Scrivi Napoli e leggi Musica. Il binomio funziona perché fa leva su una consolidata tradizione che potrebbe datarsi nella seconda metà dell’800, in uno scenario magico, popolare e poetico dove dialogano poeti e cantanti, avanspettacolo e lirica, ufficiali e sciantose.
I vecchi “sposalizi” dove si esibivano le voci nuove sopravvivono senza alcun timore reverenziale per i moderni mezzi di comunicazione. Da Viviani ai neomelodici (due piani artistici accomunati esclusivamente dall’uso dialettale della lingua, non certo dalla capacità espressiva) le cose non sono granché cambiate. E sopravvive nella memoria di qualche fuoriuscito delle varie Little Italy d’oltreoceano tutta la poesia di tre vecchietti che vantano la propria esperienza di pionieri nel mondo della discografia: fa sinceramente piacere che Turturro (nel documentario musicale Passion) si sia soffermato su questi tre attempati tycoon del disco. Forse bastano le loro chiacchiere, i toni di sfida o di orgoglio, le presunte scoperte di Caruso o Murolo da parte di uno, immediatamente sconfessato dall’altro che ne rivendica la paternità, a mostrare il tessuto culturale sul quale Napoli e Musica ricamano il secolare sodalizio. (continua…)









