Il blog sulla grande città di Napoli – Novità e Curiosità

Navigando su facebook mi sono imabttuto in un simpatico gruppo sulla città di Napoli: Meraviglie e misteri delle scritte sui muri a Napoli negli anni ’70-’80.

L’intento di questo gruppo è raccogliere fotografie, memorie, aneddoti, testimonianze di quella che è stata (e in piccola parte è ancora) una particolarissima forma di creatività urbana: le scritte sui muri. Napoli ha una formidabile tradizione in questo senso, e certe frasi a spruzzi o pennellate, rimaste a lungo ad arredare il paesaggio urbano, ancora càpita che ci occupino la memoria, riaccendendo domande inevase o rianimando risate addormentate.

Ma chi mai ha potuto scrivere questa frase? Chi è l’artista di questo murales? Spesso ci facciamo queste domande incuriositi dalla storia che può stare dietro quella frase, dietro quel disegno.

Tengo a precisare che scrivere sui muri non è molto civile ma dal momento che qualcuno ci scrive, vale la pena se belle di leggerle e di diffonderle.

Vi consiglio di farvi un giretto in questo gruppo e dare uno sguardo alle foto che sono pubblicate, rimarrete stupiti.

Clicca qui per entrare nel gruppo e vedere le foto.

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Per capire lo stile e le caratteristiche di una città basterebbe farsi un giro nel suo cimitero, da lì si capiscono tante cose… E proprio per questo che oggi dedico l’articolo di questo blog al Cimitero di Poggioreale, un vero e proprio museo a cielo aperto, per riscoprire un mondo popolato di statue e lapidi, troppo a lungo considerato soltanto come luogo di dolore e di rimpianto. Volti di marmo, tratti addolciti da un velo di polvere secolare.

Napoli, città di leggende e misteri, città esoterica con i sui tanti piccoli cimeteri nascosti e non, è anche la città con uno dei maggiori cimiteri di’Europa, lo storico Cimitero di Poggioreale. Ha una superfice di circa cinquanta ettari, disposti in maniera discontinua sul versante meridionale della omonima collina.

Il Cimitero di Poggioreale è formato da due parti, separate dalla via Santa Maria del Pianto, quella a valle con ingresso principale dalla Via Nuova Poggioreale nota come Cimitero Monumentale e quella a monte ovvero, Cimitero della Pietà e Cimitero Nuovissimo con ingresso dalla via Santa Maria del Pianto.

Merletti di pizzo scolpiti su pietra, mani congiunte in preghiera.
Lungi dall’essere un luogo cupo e macabro, il Cimitero Monumentale di Poggioreale ha tanto fascino da offrire a coloro che avranno la curiosità di visitarlo per ammirare una tale ricchezza di statue, storie e aneddoti curiosi da suscitare meraviglia.

Imponenti mausolei, monumenti consumati dal tempo, cappelle private e tombe intrise di storia si susseguono attraverso un percorso narrato, lasciando al visitatore una sensazione di piacevole subbuglio interiore, lì in mezzo a mille percezioni.

Indubbiamente il complesso più noto dell’intera area è il Cimitero Monumentale di grande valore storico e culturale per la preziosità delle sue tombe e delle sue statue, nonché per il gran numero di cappelle e chiese contenute al suo interno e per il Quadrato degli uomini illustri.
Infatti la fame di questo cimitero è dovuta anche alla presenza delle tombe del tenore Enrico Caruso, di Eduardo Scarpetta, Nino Taranto e del grande attore Totò.
Quest’ultimo continua a ricevere, sulla tomba che lo ospita, lettere di estimatori da ogni parte d’Italia che intestano così le missive al defunto: “Al Principe Antonio De Curtis, Cimitero del Pianto, Napoli“.
Le lettere vengono lasciate sul sepolcro in marmo bianco recante il suo inconfondibile profilo in altorilievo.

Il Monumentale è il più antico e fu progettato nel 1812 da Francesco Maresca e approvato da Gioacchino Murat ma gli eventi politici causati dalle guerre napoleoniche ne rallentarono la realizzazione.
Un forte impulso fu dato da Ferdinando II di Borbone che ne volle il compimento. Sotto la direzione degli architetti Ciro Cuciniello e Luigi Malesci, ripresi nel 1836 i lavori, fu inaugurato nel novembre 1837 con l’apertura di un’area distinta e discosta, prossima al Cimitero del Tredici, sulla via Nuova del Campo, destinata ai deceduti per l’epidemia di colera. Questo settore è conosciuto come Cimitero dei Colerosi e attualmente non è più in uso.

Sempre nella parte Monumentale abbiamo il quadrilatero degli Uomini illustri. L’area comprende 157 monumenti suddivisi in 7 isole. Infatti non esiste un Famedio che accolga i personaggi ma sepolture singole. Pur nella notevole eterogeneità di stili e dimensioni, l’insieme è di grande suggestione e invito a visitare questo luogo di forte suggestione emotiva.

Fra le personalità di spicco qui sepolte figurano:

Carlo Forte, ingegnere economista, compositore
Benedetto Croce, filosofo, politico (tomba esterna, nelle immediate vicinanze dell’ingresso, essendo l’area satura),
Salvatore Di Giacomo, poeta e scrittore
Raffaele Viviani, drammaturgo.
Benedetto Cairoli politico
Carlo Pisacane (Monumento)
E. A. Mario, autore, fra l’altro, de La leggenda del Piave
Luigi Settembrini letterato e politico
Francesco De Sanctis, letterato e politico
Vincenzo Gemito, scultore
Giovanni Amendola, politico
Nicola Antonio Zingarelli, musicista
Saverio Mercadante, musicista
Luigi Giura, ingegnere cui si deve il magnifico Ponte “Real Ferdinando” sul Garigliano, primo esempio del genere in Europa (Gran Bretagna esclusa)
Sigismund Thalberg, musicista

Esiste anche un laboratorio di archeologia sperimentale insolitaguida.it che organizza visite guidate di una Napoli poco convenzionale, tra cui al Cimitero di Poggioreale.

Sito web: http://www.insolitaguida.it/cimitero_poggioreale.html

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Basta fare zapping per i canali tv napoletani per trovare sempre, a tutte le ore, un film del grande Totò. Sempre di moda, sempre divertenti e ironici, direi semplicemente UNICI.

Tra i personaggi che hanno fatto la storia di Napoli, poteva mai mancare Antonio de Curtis, in arte Totò?
Oltre alla storia di Napoli ha fatto la storia dello spettacolo e del cinema italiano.

Attore comico, poeta e compositore di canzoni, nato a Napoli il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità da Anna Clemente e Giuseppe de Curtis e morto a Roma il 15 aprile 1967.

La sua storia artistica è senza rivali, Totò spaziò in tutti i generi teatrali, con oltre 50 titoli, dal variété all’avanspettacolo di tipo burlesque, alla “grande rivista” di Michele Galdieri, passando per il cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, visti da oltre 270 milioni di spettatori, un record nella storia del cinema italiano, e la televisione con una serie di 9 telefilm diretti da Daniele D’Anza, poco prima della scomparsa, ormai ridotto alla quasi cecità che lo aveva costretto nel 1957 ad abbandonare il palcoscenico. (continua…)

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A Londra c’e quello di “Portobello”, a Parigi quello di “Clignan Court”, Roma ha “Portaportese”, ma Napoli in fatto di bancarelle e mercatini non ha rivali.
Meglio del canto della sirena Partenope è solo la voce degli ambulanti nei vari mercatini sparsi nella città, che ne sono veramente per tutti i gusti. Un’attrazione resistibile, sono loro i veri artisti della seduzione commerciale e non c’è albero maestro che tenga. I veterani frequentatori della bancarella motteggiano “chi cerca trova” , ma per il napoletano in shopping vale la regola “saranno loro a trovare me”.

La scelta è talmente vasta che è più facile giarare a zonzo e aspettare di essere chiamati che il contrario.
Se volessimo fare un promemoria pratico potrebbe partire proprio da quello di Poggioreale, che resta certamente quello più grande e divertente, specializzato nella vendita delle scarpe. A un passo dalla stazione centrale, poche fermate in tram. Il pubblico è verio all’inverosimile, al di qua e al di là del banco di vendita. Chiassoso, rumoroso e popolare, ma anche ben organizzato, si potrebbe girarlo per ore senza tornare allo stesso posto, lasciandosi sballottare qua e là dall’inventiva e dall’estro del venditore verace e dalle inverosimili indicazione di vendita.

Le reclame dei commercianti sono degne delle più elaborate agenzie pubblicitarie: dalla personificazione della verdura (il carciofo, sono qui) a una nostalgica citazione dei bei tempi andati (acqua, zucchero e limone chist è Diego Maradona/tè rinfresca, tè cunsola pure si nun segn o gol) se non addirittura l’idea della vera pari opportunità (maglie per tutti, uomini donne e gay). L’ideale sarebbe comunque non accontentarsi mai del primo prezzo sparato, è implicito che si spendano almeno 10 minuti tra tira e molla, contrattazioni, ribassi e compromessi. Magari il prezzo alla fine resta uguale, fermarsi a contrattare solo se si è davvero certi dell’acquisto è una buona regola.

L’atteggiamento è totalmente sconsigliato d’altra parte della città, al viale Virgiliano, dove tutti i giovedì c’è il mercatino di Posillipo. Senza dubbio il più trendy di tutti. Si trovano capi firmati, fuori stagione o in stock, accessori, scarpe, articoli per la casa e make-up. I prezzi convenienti ma non bassi. Restando sempre sul caro chic andante ci sarebbe il mercatino dietro l’Umberto, il liceo classico del quartiere Chiaia, dal lunedi al sabato mattina. Occupa gran parte di Via Imbriani anche se non è facilmente identificabile. Nel caso, basta seguire il classico gruppo di donne in marcia che, seppure non dirette lì, un giro passeranno a farlo comunque. Altro mercatino, altra filosofia, quello della Duchesca dietro Piazza Garibaldi. Portafogli sotto controllo, a come non passarci? Tra quelli ancora popolari, è sicuramente il più vivo. Un posto incredibile dove trovare di tutto, legale e meno, dalle nove a mezzogiorno.

A Portanolana, nell’aria delle due torri, c’è un meraviglioso mercato del pesce. Tutti i giorni dalle 8.00 alle 14.00. la confusione è esaltante. Una leggenda ottocentesca vorrebbe i venditori a dipingere occhi brillanti ai pesci per renderli più vivi. Inutile sottolineare che nel periodo di Natale per nulla al mondo questi possono perdere le trattative per il capitone e l’anguilla del cenone della vigilia. Dalla porta al castello, nei pressi dei Piazza Municipio, ogni mattina all’alba nel fossato del Maschio Angioino, il mercato dei fiori, un trionfo di voci, colori e profumi. Un altro passaggio necessario alla Pignasecca, nei pressi di Montesanto. Mercato di studenti, stranieri e chiunque abbia necessità di fare la spesa low budget  di pesce, frutta, carne e tutto quanto di alimentare venga in mente. Da qui direttamene in funicolare si sale al Vomero dove, tra Piazza degli artisti e Piazza Medaglie D’Oro, ci sono le bancarelle del mercatino di Antignano. Si trovano ottime cose a buoni prezzi soprattutto abbigliamento e accessori particolarmente alla moda.

I MERCACTINI DI NAPOLI

Poggioreale – un chilometro dopo il carcere di Poggioreale all’incrocio fra via Nuova Poggioreale e via Marino di Caramanico troverete una montagna di scarpe di qualsiasi tipo a prezzi abbordabili, e poi abbigliamento e qualsiasi altra cosa… Aperto dal venerdì alla domenica dalle 6 alle 14.

Antignano – nel quartiere del Vomero, nei dintorni di piazza Antignano, scarpe, vestiti, accessori per la casa, e molto di più: dalle 7 alle 13.30 tutti i giorni feriali.

Posillipo – vestiti firmati, scarpe buone, tessuti ed accessori, etc.: molta gente “bene”, i prezzi di conseguenza…:-) viale della Rimembranza tutti i giovedì dalle 7 alle 13.

Fuorigrotta – Facile da raggiungere con gli autobus, la Cumana e la metro, di fronte alla stazione della cumana di Fuorigrotta, in un grande capannone e nei suoi dintorni, troverete alimentari, abbigliamento, calzature, etc., etc., in una folla incessante dalle 8 alle 13 tutti i giorni feriali.

Forcella – Fra Piazza Garibaldi e corso Umberto, un posto incredibile dove troverete di tutto legale e meno, dalle 9 a mezzogiorno circa.

Porta Nolana piazza Porta Nolana e dintorni ogni giorno dalle 8 alle 14. Nell’area delle due torri a guardia dell’antica porta di entrata alla città, il migliore mercato di pesce a Napoli, dove troverete ogni tipo di prodotto ittico vivacemente promosso dagli esercenti, insieme ad alimentari vari ed un pò tutte le altra categorie merceologiche in un caos variopinto e divertente. durante le festività di Natale, da non perdere le trattative per l’acquisto del capitone, la tradizionale anguilla del cenone della vigilia.

Mercato dei fiori Piazza Municipio ogni mattina all’alba. Questo affascinante mercato si svolge ogni mattina nei fossati del Castel Nuovo: rivolto agli acquirenti al dettaglio ed agli operatori del settore, la vendita si svolge in un tripudio di colori e di profumi che rendono questo il miglior modo di concludere una serata o di iniziare un nuovo giorno di scoperte.

La Torretta via Giordano Bruno La Torretta, a Mergellina, è uno dei pochi mercati coperti della città: ricco di bancarelle di alimentari, oggetti per la casa, abbigliamento e calzatureria.

Montesanto piazza e via Pignasecca il piccolo ma brulicante mercato di Pignasecca è un valido ausilio per ricordare che nel centro storico di Napoli, a differenza di altre città, vive ancora una consistente fetta di famiglie di ceti meno agiati: troverete bancarelle varie, fra cui si distinguono le pescherie e le loro imbattibili grida per attirare il pubblico.

Mercatino dell’antiquariato Villa Comunale, ogni terzo e quarto sabato e domenica del mese Un mercatino delle pulci specializzato sull’antiquariato che anno dopo anno sta conquistando sempre più spazio e prestigio, soprattutto per la varietà degli oggetti esposti, dalla cartolina d’epoca fino all’armadio fine ’800. A dicembre non-stop fino alla vigilia. Per essere sempre aggiornati sulle date chiamare il numero 0817612541.

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Non c’è cosa più bella e salutare di farsi una bella corsa nel Bosco di Capodimonte a Napoli. Sono molte le persone che lo affollano sin dalle prime ore del mattino, le vedi tutte concentrate con la loro tuta e con l’ipod nelle orecchie che corrono da un viale ad un altro.
E proprio come si corre nel bosco di  Napoli, a circa 6887 km di distanza si fa jogging nel Central Park di New York.

Geograficamente parlando Napoli si trova sul 41° di latitudine come New York. Un’altra cosa però accomuna la città di partenope e the big apple, la presenza di un’ area che costituisce un vero e proprio polmone verde per le due città, ovvero il Parco di Capodimonte (o bosco come usano chiamarlo i napoletani) e central park.
Mentre il primo si estende su un’area di 134 ettari e si presenta con ampie praterie, valloni solcati da piccoli torrenti e aree ricche di cave, caratteristica tipica del territorio napoletano, il secondo si estende su di una superficie di 340 ettari ed anche se il parco sembra naturale, è in gran parte opera dell’uomo. (continua…)

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La volta scorsa abbiamo scritto dei cosiddetti chiattilli, questa volta è il turno dell’altra Napoli, i pancabbestie. Generalmente si identificano come pancabestie le persone che frequentano il centro storico di Napoli, seduti tra Calata Trinità Maggiore, piazza San Domenico Maggiore e Piazza del Gesù Nuovo a scolarsi fiumi di birra Peroni a un euro.

Qualcuno li chiama, in modo più simpatico, gli alternativi.
Il loro look è caratterizzato da un miscuglio di stili diversi: scarpe da skater, pantaloni larghi, felpe enormi, piercing, tatuaggi, rasatura sui lati della testa e capelli lunghi dietro, a volte colorati o con dreadlocks adornati da perline, pezzi di ferro, bulloni, e fili colorati.

Comunque, il pancabbestia è più un preconcetto estetico che una reale categoria di persone. I punti che comunque li contraddistinguono sono comportamenti di avversione verso i costumi della società o comunque verso l’establishment, con motivazioni politiche (per esempio legate all’anarchismo).

Anche questa volta l’Arci Napoli, in una sua punata di Urrà TV, dedica una puntata agli alternativi di Napoli….

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Come per il principio della forza idrofobica, secondo cui l’acqua e l’olio non si mischiano, così ci sono due Napoli che di notte non si toccano.

In quest’articolo di grandenapoli.it, parliamo di una di quasta Napoli, quella dei così detti Chiattilli, che di solito si muove in giro per i baretti tra Chiaia e San Pasquale, gustando gli aperitivi di vicoletto Belledonne, piazza dei Martiri, vinerie e localini di ogni tipo, Tasca, Taschino, BeeBop, S’move, White, 69, Bluestone, Chandelier, Disconapoli e tanti altri localini, movida ogni notte.

Ci si concede solo qualche minuto prima di passare al locale successivo. Un cocktail, qualcosa da bere, l’allure molto formale, in camicia inamidata.
La zona dei chiattilli, i figli di papà con quel nome cattivo che ricorda delle zecche vampire ha, a sua volta, un problema di osmosi. Quelli con l’araldica nel curriculum si distinguono tra vomeresi, posillipini e tutto il resto che vive tra via Caracciolo e via dei Mille. Guai a mischiarli.

Il chiattillo ha anche una sua storia, le prime tracce documentate del chiattillo risalgono ai primi anni ‘60 in un insediamento insulare chiamato “Capri”, dove gli studiosi hanno trovato tracce di una corrente che si pensa si chiamasse  “la bella vita”.

L’Arci Napoli, in una puntata della sua trasmissione televisiva URRA’ TV, ha riservato anche una puntata ai chiattilli, vi consiglio di guardarla, è davvero simpatica.

 
Il chiattilli si riuniscono tra di loro svariate volte alla settimana, per riuscire a portare avanti la specie e per stabilire le linee guida della tribù chiattilla, in questi incontri inoltre il chiattillo cerca una compagna per riprodursi… Le femmine chiattille sono solitamente chiamate con l’appellativo di “perete”.

Per preservare gli esemplari femminili da eventuali contatti con altre specie il chiattillo solitamente organizza questi incontri in alcune riserve particolari dove si sincera non possa entrare nessun “predatore” esterno, questi incontri di solito vengono chiamati “serate”. In queste serate si può notare come il chiattillo abbia una gerarchia precisa distinta in tre ruoli: abbiamo gli alti prelati che devono obbligatoriamente presenziare a questi incontri per portare avanti la parola del dio denaro e del dio notorietà, poi abbiamo una casta elitaria di chiattilli che possono accedere a particolari vantaggi, questa casta di solito viene eletta dagli alti prelati, e poi abbiamo la casta più bassa che sono i chiattilli base, questi chiattilli vanno alle serate per cercare di farsi notare dagli alti prelati o dalla casta nobiliare e poter cosi accedere al “registro“, il registro di cui si hanno numerose testimonianze è una sorta di pergamena dove vengono segnati i nomi dei chiattilli più meritevoli che potrebbero cosi aspirare a diventare alti prelati ed entrare a fare parte della casta nobiliare, in questo registro ne entrano a far parte di diritto gli alti prelati e la casta nobiliare, per i soggetti che ne entrano a far parte ci sono particolari vantaggi economici e religiosi, in quanto i chiattilli ritengono che entrare nel registro noto anche col nome di “lista omaggi” (anche se l’etimologia di questa parola è controversa) li avvicini al dio notorietà. Si pensa che a redigere questa lista omaggi siano dei particolari chiattilli chiamati presso la tribù ”P. R.“ anche se non si conosce il significato esatto di questa parola ne si sa come un chiattillo possa arrivare al rango di P. R.

Stavo per dimenticare il dopo baretto del chiattillo…. discoteca o club, come: la mela, la scalinatella, il matì , miles, e qualcun’altro che ora non mi viene.

Cmq per chi non l’avesse mai fatto consiglio di fare un bel giretto per un aperitivo nella zona di Chiaia o il venerdì sera o il sabato tardo pomeriggio. ;-)

 

Info by faciaruli.it

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maradona-napoli

Da oggi in poi incominciamo a scrivere anche qualcosa sui personaggi che hanno caratterizzato e dato una forte impronta della città di Napoli, ed il primo che mi viene in mente, giusto così su 2 piedi è Diego Armando Maradona.

Se c’è un calciatore che è il simbolo del Napoli, questo è senz’altro Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi! Già dal suo arrivo a Napoli tutti iniziarono ad amarlo come se fosse un figlio, poiché era in grado di dare a Napoli e al Napoli una fama internazionale, guidando la squadra nell’élite del calcio mondiale.

Per i napoletani Maradona è un vero santo, tant’è vero che gli hanno eretto un piccolo santuario a piazzetta Nilo, se venite a Napoli non lo perdete. 

(continua…)

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Nel 1836 venne firmata la convenzione con cui si concedeva all’ingegner Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie, la concessione per la costruzione in quattro anni di una linea ferroviaria da Napoli a Nocera Inferiore con un ramo per Castellammare che si sarebbe staccato all’altezza di Torre Annunziata. L’anno seguente venne costituita a Parigi una Società per la costruzione e la gestione della ferrovia. Alle ore 10 del 3 ottobre del 1839, alla presenza del re Ferdinando e delle più alte cariche dello Stato vi fu la partenza del primo treno composto da una locomotiva a vapore di costruzione inglese Longridge e da otto vagoni. Il percorso venne compiuto in nove minuti e mezzo tra ali di gente stupita e festante. La locomotiva che trainava il treno era stata battezzata “Vesuvio”.

Il primo viaggio trasportò 258 passeggeri. Nei successivi quaranta giorni ben 85759 passeggeri usufruirono della ferrovia. Il pittore di corte Salvatore Fergola immortalò gli avvenimenti nei suoi celebri dipinti.

 Inaugurazione della Ferrovia Napoli-PorticiNonostante la costruzione del primo tratto fosse avvenuta con intenti del tutto propagandistici, da parte della corte borbonica, ci si rese ben presto conto dell’utilità e dell’importanza economica del nuovo mezzo di trasporto ferroviario per cui venne proseguita la costruzione già progettata e studiato l’ampliamento del progetto. Il 1 agosto 1842 veniva infatti inaugurato il tronco successivo fino a Castellammare e due anni dopo, nel 1844, la diramazione per Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore. (continua…)

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