al Teatro Mercadante, al comune di Napoli. Dopo un secolo di attività ininterrotta, per fortuna, il 23 novembre 1980, anno del terremoto campano – lucano, non determinò danni determinanti la chiusura del teatro. Ancor’oggi il Teatro costituisce l’antico vanto della città grazie ai suoi 368 interventi di lavori, volti negli anni a conservarlo e, soprattutto, ad erigerlo a teatro lirico più bello del pianeta.

MARIA ANNA FILOSA

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“Vir’ a sfugliatell’ e po’ muor’”.Questo potrebbe essere l’adattamento adatto di un antico detto napoletano ad una delle delizie nostrane invidiata da tutta Italia e non solo. La sfogliatella napoletana, riccia o frolla che sia, ha una storia antica e nobile, che risale addirittura al 1700. A quell’epoca le cucine dei monasteri sfornavano leccornie di ogni sorta, grazie alle abili mani di monache esperte nell’arte della pasticceria. La tradizione vuole che questo squisito dolce partenopeo sia nata proprio in un convento, quello di Santa Rosa, ubicato in Conca dei marini, una località in provincia di Amalfi. Un giorno, un “team” di suore, per sbaglio, diede vita ad una delle delizie che rimarrà nel cuore della “città ro’ sol’”. Riprodurre questo dolce, dopo quel fatidico giorno, non fu affatto semplice, ma le tenaci suore non si arresero. Stesero in strisce strettissime lunghe parecchi metri e di un millimetro circa di spessore la pasta di sola farina, acqua, sale e sugna. In seguito, le arrotolarono due volte in rotoli strettissimi, che tagliarono a fette di un centimetro di spessore, dopo averli ripiegati a sacchetta o ad imbuto. Ultimo tocco fu quello di riempirli con un cucchiaio di ripieno di semolino, cotto in acqua bollente, ricotta, uova, zucchero, canditi a pezzetti. Dopo la preparazione, le monache inserirono i fagottini di sfoglia in forno, a temperatura molto alta, e lasciarono che le stesse si cuocessero per una quindicina di minuti. Il risultato fu una schiera di bionde e croccanti conchiglie che, bagnate nello zucchero a velo, potevano essere servite sia calde, sia fredde. Proprio per l’enorme successo che la sfogliatella riscosse si decise di chiamarlo come l’antico monastero che lo aveva creato, Santa Rosa. Solo con la modifica apportata dal cavalier Pintauro, oggi possiamo denominare questa delizia del palato “Sfogliatella”.

MARIA ANNA FILOSA

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Napoli Servizi s.p.a. in collaborazione con il Comune di Napoli ha realizzato e messo in rete GEOSITI, portale informativo rivolto al turista ed al cittadino.

Su GEOSITI sono presenti più di 150 punti d’interesse geo-referenziati, disposti su una mappa interattiva che consente non solo di sapere l’esatto indirizzo di monumenti e attrazioni, ma anche di calcolare percorso e distanze. Il turista ha quindi una possibilità in più per visitare la città in modo intelligente: oltre a scegliere un appartamento o un b&b (http://www.wimdu.it) in un punto strategico della città, è anche possibile quindi studiare un percorso personalizzato ed efficiente dal proprio bed and breakfast nel centro di Napoli (http://www.wimdu.it/napoli), per esempio ai monumenti che si vogliono visitare in giro per la città.

Su GEOSITI si trovano:

> oltre 150 punti di interesse

> 5 itinerari principali

> oltre 1000 immagini ed informazioni

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Durante la Notte dei musei d’ Europa, che si terrà il 14 maggio 2011, il ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBACC) ha attivato la campagna dei musei gratis e non solo, alcuni di questi musei, resteranno aperti anche di notte, dale ore 20,00 alle 2,00.

  • Musei aperti a Napoli:
  • Castel Sant”Elmo – Napoli dove ci saranno proiezioni di sei cortometraggi:
  • Museo Archeologico Nazionale
  • Museo di San Martino e Certosa con un concerto e visita alla mostra l’incanto dell’oro bianco.
  • Museo Nazionale della Ceramica “Duca di Martina” con un concerto della classe di chitarra del Conservatorio di San Pietro a Maiella.
  • Museo di Capodimonte con un concerto di omaggio a Mimmo Paladino
  • Museo “Diego Aragona Pignatelli Cortes” dove ci sarà una rappresentazione teatrale
  • Palazzo Reale di Napoli – Napoli
  • Museo Storico Archeologico – Napoli

www.lanottedeimusei.it

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Spesso si polemizza sul fatto che gli artisti di fama interplanetaria non si esibiscano nel sud Italia. Napoli è una piazza sui generis perché spesso gli eventi rilevanti non hanno una diffusione capillare.

Ma di grandi nomi all’ombra del Vesuvio ce ne sono stati e ce ne saranno ancora. Solo per fare un esempio: Skunk Anansie a Bagnoli nell’ex area dellItalsider ribattezzata “Acciaierie sonore” che il 9 luglio 2011 si esibirà per il Neapoli Rock Festival.

Il portale eventinapoli.com si occupa della divulgazione degli eventi più significativi che hanno luogo a Napoli. Si tratta di un progetto curato da menti dinamiche e giovani attive da alcuni anni sulla scena dell’intrattenimento a Napoli ed in Campania.

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