Scrivi Napoli e leggi Musica. Il binomio funziona perché fa leva su una consolidata tradizione che potrebbe datarsi nella seconda metà dell’800, in uno scenario magico, popolare e poetico dove dialogano poeti e cantanti, avanspettacolo e lirica, ufficiali e sciantose.
I vecchi “sposalizi” dove si esibivano le voci nuove sopravvivono senza alcun timore reverenziale per i moderni mezzi di comunicazione. Da Viviani ai neomelodici (due piani artistici accomunati esclusivamente dall’uso dialettale della lingua, non certo dalla capacità espressiva) le cose non sono granché cambiate. E sopravvive nella memoria di qualche fuoriuscito delle varie Little Italy d’oltreoceano tutta la poesia di tre vecchietti che vantano la propria esperienza di pionieri nel mondo della discografia: fa sinceramente piacere che Turturro (nel documentario musicale Passion) si sia soffermato su questi tre attempati tycoon del disco. Forse bastano le loro chiacchiere, i toni di sfida o di orgoglio, le presunte scoperte di Caruso o Murolo da parte di uno, immediatamente sconfessato dall’altro che ne rivendica la paternità, a mostrare il tessuto culturale sul quale Napoli e Musica ricamano il secolare sodalizio. (continua…)
Ormai Jovine è una grande realta della musica napoletana, producono una musica particolare ed unica che piace molto non solo ad una categoria di persone.
“Il Mondo E’ Fuori” è un universo di colori ed emozioni che può essere raccontato anche in immagini. E infatti Jovine, la reggae band napoletana guidata da Valerio, usa questo registro espressivo per dare visione oltre che ascolto, di canzoni che hanno sempre voglia di raccontare storie con stile e con la giusta dose di realismo. Ecco dunque che dall’album, che tante soddisfazioni sta dando alla band come dimostrano i tanti concerti tenuti in tutta Italia, viene estratto un altro brano per poi girarne il relativo video ufficiale. Nasce così “Tu Chi Sei”, che vede la preziosa e fondamentale partecipazione di O Zulù, anima storica dei 99 Posse. Per girare il video si è scelta come location la tranquilla Montemiletto, adagiata sulle colline irpine dove natura e tradizioni vivono, a dispetto di ogni deriva modernista.
Il regista è Gianluigi Sorrentino, mentre la produzione è di Incolore Communication. “Tu Chi Sei” è una delle più belle tune contenute nel disco, grazie ad una solida base roots reggae, che ben supporta la voce dei due artisti, con Valerio che sconfina nella potenza del ragamuffin style e con Luca Persico (vero nome di O Zulù,ndr), che usa invece più i toni di un moderno “storyteller”. L’autorità, il sentirsi qualcuno, quella irrefrenabile voglia che ti porta a giudicare anche mondi che non conosci, quello stare seduti in poltrona mentre emetti sentenze o condanne, sono tutti atteggiamenti che nella canzone vengono condannate senza appello.
Napoli, da sempre, è teatro e set cinematografico, ad ogni angolo, vicolo o piazza.
Fucina di talenti, metropoli che ha generato personaggi straordinari nel capo della musica, teatro e dell’arte in genere.
Artisti come Eduardo, Totò e Troisi non sarebbero mai stati così immensi se non fossero stati figli di questa terra partenopea, che è un po’ Sud America e un po’ New York, ma comunque unica la mondo.
Una città che ha ispirato e continua ad ispirare ogni giorno artisti di tutti i campi,basti pensare a grandi registi come Vittorio De Sica e Francesco Rosi, ai tanti musicisti che l’hanno raccontata ai poeti.
Questa città che si odia e si ama nello stesso tempo, è senz’altro la capitale del Sud e odereidire del mediterraneo e quindi è la più appropriata per rappresentarli.
Anche l’interland e la periferia hanno le loro peculiarità, le loro pulsioni e le loro prerogative, sia per quanto la bellezza naturale cia per le diverse espressioni di arte antica e contemporanea.
Ho provato a raccontare Napoli dal punto di vista della contemporaneità, della modernità e innovazione, dei fermenti d’arte. Per questo mi sono soffermato sui Musei come il MADRE, l’Hermann Nitsch, sul Plart, il primo museo della plastica che c’è in Italia, ma anche su lacune nuove stazioni dell’arte della metropolitana come quella di Giugliano, l’ultima ad essere stata inaugurata. Ho provato, insomma, a mostrare una Napoli diversa. Una Napoli da scoprire. Articolo di Edoardo Bennato
Sabato 12 settembre 2009 PIAZZA MERCATO di Napoli, il ritorno… il concerto dei 99 posse.
A sette anni di distanza dall’ultima esibizione dal vivo torna la 99 Posse.
La band napoletana sarà in tour a settembre nelle principali città italiane, presentando un brano inedito che affiancherà il repertorio tradizionale.
La formazione vede Luca Zulù Persico alla voce, Massimo Jrm Jovine al basso, Marco Messina alle macchine, Sascha Ricci alle tastiere, accompagnati da Claudio Klark Kent Marino alla batteria, Gennaro de Rosa alle percussioni e Peppe Siracusa alla chitarra
Dal 5 gennaio del 2002, quando la 99 Posse tenne il suo ultimo concerto a Napoli, molte cose sono cambiate. Il gruppo ritrova un’Italia in piena emergenza democratica ed economica, un Paese in declino nel quale si sperimentano inedite politiche repressive che alimentano nel corpo sociale sempre più frequenti episodi di razzismo e intolleranza.
I severi richiami dell’Onu sui respingimenti di massa, le ronde che rievocano la polizia di partito, l’assenza di misure di sostegno per precari, disoccupati, immigrati e lavoratori a basso reddito, le leggi razziali, le offese di esponenti politici della Lega ai cittadini napoletani, rendono bene l’idea del lager a cielo aperto nel quale le destre padane e nazionali vogliono trasformare l’Italia.
In questa situazione la voce di una band che si è sempre schierata dalla parte dei più deboli e dei meno garantiti vuole tornare a essere un punto di riferimento per tutti quelli che non si stancano di sognare e lottare per un mondo diverso e migliore. Per i vecchi fans, per i tanti giovani e giovanissimi che non hanno mai visto i 99 Posse dal vivo, ma che continuano a garantire al gruppo un seguito da culto, come testimoniano le decine di pagine e le migliaia di adesioni alle stesse sui più popolari social networks.
Anche la scena musicale è stata interessata da enormi cambiamenti in questi anni. La crisi della discografia, legata soprattutto all’incapacità delle etichette di elaborare nuovi modelli di business in linea con i mutamenti tecnologici; l’esplosione dei programmi televisivi che illudono migliaia di giovani artisti e garantiscono, nel migliore dei casi, una notorietà usa e getta, sono i segni più evidenti dei mutamenti avvenuti e in corso d’opera.
Di conseguenza per i gruppi cosiddetti indipendenti, quelli che privilegiano tematiche sociali e politiche nella propria produzione musicale, è diventato molto più difficile emergere e arrivare al grande pubblico. Per questo il ritorno della 99 Posse assume i caratteri di una scommessa, di un azzardo che si auspica proficuo, quello di un gruppo che canterà canzoni scomode senza giri di parole, testando anche i livelli di tolleranza nell’Italia dei nostri giorni, per riprendersi il posto che merita nella scena musicale nazionale.
Scritta nel 1956 in collaborazione con Nisa (Nicola Salerno), destinato a diventare il suo paroliere di sempre, “Tu vuo’ fa’ l’americano” è la versione napoletana del mito degli Usa, il ritratto ironico di un giovane che si atteggia a yankee, comico e brillante, dal ritmo travolgente, tra swing e jazz made in Italy. Il successo della canzone è immediato e resterà nella storia. Il direttore della Ricordi Rapetti aveva commissionato a Carosone e Nisa dei pezzi per una gara radiofonica e, appena letto il testo di “Tu vuò fa l’americano”, il musicista si mise al pianoforte e cominciò a suonare. “La canzone nacque in un quarto d’ora, di getto, una vera bomba, eravamo tutti come impazziti – ha affermato Carosone – Capimmo immediatamente che sarebbe stato un grandissimo successo”. Come previsto, il brano girò il mondo; nel film “La baia di Napoli” di Melville Shavelson del 1960 Sofia Loren canta “Tu vuo’ fa’ l’americano” in coppia con Clarke Gable. La canzone, interpretata da Fiorello, figura nella colonna sonora del film “Il talento di Mister Ripley” di Anthony Minghella del 1999.
Puorte’ o’ cazone cu’ ‘nu stemma arreto,
‘na cuppulella cu ‘a visiera aizata.
Passe scampanianno pè Tuleto
comme a’ nu guappo pe’ te fa guardà!
Tu vuò fa l’americano!
“mmericano! mmericano!”
Siente a me, chi t’ho fa fa?
Tu vuoi vivere alla moda
ma si bive “Wisky and soda”
po’ te siente ‘e disturbà.
Tu abballe ‘o “Rocco Roll”
tu giochi al “basebal”
ma ‘e solde pe’ Camel
chi te li dà?..
La borsetta di mammà!
Tu vuò fa l’americano
“mmericano! mmericano!”
ma si’ nato in Italy!
Siente a mme, nun ce stà niente a ffa
Okay, napolità!
Tu vuò fa l’american!
Tu vuò fa l’american!
Comme te po’ capì che te vò bene
si tu le parle ‘mmiezzo americano?
Quando se fa l’amore sott’a luna
comme te vene ‘capa e di “I love you!?”
Sul blog della grande città di Napoli, non potevano mancare i vari inni, della squadra di calcio della città, scritti e cantati da vari autori: giocatori, tifosi e cantanti.
Se sei napoletano o tieni alla maglia azzurra, a sentire queste canzoni viene, letteralmente, il freddo addosso, ricordando i bei tempi, e sperando che ritornino presto!
Sicuramente scritta per una voce come quella di E.Caruso, questa canzone e’ stata cantata da tutti i piu’ grandi cantanti lirici (ci sono versioni di Tito Schipa e Jose’ Carreras). Ma nessuno ha raggiunto, e mai raggiungera’, la perfezione e l’eleganza di Caruso che aveva, per questa canzone, un vero amore. La cantava sempre ed ovunque. Fu scritta quasi per gioco da Alessandro Sisca (vero nome di Cordiferro), figlio di napoletani, che viveva a New York. Per lo stesso motivo Cardillo la musico’. Nasceva così, forse, l’unica canzone napoletana che da New York venne a Napoli per il suo grande successo. Unica nota stonata era l’avversione che il suo autore Cardillo aveva. La definiva “porcheriola”. Quasi un errore fatto, per lui che scriveva grandi opere.
Qui di seguito alcune grandi versioni prese da youtube.it
A molti sembrera’ strano, ma questa canzone e’ dedicata ad un uomo. Questi sono i fatti. Nel Settembre del 1902 il Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli si reco’ in visita ufficiale a Sorrento. Prese alloggio nell’albergo in cui lavorava come decoratore Giambattista De Curtis.
A quei tempi la situazione a Sorrento era catastrofica. Strade sconnesse, case diroccate, servizi inesistenti. Per invogliare il Presidente Zanardelli a fare qualcosa ed al piu’ presto, i De Curtis (Giambattista ed Ernesto) gli dedicarono questa canzone (scritta in poche ore, ma modificata poco dopo nella versione attuale) per esortarlo a ritornare a ricostruzione avvenuta e godersi le bellezze di Sorrento. Da allora e’ diventata una delle canzoni napoletane piu’ conosciute nel mondo.
Qui di seguito varie versioni di questa magnifica canzone.
Non dimentichiamo che la città di Napoli è anche famosissima per le sue canzoni.
La canzone napoletana, le cui origini sono insieme popolari e colte, è senza dubbio la musica italiana più conosciuta nel mondo e più di ogni altra cosa è rivelatrice della specificità del “popolo” partenopeo, con le sue contraddizioni, le sue ansie, le sue speranze, i suoi sentimenti, le sue passioni, la sua filosofia.
Da oggi dedichiamo una categoria di questo blog alla musica napoletana, e cominciamo con una canzone che ha fatto la storia della musica mondiale, ‘O sole mio (Di Capua – Capurro).
“‘O sole mio”, scritta all’inizio del secolo, e’ la canzone napoletana piu’ conosciuta e la piu’ cantata in tutto il mondo. Pochi sanno, pero’ che la musica fu composta altrove. Infatti il suo autore, Eduardo Di Capua, era in giro per il mondo con il padre Giacobbe, bravo violinista. Durante una sosta ad Odessa in Ucraina, una mattina, dietro ai vetri della finestra dell’albergo, notando la sfavillante luminosita’ del sole ucraino, compose le note di questa canzone datagli da Capurro a Napoli prima della sua partenza. Si conoscono numerosissime versioni in tutti i generi musicali. Dai cantanti lirici ai jazzisti al rock, qui di seguito varie versioni.
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