Bruna, passionale e dagli abbondanti e generosi tratti mediterranei. Le donne originarie della “città rò sol” hanno connaturato queste uniche ed inconfondibili caratteristiche. Chi pensa alla femmina partenopea ha impressa nella mente l’indimenticabile ed inimitabile pescivendola sorrentina Sofia Loren che, durante il suo sensualissimo mambo ballato in “Pane, amore e gelosia”, costituisce l’icona della donna del sud procace ed audace. La dama nostrana, però, spesso, a seconda del luogo in cui “si annida”, riesca camaleonticamente a mutare parte delle proprie caratteristiche. Tutt’ora, secondo testimonianze e voci più accreditate, sono quattro gli stadi in cui possiamo classificarla: (continua…)
NAPOLI, I CINQUE STADI DELLA DONNA NOSTRANA.
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La città di Napoli è 1 in 3. La città sopraelevata, una sotteranea ed un’altra marina.
Infatti quest’ultima riguarda la costa del Golfo di Napoli che ha visto crescere e svilupparsi fin dall’epoca romana e l’epoca greca importanti porti e città.
Colonne, mosaici, edifici romani, resti di tutti i tipi ed una vasta e straordinaria ricchezza di reperti archeologici sono parte del Parco Sommerso di Baia, equiparato a una Pompei subaquea.
Oceanus ha realizzato delle immersioni davvero interessanti, con un progetto “Un’Altra Napoli” ed ha documentato con video e foto lo splendore delle ricchezze archeologiche.
Ma chiunque si immerga nelle acque di Napoli può diventare parte attiva del nostro progetto riportando i dati delle proprie immersioni nella scheda di rilevamento qui scaricabile.
Una fenice azzurra risorta dalle ceneri.
“Naples Foot- Ball & Cricket Club” questo era in origine il nome della Società che noi tutti conosciamo come “Società Sportiva Calcio Napoli“, epoche diverse ha vissuto Partenope, segnate da straordinari gladiatori da campo che hanno fatto la nostra storia calcistica a livello internazionale e nazionale. Gli anni d’oro del Napoli iniziano negli 80. Nel 1981 il Napoli sfiora lo scudetto con l’olandese Ruud Krol, ma la vera svolta si ebbe nel 1984, quando l’allora presidente Ferlaino, il 30 giugno dello stesso anno, decise di acquistare l’attuale Dio di Napoli: Diego Armando Maradona, dal Barcellona per la cifra di 15 miliardi di vecchie lire. Con il tecnico Ottavio Bianchi nel 1987 il Napoli conquista il suo primo scudetto, riuscendo a vincere anche la terza Coppa Italia, con i nuovi acquisti Careca e Alemão il Napoli arrivò due volte consecutive al secondo posto (1987-88; 1988-89). Nel 1989 è la volta della Coppa Uefa. (continua…)
“Trovare lavoro è facile con noi”…Troviamo queste parole su tutti i motori di ricerca-lavoro! Jobrapido, Kiwji, subito.it, ebay, bacheca.it che ad elencarli ci vorrebbe un quaderno intero. Questi siti ci intrattengono con sublimi sorprese, “cercasi urgentemente…..” “Azienda leader nel fotovoltaico seleziona…” E noi precari attratti da un metodo immediato di ricerca di impiego, entusiasti di trovarci di fronte a immensi elenchi di CERCASI, inviamo il curriculum “in attesa di una Vostra risposta”. La colpa non va esclusivamente attribuita ai motori di ricerca, ma anche alle aziende. E soprattutto a imprenditori poco seri.
“Salve sono una neolaureata in editoria-media e giornalismo, sono interessata alla sua offerta di lavoro le invio il mio cv….”
“Salve la ringrazio per avere risposto al mio annuncio, la retribuzione è 1500 euro, ma deve avere una mentalità aperta, molto aperta!…le saranno concessi fine settimana liberi, ore di svago, tredicesima, un contratto a norma…ma le ripeto deve avere una mentalità molto aperta!, deve assecondare quello che chiedo di fare”.
Imprenditori, avvocati, commercialisti ecc ecc…che pubblicano annunci di lavoro, semplicemente per trovare una segretaria giovane e attraente che possa soddisfare i loro desideri ardenti…i loro fallimenti matrimoniali ed extra-coniugali, appagare la loro voglia di “FARE” con una ragazza/o che ha voglia di “FARE” qualcos’altro e di lavorare. (continua…)
Una danza sulla monnezza, stavolta non si tratta di metafore politiche ma di un vero e proprio balletto sui cumuli di rifiuti. A realizzare il video che spopola in rete è stato il collettivo di video-maker napoletani The Jackal.
Duchessa, Monteoliveto, Piazza Cavour, Riviera di Chiaia e Capodichino; sono questi i set naturali in cui Simone – uno dei fondatori di The Jackal – si cimenta in una danza surreale tra vicoli e strade invase dalla munnezza.
Il titolo della clip non è il classico grido di dolore lanciato nel vuoto. , è un appello, una richiesta alla partecipazione che rivive nella scritta che compare a metà del video: Napoli. Da soli non si può fare molto, per cambiare bisogna essere in tanti.
Una giovane scrittirice napoletana scrive il suo dissenso contro un governo che ci governa.
Viviamo in una società dove il senso della vita ha lasciato spazio al non senso delle nostre azioni quotidiane. I rapporti politici sono sempre più visibili agli occhi del cittadino. Sapevamo da tempo di avere a che fare con legami corrotti, consapevoli del fatto mafia e camorra sono due binomi appartenenti alla sfera politica. In Italia i numeri parlano chiaro. La disoccupazione nella fascia di età compresa tra i 24-30 anni si aggira intorno al 39%, il resto è una minoranza coperta da Contratti a Progetto, Contratti non continuativi e non professionali. La frammentarietà che è entrata a far parte della nostra quotidianità si versa inevitabilmente sul nostro modo di pensare, sulle nostre relazioni, sul nostro vissuto. Frutto di una cattiva politica e di un governo che rimane ancora in piedi, nonostante le truffe e le diverse speculazioni, come: edilizia; munnezza; infrastrutture….pubblico; privato e chi più ne ha più ne metta!!. Parlamentari che hanno stipendi miliardari ….e viviamo in democrazia: ma Il governo rimane di fronte la disoccupazione, rimane fermo e immobile.
Ma cosa significa democrazia? se non “governo del popolo”? e dov’è il governo? e il popolo?. Sono diventati con il tempo due concetti, due entità sole…il popolo è per definizione “l’insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno Stato?”. Rapporto di cittadinanza? cosa significa? se non legame tra territorio e cittadino? e quale sarebbe il compito fondamentale di un governo e di uno stato?. Ogni quesito rimanda a una risposta scritta sulla costituzione e ha come conseguenza il fatto che quelle risposte nella vita reale non sono dimostrabili. La nostra democrazia è una dittatura a cielo aperto. C’è un governo che ci governa, ci controlla, ci dice che dobbiamo pagare alcuni servizi…ora anche la salute deve essere pagata!, esiste un governo invisibile. Esiste un unico dittatore? il fenomeno Berlusconiano è all’ordine del giorno. Questo politico-imprenditore ha il controllo assoluto sui media, sull’informazione che entra nelle nostre case…è un attore, un personaggio televisivo..occupa le pagine dei quotidiani, canale 5 e italia 1 sono il suo impero, l’editoria? governa anche in quel settore l’edilizia? non ne parliamo, per il recupero territoriale dell’Aquila sono stati impiegati circa 3 miliardi di euro per il G8, la metà di quei soldi in asciugamani, piste di atterraggio ecc ecc. (continua…)
Le origini del famoso dolce pasquale partenopeo, la pastiera, tuttora rimangono controverse. La leccornia nostrana, in passato, simboleggiava il ritorno della primavera negli antichi riti pagani, duranti i quali le sacerdotesse della dea delle messi, Cerere, portavano in processione l’uovo simbolo della vita nascente.
Alcuni sostengono che il grano o il farro misti alla ricotta dolce potrebbe avere origine dall’antico pane romano servito durante le nozze, denominato, appunto, “confarratio”. Altri, invece, dichiarano che tali focacce dolci, diffuse all’epoca di Costantino il grande, venivano preparate con il latte ed il miele che i catecumeni ricevevano al termine del battesimo nella notte di Pasqua. L’ipotesi più accreditata, però, è quella che vuole la pastiera nascere dalla quiete di un piccolo e sconosciuto monastero dove una suora volle preparare un dolce, simbolo della Resurrezione, mescolando alla bianca ricotta, intrisa del profumo dei fiori d’arancio del convento, una manciata di grano appena prelevato dalla terra e della uova, simbolo della nuova vita.
Il tutto venne bagnato dalla monaca con acqua di mille fiori, cedro e aromatiche spezie venute dall’Asia. In seguito numerosi conventi partenopei, come quello di San Gregorio Armeno, si specializzarono nella produzione del dolce che confezionavano per le mense della ricca borghesia. La pastiera può essere preparata con l’antica ricetta, cioè mescolando ala ricotta semplici uova sbattute o, seguendo una ricetta più moderna, mescolare sempre alla ricotta una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida.
MARIA ANNA FILOSA
SFOGLIATELLA, STORIA DI UNA PASSIONE TUTTA PARTENOPEA
Posted by in Cucina Napoletana | Da non perdere | Napoli | Tradizioni | Turismo - (0 Comments)“Vir’ a sfugliatell’ e po’ muor’”.Questo potrebbe essere l’adattamento adatto di un antico detto napoletano ad una delle delizie nostrane invidiata da tutta Italia e non solo. La sfogliatella napoletana, riccia o frolla che sia, ha una storia antica e nobile, che risale addirittura al 1700. A quell’epoca le cucine dei monasteri sfornavano leccornie di ogni sorta, grazie alle abili mani di monache esperte nell’arte della pasticceria. La tradizione vuole che questo squisito dolce partenopeo sia nata proprio in un convento, quello di Santa Rosa, ubicato in Conca dei marini, una località in provincia di Amalfi. Un giorno, un “team” di suore, per sbaglio, diede vita ad una delle delizie che rimarrà nel cuore della “città ro’ sol’”. Riprodurre questo dolce, dopo quel fatidico giorno, non fu affatto semplice, ma le tenaci suore non si arresero. Stesero in strisce strettissime lunghe parecchi metri e di un millimetro circa di spessore la pasta di sola farina, acqua, sale e sugna. In seguito, le arrotolarono due volte in rotoli strettissimi, che tagliarono a fette di un centimetro di spessore, dopo averli ripiegati a sacchetta o ad imbuto. Ultimo tocco fu quello di riempirli con un cucchiaio di ripieno di semolino, cotto in acqua bollente, ricotta, uova, zucchero, canditi a pezzetti. Dopo la preparazione, le monache inserirono i fagottini di sfoglia in forno, a temperatura molto alta, e lasciarono che le stesse si cuocessero per una quindicina di minuti. Il risultato fu una schiera di bionde e croccanti conchiglie che, bagnate nello zucchero a velo, potevano essere servite sia calde, sia fredde. Proprio per l’enorme successo che la sfogliatella riscosse si decise di chiamarlo come l’antico monastero che lo aveva creato, Santa Rosa. Solo con la modifica apportata dal cavalier Pintauro, oggi possiamo denominare questa delizia del palato “Sfogliatella”.
MARIA ANNA FILOSA

L’inventiva napoletana non ha limiti, passeggiando per la città se ne vedono di tutti i colori, e si vedono cose per tutti i gusti, un vero e proprio teatro vivente 24 h 24.
Se hai una bara usata la puoi tranquillamente portare al mercato delle pulci e venderla, non si sa cosa o quanto si può avere in cambio, ma sappi che si può fare… Bufala o no, questa foto fa ridere
Link attinente: http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20110308180647AAo7WMa
Napoli Servizi s.p.a. in collaborazione con il Comune di Napoli ha realizzato e messo in rete GEOSITI, portale informativo rivolto al turista ed al cittadino.
Su GEOSITI sono presenti più di 150 punti d’interesse geo-referenziati, disposti su una mappa interattiva che consente non solo di sapere l’esatto indirizzo di monumenti e attrazioni, ma anche di calcolare percorso e distanze. Il turista ha quindi una possibilità in più per visitare la città in modo intelligente: oltre a scegliere un appartamento o un b&b (http://www.wimdu.it) in un punto strategico della città, è anche possibile quindi studiare un percorso personalizzato ed efficiente dal proprio bed and breakfast nel centro di Napoli (http://www.wimdu.it/napoli), per esempio ai monumenti che si vogliono visitare in giro per la città.
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